Antonio Bolognesi

Rovigo, 6 giugno 1980

Località Concole, siamo nell’anno 1942. A quel tempo io avevo cinque anni. Abitavamo in una casa in mezzo campagna lontano dal paese.

La nostra casa era composta di due stanze, cucina e camera da letto. Per andare al piano superiore si saliva su una scala senza nessuna ringhiera di protezione, era molto pericolosa. Tanto più che un giorno mio fratello Luigi cadde da questa scala, allora aveva due anni. Cadendo riportò una grossa ferita alla testa, sentire le imprecazioni di nostra mamma contro Dio e tutti i santi del Paradiso. Mia sorella Maria vedendo tutto questo con mille precauzioni e benevolenze incominciò a medicare nostro fratello. Finito di medicarlo ci portò con lei fuori di casa, forse per impedirci di sentire le parole di nostra madre.

La sorella Maria è grande perché fin da piccoli ci ha voluto tanto, tanto bene. Prima di tutto ci insegnò a pregare Dio e la Mamma Celeste.

Ci portava sempre in chiesa, era contenta perché vedeva che noi imparavamo a pregare come lei ci insegnava. Essendo io più grandicello dei miei fratelli mi portava ogni mattina alla santa messa.

Essendo venuti ad abitare vicino al paese, sì perché la casa di campagna fu abbattuta. Ricordo però che prima di andare ad abitare vicino al paese ci siamo fermati a vivere in un seccatoio per il tabacco. A quel tempo non era facile trovare casa, si aspettava che il comune prendesse atto della nostra miseria, ma tutto questo non avvenne. Non so per quanto tempo siamo stati a vivere nella stalla fra i buoi. La stalla era dei signori Piva. La poca misera mobiglia che avevamo non trovando posto sotto il fienile dimorava sotto gli alberi che c’erano in quella corte.

A quel tempo mancava tutto, eppure mia sorella Maria non mancava mai di dire “Signore ascolta le nostre preghiere e mandaci la Tua Santa Benedizione“.

Mia sorella Maria, quanti viaggi fece, e sempre a piedi, e la strada era lunga per arrivare al comune di Crespino, per vedere se c’erano delle novità, ma ogni volta tornava a mani vuote.

Questo nostro vivere un giorno precipitò nella miseria più nera, sì perché dovevamo abbandonare anche il domicilio della stalla. Tutta la stalla occorreva ai signori Piva.

Mio padre quasi piangeva al vedere tale situazione, ma ringraziando il Buon Dio c’era la sorella Maria che con tanta rassegnazione e con tanto coraggio prese il carro con la mobilia, e come dei pionieri ci avviammo verso il nuovo domicilio, la casa nuova dove mia sorella Maria ci portava era il seccatoio per il tabacco. Quel seccatoio esiste ancora, tanto più che io e mia sorella lo abbiamo definito “monumento nazionale”.

Dopo otto giorni che si viveva nel seccatoio mio padre partì per Belluno (Verona) per lavoro.

Così siamo rimasti con la mamma e la sorella Maria, il seccatoio era lontano da tutte le abitazioni, e delle persone sapendo della mancanza di nostro padre, alla sera venivano a farci paura.

Questa insolenza notturna durò per molto tempo. Durante il giorno mia sorella Maria chiedeva aiuto sperando che qualche persona buona facesse qualche cosa, ma spesso e volentieri la gente si metteva a ridere. Allora sentivo mia sorella Maria che diceva: “Buon Dio pensaci Tu, Tu che sei grande e puoi tutto“.

Ci insegnò ad amare il prossimo ma prima di tutto ci insegnò ad amare e rispettare i nostri genitori.

Parlava spesso di fare il presepio, ma a quel tempo non si poteva mancava tutto, soldi e materiale. Ma venne il tempo anche per il presepio, eravamo nel 1947, io con la sorella Maria si fece il presepio, e che presepio! Basta pensare che case, statue, pecore, tutto l’occorrente fu fatto dalle sue mani. Era veramente un’ artista, io lo posso testimoniare. Statue bellissime che in giro non se ne vedevano. Tanto più che un signore del paese che gestiva una bancherella di dolciumi e vendeva anche statue per il presepio. Voleva fare una società con mia sorella Maria sì perché come detto le statue fatte dalla Maria erano più belle di quelle che vendeva lui.

Mia sorella Maria lavorò sempre tanto, amò molto i poveri, amò molto anche noi. Lavorò e fece molte cose per l’asilo di Crespino nostro paese. Ricordo che le suore non avevano legna per scalcare l’ambiente, mia sorella Maria vedendo tanta povertà e freddo che avevano i bambini dell’asilo.

Un giorno andò da un signore pregandolo che le imprestasse carretto e asino per una missione che sapeva lei così le disse ridendo a quel signore. Io andai con lei ad elemosinare legna nelle fattorie del paese vicine e lontane, questo elemosinare durò per molto tempo tanto più che raccolse legna per tre inverni.

Però per raccogliere questa legna non era del tutto facile, perché certe fattorie erano lontane dal paese, e le strade erano molto fangose. Si incominciava alla mattina e si tornava alla sera quando ormai era già buio.

In quei giorni si mangiava un solo pasto, pasto composta di un pezzo di pane e una mela, oppure una pera.

Mia sorella Maria sempre con il sorriso sulle labbra mi diceva: “Tonino mangia che dobbiamo fare forza per arrivare a sera“. Che bei ricordi erano giorni belli, sereni, gioiosi per me, a me bastava stare con la sorella Maria.

Con la sorella Maria tutto diventava facile, tutto diventava armonioso. Cambiato i tempi sembrava che la gente tutta, avesse il necessario per vivere ma non era così. Mia sorella Maria conosceva tanta gente bisognosa anche lontano dalla nostra Rovigo.

Io con lei e la signorina Zoe Mantovani quanti viaggi abbiamo fatto per portare indumenti di vestiario a gente veramente bisognosa. Questi indumenti li riceveva da gente benefattrici.

Questi percorsi erano anche lontani duecentosettanta Km. Citiamo un paese “Lastebasse” in provincia di Vicenza, lontano da Rovigo 135 Km.

Quando si andava a Lastebasse si passava per Vicenza, ricordo che non è mai mancata l’occasione di andare sul monte Berico alla basilica della Madonna.

Mia sorella Maria con la signorina Zoe Mantovani ed io assistevamo alla santa messa e facevamo sempre la santa comunione tutte le volte.

La sua vita fu dedicata a tutti, portò conforto a gente ammalata, diede il suo conforto di preghiera assistendo un sacerdote per quattro giorni e quattro notti nonostante questo sacerdote non potesse sopportare la sua presenza quando andava in chiesa.

Per lei tutto era amore, tutto era carità. Ricordi bellissimi, sereni porto nel mio cuore pensando la vita di benevolenza di mia sorella Maria.

Ora lei è nel Signore che prega per me, prega per tutti, perché tutti ne abbiamo bisogno.

Signore Dio dell’universo, Dio del cielo benedici mia sorella Maria e fa che quella santa benedizione discenda anche su di me. Così sia Signore Benedetto.

Antonio Bolognesi