La grande prova

La parabola evangelica del chicco di grano, che muore per portare frutto, si realizza in Maria con il ritmo più naturale.

Nei suoi imperscrutabili disegni Dio, infatti, permette talvolta situazioni di tormentata impotenza, soprattutto quando “un’anima sta per incamminarsi sulla via del puro amore divino”. Per Maria, è il momento della purificazione che il Signore permette nella forma della possessione diabolica.

Per circa un anno e mezzo Maria si troverà immersa in sofferenze indicibili, che la segneranno sia sul piano fisico, sia su quello spirituale.
L’inizio del male risale alla data di nascita del fratello Luigi: 21 giugno 1940.

Le fonti documentarie attribuiscono l’insorgere della malattia a delle cause ben precise. Fino alla fine di gennaio 1942 l’atteggiamento di Maria appare per lo meno strano. Ella alterna momenti di vita per così dire normali, ad altri momenti nei quali in lei si avverte una situazione indecifrabile.

A motivo di questa situazione, che crea grande disagio per tutti i componenti la famiglia Bolognesi, ora residente a S.Cassiano (RO), ma soprattutto per alleviare le grandi sofferenze della figliola, i genitori pensano di intervenire su di lei con delle benedizioni.

Nel corso dei mesi, i tentativi messi in atto per liberare Maria dallo strano malessere, sono vari e molteplici, ma non conseguono alcun risultato, anche perché Maria fugge terrorizzata, sia quando avverte la presenza di un sacerdote, sia quando qualcuno porta dell’acqua benedetta in casa di lei. Inoltre, fino all’estate 1941, si nota talvolta in Maria perfino l’impossibilità fisica di recarsi in chiesa. Quando, insieme alle compagne – tra cui le figlie dei sigg. Piva e dei fittavoli, vicini di casa dei Bolognesi – giunge al ponte che immette sulla strada che conduce alla parrocchiale di S. Cassiano, Maria improvvisamente si blocca: le sottane sono tirate indietro da una presenza misteriosa e, data l’assenza di vento, anche le compagne di Maria notano stupefatte l’effetto fisico di questa azione invisibile. Nelle loro testimonianze, le giovani affermano di essere tornate a casa gridando per lo spavento.

Con l’estate del 1941 papà Bolognesi, grazie ad uno stratagemma, riesce a bloccare Maria e a farla benedire dal parroco di S. Cassiano; questa benedizione, inefficace, è però seguita, nel corso della stessa giornata, da una seconda benedizione, di notevole portata, impartita dal vescovo di Rovigo.

Considerata, infatti, l’inefficacia della benedizione data dal parroco di S. Cassiano, nei famigliari e negli amici presenti in quel momento in casa Bolognesi affiorò il dubbio che Maria fosse affetta da turbe psichiche; prevalse pertanto l’idea di sottoporla al giudizio del primario dell’ospedale psichiatrico di Rovigo. Alla decisione si oppose energicamente la signora Piva, perché, secondo lei, Maria non era affetta da alcuna malattia mentale. Pertanto, su consiglio della signora Piva, papà Bolognesi chiede che la macchina, su cui viaggia assieme alla figlia Maria e ad alcuni amici, passi, prima, sotto le finestre del palazzo vescovile. Avvertito, il vescovo benedice la giovane dall’alto; in virtù di questa benedizione, Maria immediatamente si calma. Portata quindi dal primario del reparto, questi l’intrattiene per circa un’ora e alla fine la rimanda a casa con queste parole: “Vai, vai Mariola che non hai niente mangia e bevi e stai contenta”.

Nei mesi seguenti, il travaglio non è comunque ancora finito. La possessione diabolica non è più totale come nel passato: la giovane è in grado di pregare, di recarsi in chiesa, di ascoltare, talvolta, anche la S. Messa; il suo fisico, però, è colpito da repentino dimagrimento che la «divora» e «consuma».

Le sue sofferenze sono indicibili, tanto da far compassione, ma nessuno la può aiutare se non ricorrendo con la preghiera a Gesù, perchè la liberi Lui da tanto patire.

Alla fine di gennaio 1942, convinta di avere ancora solo tre giorni di vita, Maria riesce a confessarsi e a comunicarsi. “I successivi tre giorni sono dolorosissimi per lei: per tre notti consecutive piange, invocando il Signore e tutti i Santi del cielo, che la vengano ad aiutare… All’inizio del quarto giorno, la guarigione completa in casa dei signori Piva”.