Dall’infanzia all’adolescenza

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Casa natale di Maria, Bosaro (RO)

Sulle sponde del Canalbianco, lungo la strada n. 16, che unisce la città di Rovigo alla città di Ferrara, a Bosaro, piccolo paese agricolo del medio Polesine, nasce, il 21 ottobre 1924, Maria Samiolo, cui il padre naturale A.G., che si rifiuterà di sposare la madre della sua bambina, non darà il proprio cognome.

Fino al febbraio del 1930 Maria trascorre giorni felici in casa dei nonni materni, attingendo dal cuore di nonna Cesira Samiolo una immensa ricchezza di fede e di amore alla preghiera, che costituirà il prezioso bagaglio spirituale per il resto della vita.

Con il matrimonio della mamma con Giuseppe Bolognesi, Maria si trasferisce nella famiglia del papà adottivo, da cui sarà amata forse più degli altri sei figli che verranno poi.

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Giuseppa Samiolo con la piccola Maria

Con il cambio di famiglia inizia per lei la lotta contro una povertà inimmaginabile: alle volte, anche per tre giorni consecutivi, ella si alimenta con sola acqua; a scuola non può disporre di carta, penna, abecedario; tanta è la fame da essere costretta a raccogliere le bucce di patata lasciate cadere dalle amiche sul «sudiciume» delle mucche: quelle bucce ella le lava e le mangia!; un’unica veste di tela ricopre Maria d’estate e d’inverno, nei giorni feriali e festivi, e le serve di coperta da notte. A casa di Maria non c’è da mangiare per nessuno, nemmeno per i topi: la lotta contro la povertà è altresì resa difficile dalla permanenza in umili e disagiate abitazioni, al punto che ne risentirà sia la salute di lei, sia anche, in un modo o nell’altro, la salute di tutti i componenti la famiglia.

La povertà, costantemente presente in casa Bolognesi, costringerà Maria ad aiutare i genitori nel duro lavoro dei campi, e a dedicare molto del suo tempo nel seguire i fratellini con intelligente e amorosa disponibilità. A motivo di questa dura situazione familiare, Maria si troverà condizionata anche nello studio, al punto da essere costretta a frequentare, in modo molto irregolare, soltanto la prima e la seconda classe elementare; le percorrerà in quattro anni intervenendo alle lezioni unicamente da ottobre a febbraio, perché a marzo l’attenderà il lavoro nei campi.

Queste condizioni di vita segneranno profondamente l’esistenza di Maria: la radicheranno in uno stato psicologico di profonda umiltà, le spalancheranno il cuore alla comprensione dei fratelli indigenti e malati, perché a casa sua la povertà e la malattia erano come un tutt’uno e per causa loro Maria conoscerà presto la realtà della morte, che in uno spazio ristretto di tempo, le sottrarrà persone tanto amate: nonno, due zii e un fratellino; favoriranno anzi in lei la crescita di una spiccata tenerezza e di una sollecita attenzione verso i poveri, espresse, e l’una e l’altra, attraverso un accentuarsi progressivo della “virtù della misericordia”, che sarà poi la “gemma della sua vita”.

In questo suo percorso di vita Maria avrà un Maestro singolare, che le darà lezione e la educherà interiormente. Il suo ultimo Direttore spirituale, Mons. Aldo Balduin, lascia scritto: “ella viene allenata alla scuola della perfetta carità da Colui che ne è l’insuperabile Maestro”; ne seguirà passo passo “la voce lungo la traiettoria della fedeltà ai comandamenti di Dio, ai precetti della Chiesa e all’esercizio quotidiano delle virtù teologali e cardinali, fino alla pratica dei consigli evangelici e alle grazie mistiche”.

Maria con i compagni della scuola elementare di Crespino (RO)

Maria con i compagni della scuola elementare di Crespino (RO)

Questo impegnativo cammino spirituale definisce sempre meglio in Maria i lineamenti di una accentuata vita interiore riflessa, in modo sempre più marcato, perfino nel volto, nei gesti e nelle parole di lei, dai quali vengono abitualmente espresse serenità e fiducia nell’aiuto del Signore.

Ella avverte nel cuore il bisogno di assistere, possibilmente ogni giorno, alla S.Messa, di frequentare il catechismo e di pregare senza sosta, sia di giorno che di notte, nella sua stanza come pure nella vasta solitudine della campagna, dove si impegna a portare avanti, fino allo stremo delle forze, i vari lavori stagionali, sempre duri e pesanti per il suo fisico tanto gracile.