L’orizzonte si apre

Costretta a letto fino al maggio 1956, i primi mesi di permanenza presso i Mantovani non consentono a Maria di prodigarsi nel suo apostolato verso i poveri e gli ammalati. Con il secondo semestre di quell’anno inizia una frenetica attività, resa possibile da una guarigione quasi improvvisa: Parma, Pesaro, Pellestrina (VE), Bagni di Lusnizza (UD), Udine, Lendinara (RO), Riccione, Merano, Ferrara, Arezzo, Rassina ecc. Questa pressochè instancabile attività non cessa nemmeno nei periodi di soggiorno estivo trascorsi, per motivi di salute, al mare e in montagna.

Il venire a contato con le persone, dovunque ciò accada, è infatti per Maria un motivo per conoscere nuove difficoltà, o necessità. Alle volte i cuori si aprono in confidenze delicate: allora è il sacerdote, o la religiosa, o sono i coniugi a raccontarle la trafila dei loro dispiaceri o le debolezze cui vanno soggetti e perciò la supplicano di aiutarli con le sue preghiere. Maria ascolta tutti e di tutti parla poi al Signore.

Talvolta si tratta di malattie letali e allora la supplica di Maria diventa insistente presso Gesù, fino ad offrire la propria vita per la guarigione fisica o morale della persona raccomandata.

Nelle pagine del diario ella racconta anche dei consigli richiesti e da lei dati: dal racconto traspaiono una prudenza e una saggezza straordinarie soprattutto in una persona, come Maria, pressoché illetterata. Ella stessa se ne meraviglia e chiede alle persone, medici o comunque laureati, il motivo per il quale si rivolgano a lei che è una «pitoca». Era questo l’epiteto che riconosceva adatto a se stessa anche quando parlava con il Signore.

La sua azione benefica, pur svolgendosi nell’oscurità di una abituale riservatezza, viene tuttavia conosciuta da molte persone, che desiderano esserle di aiuto in questo delicato compito d’amore verso i fratelli. E così anche il cerchio dei benefattori si allarga, talvolta raggiungendo persone economicamente molto agiate e molto disponibili a dare una mano a Maria. Ella ne gode e per i suoi benefattori – perché così ella ama definirli, identificando se stessa con i suoi poveri – è sempre ricca di attenzioni e di disponibilità, quasi volesse farsi perdonare dei disturbi loro arrecati. Questo suo modo di agire attira ancor più la loro benevolenza verso di lei.

Naturalmente, Maria chiede sempre un aiuto mirato. Quando il benefattore per esempio è un medico, ella approfitta per presentargli i casi che altri non sono riusciti a risolvere o che non possono essere risolti per mancanza di disponibilità economica.

Se però ella chiede loro, anche loro da lei ricevono; ricevono la dolcezza di una singolare amicizia che attinge da Dio un orizzonte umanamente sconosciuto. Per i suoi benefattori la preghiera e l’aiuto soprannaturale si allargano in cerchi infiniti, al punto che non si riesce a capire chi più di loro abbia dato a lei o abbia da lei più ricevuto.