Un nuovo mandato

Rientrata a Rovigo, in casa Guerrato, Maria riprende la sua intensa attività di apostolato e di servizio a favore dei bisognosi sempre confortata e aiutata dalla signora Wanda.

Dall’aprile a luglio di quell’anno, il 1955, nella famiglia Guerrato avvengono dei fatti nuovi. Superato un primo intervento chirurgico causato dall’appendicite e da un ascesso, la signora Wanda decide – contro il consiglio datole da Maria che fin dal 23 febbraio 1955 si mostrava molto preoccupata per questa intenzione della signora – di farsi asportare le tonsille il 15 luglio, a Bologna. Purtroppo, il secondo intervento si concluderà con la morte della povera Wanda.

Dopo questo luttuoso avvenimento, Maria si trova a disagio: la signora Wanda le prestava quell’assistenza femminile, di cui lei aveva bisogno, sia per il tipo di esperienze mistiche che ne accompagnavano il vivere quotidiano, sia per le tante necessità connesse con il frequente stato d’infermità da cui era afflitta. Maria, pertanto, colpita da febbri alte e persistenti, nell’ottobre del 1955 si trasferisce presso la famiglia della signora Novella Matassi in Mantovani, residente in Rovigo. Accolta come una figlia, Maria continua, tra i Mantovani, una convalescenza che si protrarrà per ben otto lunghissimi mesi, ossia fino al maggio 1956, amorevolmente assistita dalla signora Novella e dalla figlia Zoe.

Si nota infatti un provvidenziale disegno divino nei vari trasferimenti della Bolognesi. Dapprima la sua azione tanto benefica e pacificatrice all’interno della propria famiglia, si estende alla famiglia Piva, che sostiene Maria e l’aiuta a superare nel silenzio i vari momenti difficili (sia quelli legati alle prime esperienze mistiche che le difficoltà suscitate da varie persone nei confronti dell’attività scolastica e catechistica svolta da lei).

Poi, con il successivo trasferimento a Rovigo presso la famiglia della signora Guerrato, l’azione di Maria progressivamente si estende anche fuori diocesi. Costretta, per le cure specialistiche, a portarsi spesso a Padova, alloggia per qualche tempo a Tencarola (PD) presso una parente della Guerrato: l’impressione che ella suscita in coloro che vengono a contatto con lei è talmente positiva, da indurre delle persone lontane da Dio a trovare nelle sue parole talvolta la strada del ravvedimento e, altre volte, l’invito a riflettere sulle ragioni della propria vita.

Ma anche in Rovigo, le persone che conoscono la signora Wanda, attraverso di lei, vengono a conoscenza anche di Maria. Tra queste persone ci sarà pure Zoe Mantovani. Malgrado i giudizi negativi e le voci contrastanti, le persone che vengono direttamente a contatto con la Bolognesi, ne scoprono la profondità e la ricchezza di sentimenti, una straordinaria religiosità unita ad una carità sempre disponibile e affettuosa. Queste eccezionali qualità diffondono attorno a Maria un interesse e una ricerca di lei, che poi, con il trasferimento presso la famiglia Mantovani, potranno ancor più dispiegarsi. Caratteristica infatti della famiglia Mantovani, fin da quando questa risiedeva a Stanghella (PD), fu quella della generosa apertura ai poveri. Nessuno di loro che avesse bussato alla porta, rimaneva inascoltato e non si trattava solo del dono di un pezzo di pane (anche se allora tale dono era prezioso), ma dell’invito abitualmente rivolto ad essi, perché entrassero in casa e comodamente consumassero il cibo loro offerto: questo tipo di accoglienza costituiva una solida e antica tradizione delle famiglie sia Matassi che Mantovani.

Si capisce allora come nella nuova famiglia non trovasse alcuna difficoltà l’azione caritativa svolta dalla Bolognesi.