L’incontro e la mistica unione

Dopo essere stata definitivamente liberata, alla fine di gennaio 1942, dalla possessione diabolica, la fedeltà di Maria a Dio viene coronata dall’avvenimento del 1° aprile del 1942, mercoledì santo, giorno in cui Gesù le appare per la prima volta, improvvisamente. In questo giorno, su insistenza dei signori Piva, Maria si fa dare il permesso dai suoi genitori di trascorrere la notte in casa loro e, durante quella notte, la giovane, credendo di sognare, vede Gesù.

Come avvenne? Ce lo racconta lei nel diario.

“In quella notte ho fatto un sogno che mi turbò assai…. Una gran luce, Gesù, Gesù, che sia proprio un sogno? Gesù mi parlò! mi dice: Maria sì sono Gesù mi conosci?” Immediatamente Gesù le svela che ha “bisogno” dell’aiuto di lei, ma questa confidenza crea ancor più incertezza in Maria, che non teme di esprimere i suoi dubbi: “ma sei proprio Gesù?, che prove mi dai perché io non dubiti?” La risposta di Gesù si colloca sul piano spirituale: “Maria, ti chiedo amore e preghiere e penitenza”. Risposta immediata di lei: “io non so pregare, non potrò corrispondere, sono un nulla”. E Gesù: “Maria per questo poso su di te, perché sei proprio un nulla”.

Il dialogo continua serrato: il Signore le dice che imparerà a leggere, ma questo, risponde Maria, è impossibile, perché lei non sa né leggere né scrivere; ma la replica di Lui è decisa: “Maria, Maria, tu scriverai, tu leggerai”.

A questo punto Maria ritorna insistentemente sulla prova che Lui sia Gesù, vuole che questa prova Lui gliela dia. E Lui che risponde? Così: “Maria, dammi la tua mano destra, questo è l’anello che ti dono, cinque sono le piaghe e cinque sono questi rubini, che cosa vuoi ancora? L’anello un giorno sarà ancora mio”.

Sbalordita, Maria si confonde, confessa di non capire più nulla, ma il Signore l’assicura che un giorno capirà e che sarà tanto perseguitata, cacciata perfino dalla chiesa e dal confessionale.

Allora lei, timidamente, replica: “perché tutto questo?”, ma Gesù non le dà alcuna risposta, anzi insiste sulle sofferenze grandi che lei dovrà subire e l’esorta ad essere forte.

Come rassicurata dalla piega confidenziale presa dal colloquio, Maria improvvisamente rivolge una domanda: “Per credere che sei Gesù, Ti chiederei una grazia grande, grande”. Il Signore non se ne fa meraviglia, anzi le risponde che sà già di quale grazia intende parlare. “Allora se lo sai, me la concederai? la cognata di questi signori è inferma, Tu la farai camminare?” “Maria, sì, io la posso guarire, tu prega tanto” “Gesù, al confessore posso raccontare questo sogno?” “Maria, sì, racconta pure”.

La visione, anzi il “sogno” come lo qualifica Maria, svanisce e lei continua: “sono veramente terrorizzata, in dito ho l’anello, non capisco, non capisco più nulla”.

Infatti, a conferma della realtà della visione, oltre l’anello, Gesù volle assicurarla concedendo la grazia straordinaria richiesta. La parente dei Piva aveva perso da mesi l’uso delle gambe al punto che il marito era costretto a portarla in braccio, essendo ella incapace di camminare. “Con la padrona dove ho dormito – ecco la continuazione del racconto del diario di Maria -, sono andata da sua cognata inferma, assieme pregammo, l’inferma guarì, di corsa fece le scale, andò al lavoro. Sono ancora più sconvolta. Ma che sia stato proprio Gesù?”.

Immediatamente le due, Maria e la signora Angelina Piva, si portano da don Bassiano Paiato, confessore di entrambe, per narrargli la visione, la consegna dell’anello e la guarigione straordinaria della cognata della Piva. Ascoltatele, il sacerdote impone alla Bolognesi di scrivere giorno per giorno tutto ciò che le accade, facendoglielo poi leggere. Così inizia il diario di Maria, che verrà poi continuato fino al 1967.