Il secondo anello

Nel 1942 Maria aveva ricevuto dal Signore – come abbiamo già detto – un anello con cinque rubini; Gesù, allora, nel darglielo, le disse: “l’anello un giorno sarà ancora mio”; questa profezia si avvererà tredici anni più tardi, nella quaresima del 1955.

In quell’anno Maria vivrà questo periodo dell’anno liturgico, preparatorio alla Pasqua, lontana da casa, in Sicilia, a Sperlinga (Enna), come abbiamo già detto.

Lontana da Rovigo e soprattutto dal suo direttore spirituale, messa alla prova dal Signore mediante le purificazioni passive, si sente sola. Lo stesso Gesù, che si presenta a lei in visione dopo diversi giorni di assoluto silenzio, con linguaggio meno familiare e per certi versi insolito, l’invita a scegliere: “Maria ti lascio, se vuoi ritornare a casa, va.” Le parole di Gesù tendono a mettere alla prova l’amore di Maria e la di lei disponibilità a soffrire per Lui. Maria resiste alla tentazione di tornare a casa, la supera, esortando se stessa a compiere il proprio dovere.

Il patire s’intensifica, le stimmate ai piedi si aprono, i cibi che la buona famiglia le offre le “fanno rivoltare lo stomaco”, tanto da essere costretta a prendere solamente “due caffè al giorno ed un pò di minestra come viene per pranzo”.

La notte del 2 aprile, sabato “Sitientes”, Gesù, senza presentarsi a Maria, si riprende l’anellino daicinque rubini datole 13 anni prima. La reazione di Maria è in queste parole: “Gesù non mi restituirà l’anellino”, e soggiunge: “Gesù, usa di me come meglio Ti piace”.

Sempre sofferente, priva di forze e con pochi soldi, con la febbre a 39°, il 5 aprile, martedì santo, per ordine di Gesù si mette in viaggio per tornare a casa. Le tappe del ritorno ci sono sconosciute, sappiamo solo che il 7 aprile, giovedì santo, arriva a S.Giovanni Rotondo (Foggia), dove trova alloggio in una “locanda”.

Il giorno seguente, 8 aprile, venerdì santo, alle dieci del mattino inizia la sua annuale partecipazione alla Passione del Signore. Alle ore 15 Gesù le appare: le sofferenze, intensissime, sono segnate da uno “straordinario” sanguinare, che inzuppa le lenzuola. Nel diario Maria trascrive il suo intenso, appassionato colloquio con Gesù.

Il Signore le parla affettuosamente: “Maria, come stai?”; aggiunge poi un interrogativo di una tenerezza infinita: “Maria, come hai fatto a portarti fin qui con quei piedi [aveva le stimmate aperte], con la febbre a 39?” Alla tenerezza di Gesù fa riscontro la devota professione d’amore di lei: “Gesù, guarda che Ti voglio tanto, tanto, tanto bene. Per Te, tutta me stessa”.

Dopo tanto patire, il Signore le annuncia la sua decisione di toglierle tutte le ferite. Inoltre, la vuole premiare con un dono particolare: “…ecco il mio anello, è tuo ancora”. Maria guarda l’anello e resta sbalordita: “Gesù, Gesù, questo non è il primo anello che mi hai donato, questo è un anellone, perchè Gesù?”

La risposta del Signore non si fa attendere: “Maria, ti dissi: questo anellino è composto di cinque perline, cinque sono le Mie piaghe, un giorno questo sarà ancora Mio. Ora le Mie cinque piaghe sono state incise sul tuo corpo, questo è l’anello con Ecce Homo”. Gesù continua, assicurandola che l’anello glielo lascierà per sempre, e che dovrà ancora soffrire tanto, perché Egli ha bisogno delle sofferenze di lei. Maria generosamente Gli risponde: “Gesù, quando vuoi e come vuoi; se per il bene di noi tutti fosse necessaria la mia vita, ben volentieri”.

Si conclude così questa straordinaria esperienza, carica di mistero e di significati per Maria indubbiamente importanti.

Su questo anello ritorneremo fra non molto, in una successiva e non meno affascinante vicenda in casa Mantovani.