Antonia Sguotti

Rovigo, 30 gennaio 1986

Conobbi Maria Bolognesi nel 1956, nella casa dei Signori Mantovani. A quel tempo andavo a prendere delle lezioni di pianoforte dalla Signorina Zoe.

I miei ricordi si fanno più lucidi a partire dal periodo in cui Maria e Zoe sono venute ad abitare a San Bortolo, cioè a partire dal 1971-72.

Del periodo precedente ricordo ben poco. Infatti quando entravo in casa Mantovani, Maria era quasi sempre fuori, per fare il suo apostolato di aiuto e di assistenza ai poveri ed agli ammalati.

Ricordo che la mamma della Signorina Zoe parlandomi di Maria diceva: “Antonietta, abbiamo un tesoro…”.

Anche mia zia Tosello Anna, dopo aver conosciuto Maria mi diceva: “Maria é tanto buona, quando vado a trovarla mi bacia sempre.

Nella casa di Maria del quartiere di San Bortolo sono entrata come infermiera: Maria spesso era ammalata ed aveva bisogno della mia povera opera.

Per evitare dei ricoveri in ospedale, il Dott. Zennaro provedeva a curare e sostenere il fisico di Maria con delle flebo fatte a casa. Quando il dottore aveva infilato l’ago in vena, naturalmente se ne andava e dava a me il compito di controllare bene la flebo, e di togliere alla fine l’ago. Una volta che andai a trovarla e che era a letto, sembrava che dormisse: era seduta con una mano appoggiata al capo e l’altra al gomito con la testa un po’ inclinata; al posto della piega del lenzuolo, aveva un telino nel quale cadevano dalla fronte delle gocce di sangue un po’ chiare che mandavano molto profumo. Quando Maria si riprese, non mi parlò non mi disse niente e mai Maria ha parlato di queste cose. Ricordo a questo proposito la riconoscenza di Maria alla famiglia Mantovani.

Maria mi diceva: finalmente il Signore mi ha aperto una porta. Dopo che sono andata là tutto è stato messo a silenzio.

Maria era molto discreta e molto delicata. Non l’ho mai sentita lamentarsi, anche quando era molto sofferente per tanti disturbi, anche quelli alle gambe.

Ricordo che quando stava benino, Maria si dedicava pure agli ammalati dimostrandosi premurosa in tutto. Aveva la stessa premura e cura per i poveri ai quali portava, a seconda delle necessità, indumenti, coperte, biancheria… .

Ricordo che a Natale Maria faceva il Presepio; le offerte in denaro che la gente deponeva ai piedi del Bambino Gesù, Maria le donava ai suoi poveri, oppure aiutava gli ammalati di lebbra di un villaggio della Tanzania.

Anche il ricavato dei quadri che Maria dipingeva andava ad alimentare la stessa cassa: quella dei bisognosi.

A proposito del Presepio, ricordo un particolare. Maria mi raccontava che dei benefattori avevano donato una stella d’oro per il Presepio. Maria parlò a Gesù Bambino in questo modo: “Tu Gesù sei contento anche di una stella di cartone, così questa la vendo e compero la legna per quella famiglia povera”.

Poi Maria diceva ancora: “Antonietta, io so che cosa vuol dire essere poveri, perché io ho patito la fame; pensi che i miei fratellini avevano tanta fame, sa che cosa ho fatto?: ho preso un ombrello vecchio, con i ferri ho fatto gli ami e poi andavo a pescare: dicevo al Signore ”mi basta prendere il necessario per i miei fratellini; ed invece ne prendevo anche di più; allora lo davo a qualche altro povero.

Maria era molto ingegnosa, abile a lavorare con le mani. Sapeva fare di tutto e lo faceva bene. Ricordo che una volta, per ricambiare l’attenzione che ebbi verso il fratello di Maria, ricoverato in ospedale, ella mi vestì la statua di Gesù Bambino. Confezionò una camiciola con un vestitino bianco. Lo mise in una culla ricavata da scatola di cartone, tutta ricoperta con raso di seta azzurra. Preparò anche con le sue mani anche un doppio materassino di stoffa. Anche intorno alla culla mise della seta e poi coprì il tutto con un velo di tulle bianco.

Accanto a questo dono che conservo con cura, altri doni suoi come ringraziamenti dei favori ricevuti: dei quadri, qualche pianta di fiori, due tazzine da caffè, due angioletti… .

Quando ero accanto a Maria mi veniva spontaneo chiederle consiglio e Maria mi rispondeva sempre allo stesso modo: – Io farei cosi, così senza spiegare mai perché e senza mai insistere.

A proposito, vorrei ricordare che una Suora dell’Istituto Suore Ancelle della SS Trinità di Rovigo: Suor “Maria Luigina” è stata accolta proprio per intervento iretto di Maria Bolognesi. Tra tante persone, voglio ricordare anche delle coppie di sposi che venivano da Maria per essere aiutati a superare le loro crisi familiari. Quanti matrimoni salvati da Maria, attraverso i consigli, ma soprattutto con le preghiere e le sofferenze che offriva a Gesù.

Passando da un argomento all’altro, ricordo che un giorno Maria mi telefonò per chiedermi le proiezioni di Terra Santa voleva vederle per fare i paesaggi per il Presepio.

Da pochi giorni era stato eletto Papa Albino Luciani. Io le dissi: “Come sono contenta di questo Santo Padre, com’é semplice nel Suo parlare”.

“Allora Maria mi fa, “Antonietta, lo avremo per poco”.

Maria non sbagliò. La sua intuizione era esatta. In un’altra occasione ebbi modo di capire che Maria poteva vedere lontano, nel tempo. Con Maria parlai di una persona operata da un brutto male. Espressi ad alta voce la mia perplessità: “Maria, quella persona avrà poca vita…” e Maria invece; “no, Antonietta, vedrà che non muore no”.

Infatti quella persona è ancora oggi viva e sta bene.

Vorrei infine ricordare un altro episodio. Un giorno andai a trovare Maria assieme ad una mia collega di lavoro: Mariangela Targa. Ad un certo punto e venuta una Signora a chiedere dei fiori. Maria sempre gentilissima, andò giù per darglieli. Noi eravamo rimaste insieme alla Signorina Zoe. Quando Maria venne sù, rimase come inchiodata in mezzo alla porta della sala da pranzo. Vedemmo la Signorina Zoe correrle incontro. Cercò di toglierle gli occhiali, ma non ci riuscì perché Maria reggeva la testa un po’ inclinata con le mani. A terra intanto era caduto molto sangue con molto profumo. Quando si riebbe, con Zoe andò nella stanza da bagno per pulirsi un po’.

ln questo periodo ebbi l’ispirazione di asciugare con un fazzoletto bianco il sangue caduto per terra. Quel fazzoletto lo conservo con cura.

Quando Maria ritornò in mezzo a noi, ci disse: “Scusate per quello che mi é successo, mi capita così all’improvviso senza che mi accorga”. E non disse altro.

Maria, una creatura meravigliosa, amata da tante e tante persone. Come lo testimoniano la presenza ai suoi funerali avvenuti nel 1° venerdì del mese di Febbraio 1980.

Riconobbi molte persone di Rovigo, ma tante altre erano venute da altri paesi, da fuori città.

Sono rimasta colpita da un fatto molta gente, tanti uomini, ragazze e giovani hanno fatto la Santa Comunione. Due Sacerdoti hanno comunicato per la durata di 20 minuti. Ricordo infine la breve omelia di Don Dante con le frasi iniziali: “Ecco in questo giorno io andavo a portarle la Santa Comunione, oggi é venuta lei in Chiesa”.

Il feretro di Maria, dopo il rito funebre in chiesa, fu portato in cimitero. Maria riposa per terra. La sua tomba semplice si riconosce per una Croce in legno chiaro. Fiori freschi, più spesso bianchi, non mancano mai.

La gente continua a dimostrare la sua riconoscenza e gratitudine a Maria, anche così recandosi al cimitero per dire una preghiera, per chiedere un aiuto.

Antonia Sguotti