Il nuovo apostolato

La quasi immobilità e le conseguenti proibizioni di uscire di casa, puntualmente raccomandate dai sanitari, aprono a Maria un nuovo capitolo della sua vita.

La prima sofferenza è costituita dall’allontanamento forzato da Gesù eucarestia. Una volta al mese il parroco e un’altra volta il direttore e confessore alleggeriscono a Maria questa sofferenza dello spirito. Qualche sacerdote intuisce questo segreto patire e le porta, talvolta da molto lontano, il dono del sacramento eucaristico.

Altra sofferenza: non poter avvicinare i tanti poveri e le persone a lei care nei momenti di difficoltà. In parte vi provvede con l’opera degli amici, ma ci sono delle situazioni che solo la sua opera diretta può risolvere. E allora Maria ricorre, oltre alla preghiera, a due mezzi: al telefono e alla corrispondenza epistolare, quando le forze fisicamente glielo consentono.

Intanto la sua giornata trascorre nel silenzio e nel raccoglimento. La meditazione, la lettura spirituale e particolarmente il rosario riempiono il cielo della sua anima nei momenti in cui la malattia la riduce all’impotenza. Anche la pittura “naif le diventa un diversivo utile.

Malgrado tutto, non vengono meno i motivi di sofferenza. Continuano, pur nello stato precario in cui si trova, i patimenti ai quali il Signore la volle e la vuole partecipe secondo le modalità indicate nel 1942 e 1955.