Omelia di mons. Daniele Peretto – 17 gennaio 2004

Chiesa di San Giorgio di Dello (BS)

L’evangelista Giovanni ci parla delle nozze a cui Gesù partecipa insieme ai suoi discepoli e alla madre sua, Maria.

Giovanni inizia con un prologo il suo Vangelo, nel quale con parole puntuali, descrive il Natale: “il Verbo si fece carne”; in questa espressione c’è tutta la storia, che viene scritta in quella grotta; continuando, con parole sofferte, ci informa su tutto il disagio che si matura nei confronti di quel Bambino che è nato, e nei confronti della sua famiglia, e dice: “venne tra i suoi ed i suoi non l’hanno accolto”.

Solo dopo questa premessa, l’evangelista Giovanni dà inizio al suo Vangelo, meglio comincia a parlare della vita pubblica di Gesù invitandoci ad entrare in un contesto umano singolarmente gioioso: si tratta di una festa di nozze, le nozze a Cana di Galilea.

Ci sono tante cose da considerare nella scelta che fa Giovanni; ci ha parlato che Dio fatto uomo, nato a Betlemme, non ha conosciuto accoglienza, che i suoi non Gli hanno riservato alcuna attenzione, anzi per Lui c’è stato solo rifiuto; eppure egli comincia il suo racconto su Gesù con un evento di gioia.

Giovanni conosceva quanto e come la persecuzione pesava sulla comunità dei cristiani: i dodici, i chiamati da Gesù direttamente avevano quasi tutti conosciuta l’esperienza del martirio; lui stesso, Giovanni, ha subito prove non piccole; tutto questo non lo condiziona, non gli impedisce di cogliere tra le righe di disagio, che possono fare storia, aspetti positivi, che danno senso genuino alla vita.

Mi sembra di potere e di dovere cogliere un puntuale insegnamento in questa scelta di Giovanni; noi, spesso, siamo diversi da lui; noi, di fronte a quanto si presenta sul nostro cammino con uno spessore di difficoltà, finiamo per conoscere crisi, che ci tolgono serenità, che mortificano la speranza e compromettono la compostezza, il rispetto sia nel rapporto con noi stessi, sia nel rapporto con gli altri, dando, in questo modo, maggiore spazio al disagio, al difficile, che ci sta attorno perché, con le nostre mani ci consegniamo disagio e sofferenza e li distribuiamo attorno a noi nell’ambiente che abitiamo.

Impariamo dall’evangelista Giovanni a lasciarci conquistare dai segni di bene, che ci sono, anche se non sempre si presentano con clamore – il bene solitamente non fa chiasso – e facciamoci, con continuità, con il nostro modo di vivere indicazione, che ci sono percorsi da fare, che è utile fare, che è necessario fare perché la vita non risulti appiattita o non venga impoverita e vanificata.

Forse abbiamo fatto abitudine al racconto di Maria presente alla festa di nozze a Cana di Galilea; apprezziamo di sicuro l’intervento che Lei fa nel momento in cui si accorge della situazione di disagio in cui rischiano di venirsi a trovare quei due novelli sposi.

C’è una grande consegna nella sottolineatura che fa l’evangelista: Maria è accanto a suo figlio Gesù; il suo intervenire su Gesù inizialmente è fallimentare; sembra che tutte le porte siano chiuse, ma non è così; l’intercessione della Madonna ha il risultato positivo: torna ad esserci il vino; il disagio, che per la mancanza di vino poteva esserci, viene cancellato; l’intervento di Gesù ricompone il clima della gioia.

Nella nostra vita che conosce, non poche volte, malinconia, tristezza e sofferenza dovremmo dare posto alla Madonna; affidare a Lei la nostra storia; dare a Lei l’opportunità di essere a nostra disposizione; potremmo, anche noi, avere Gesù dalla nostra parte perché Lei lo ha, con premura e forza materna, orientato ad impegnarsi per noi.

Nel modo però di intervenire di Maria c’è qualcosa che impegna personalmente ognuno di noi.

L’intercessione della Madonna funziona, Gesù compie il miracolo, ma perché? Perché i servi fanno come li ha orientati la Madonna, Lei dice loro: “fate quello che Egli vi dirà”.

È in questo contesto, è in questo clima di relazione spirituale che la vita, la nostra vita, con tutto il difficile che conosce, potrà gustare il sapore della gioia.

Ancora un pensiero, una riflessione. I servi hanno attinto acqua, e l’acqua da loro attinta, ora è vino di qualità: Gesù ha fatto il miracolo.

Gesù, oggi come ieri, ha bisogno di servi, ha bisogno di acqua; i servi possiamo essere noi che continuiamo a dare spazio di grazia a Gesù; l’acqua da mettere a disposizione di Gesù, l’acqua, che Gesù può mutare in preziosità gradita, saranno i nostri piccoli sforzi, le nostre generosità, i nostri impegni vissuti con amore, fatti ed espressi con generosità, che offrono a Gesù l’opportunità di continuare ad essere attivo nel nostro mondo; consegneremo la nostre mani a Gesù, meglio il nostro cuore perché il bene che Lui ha compiuto divenga realtà anche nel nostro presente.

Quell’acqua, cambiata in vino alle nozze di Cana, sarà fatto vero anche nella nostra quotidianità, non solo però attorno a noi, nell’ambiente in cui viviamo, ma anche in noi, nella nostra persona, nel nostro intimo, quando noi, ascoltando il Signore, lasciandoci programmare dalla sua Parola, facendo tesoro dei suoi insegnamenti lottiamo contro il male che è in noi, raddrizziamo le cose storte che abbiamo seminate, estirpiamo i sentimenti che tolgono trasparenza e vitalità alla nostra vita.

Forse, tante volte abbiamo esperimentato che il miracolo è stato vero anche per noi; che anche in noi Gesù ha creato i prodigi di amore che Lui sa fare; ma ci siamo accorti che questo è avvenuto perché ci siamo decisi di ascoltarlo.

mons. Daniele Peretto

Omelia di padre Tito M. Sartori – 25 aprile 2003

Santuario Madonna del Pilastrello, Lendinara (RO)

Non so se vi siate mai posto il problema del perché, Gesù, dopo la resurrezione, non fu riconosciuto immediatamente dalla Maddalena e dai discepoli di Emmaus.

Per esempio, oggi, nel Vangelo che abbiamo letto, non fu riconosciuto subito, ma in un momento successivo, facendo egli dei gesti di indubitabile significazione per coloro che assieme a lui erano vissuti ben tre anni.

C’è un particolare nel raccolto della resurrezione di Cristo e nel raccolto di Erno, un particolare che collega il riconoscimento del Cristo sul Lago di Tiberiade con il Cristo creduto dopo la resurrezione alla presenza del sepolcro vuoto: il primo degli apostoli a credere fu colui che più l’aveva amato, di cui lo stesso Evangelista Giovanni disse “il discepolo che egli amava”: Giovanni.

Sono andati di corsa, Pietro e Giovanni, al sepolcro. Il discepolo Giovanni arriva per primo ma non entra, entra Pietro, poi entra lui, il discepolo che Gesù amava, e dice nel suo evangelo: “vide e credette”.

Fu il primo a credere, il discepolo che Gesù amava. Perché credette? Perché vide le bende con le quali è stata fasciata la salma del Cristo, vide queste bende non aperte ma afflosciate, e non si poteva togliere il corpo, rubarlo, lasciando le bende afflosciate.

Per togliere la salma e portarla altrove bisognava, eventualmente, o portare via tutto, o sfasciare la salma, aprire le bende e portare via il corpo.

Invece, le bende erano afflosciate, ma il corpo non c’era. Vide e credette!

Il primo che oggi riconosce Gesù è Giovanni, il discepolo che egli amava.

Per conoscere il Signore, bisogna amarlo. Chi non ama Gesù, non lo potrà mai conoscere, perché Gesù è Dio, e Dio è Amore. Solo chi ama Dio può conoscere Dio, e riconoscerlo.

E su questa falsa riga introduco il discorso di Maria Bolognesi.

Per tanti anni, come sapete, mi sono rifiutato di presiedere le Messe celebrate in suo suffragio, perché ricevetti delle osservazioni, indirettamente, sul modo con il quale presentavo la Bolognesi.

Ma io quel modo non lo abbandono, perché la verità è una e non può essere che una, ed allora, se la verità è una, sento il dovere di manifestarla.

La cosa che più impressiona nella vita della Bolognesi sono le due dimensioni sulle quali ella tracciò la sua esistenza.

La vita della Bolognesi può essere divisa in tre parti, la prima parte comincia dalla nascita e si arresta al 2 aprile 1942, è la fase della preparazione e dei segni divini di predilezione.

Poi c’è la fase dal 2 aprile ’42 al 10 luglio 1967, in questa lunga fase che comprende il momento più grande e più complesso e più significativo della vita di lei, in questa seconda fase avviene l’incredibile, che lei annota puntualmente nel diario (dirò dopo cos’è questo incredibile).

Poi c’è la terza fase, la fase della maturazione, dove lei non scrive più il diario, non sapremo più che cosa accade, gli avvenimenti che si susseguano in virtù della conoscenza del periodo precedente possono essere capiti ed interpretati, ma non c’è certezza assoluta.

Queste tre fasi, come vengono viste? Nella prima fase il Signore manifesta chiaramente il disegno che ha su di lei, lo manifesta chiaramente attraverso il contrario di ciò che pensa la mente umana.

Ed è il periodo in cui lei è di una estrema povertà, al punto che, il giorno della Prima Comunione, torna a casa e si reca dal nonno Luigi era nell’orto, era felice, dal suo volto traspariva una gioia immensa (aveva ricevuto Gesù, aveva Gesù nell’anima), nonno Luigi era un santo che ritroveremo in paradiso quando moriremo, ai cui funerali, dietro quella bara portata al sepolcro c’era suo figlio e pochissime persone (i familiari), un ignoto sconosciuto alla gente perché povero, miserabile nella sua povertà, ma ricco di Dio.

Nonno Luigi, quando la vede arrivare stravolta dalla gioia, la guarda e le dice: “Maria, in questo bel giorno, per te grande giorno, non hai neanche un piatto di minestra, non c’è un piatto di minestra per nessuno oggi”. E lei risponde: “Nonno, ho Gesù! io sono felice lo stesso!”.

Pochi giorni dopo verrà cresimata, e alla mattina della cresima le aveva proposto di comprare le paste, e lei risponde: “No, guarda, non comprarmi le paste, compra un pugnetto di riso che possiamo mangiare tutti a casa”. E la madrina comprerà il riso ed anche le paste.

Questa era la creatura, nata illegittima, che Dio aveva scelto, questa bimba che nella estrema povertà di una miseria dove si viveva talvolta tre giorni senza mangiare, avendo solo acqua perché non c’era altro e non si accendeva il fuoco, questa bimba che a scuola non riusciva a superare la prima elementare se non dopo tre anni di frequenza, perché non aveva né quaderni, né libri, nulla, neanche le penne, questa bambina aveva imparato dalla nonna materna Cesira e poi dal nonno paterno Luigi (di paternità adottiva), aveva imparato a parlare a Gesù.

Prima di andare a scuola andava in chiesa a Crespino e parlava a Gesù; quando usciva da scuola andava in chiesa e parlava a Gesù.

Ed è il sacrestano a dirle: “Maria, vai a casa che devo chiudere la chiesa!”.

Con questa premessa, voi capite come il Signore, quando la notte tra l’1 e il 2 aprile del ’42 le apparve la prima volta, le dice: “Ho posato gli occhi su di te perché sei nulla”.

Lei a 9 anni aveva promesso a Gesù che sarebbe stata sempre sua, soltanto sua, che Lui sarebbe stato il suo unico amore, e dai 9 ai 12 anni respinse tre giovani che tentavano alla sua virtù, dicendo che lei non voleva nessuno, lei era già sposata, aveva già scelto il suo amore.

E nel ’42, quando lei aveva 18 anni, Gesù nella prima apparizione le dirà: “Ho posato gli occhi su di te, ho posato gli occhi su di te proprio perché sei nulla”.

Ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

La grande virtù che costituisce fondamento della santità della Bolognesi si chiama umiltà.

E dirò un’altra cosa che mi ha colpito nello studio della sua vita, che il giorno della prima comunione lei disse una cosa al Signore incredibile per chiunque, chiunque può capire questo perché una bimba di anni non può nel primo giorno in cui riceve Gesù nell’anima dire a Gesù: “Gesù dammi la grazia di perdonare ai nemici”, a questa età! Chi può arrivare a tanto? E lei tutta la vita ha perdonato tutti i nemici.

Il primo e il più grande nemico che ha avuto è don Sante Magro, il curato di San Cassiano.

Ci sono pagine che fanno rabbrividire, nel diario della Bolognesi, sugli interrogatori di don Sante Magro.

E Gesù le dice un giorno: “Maria, tu vuoi bene a don Sante?”, “Certo!”, “Ma gli vuoi proprio bene?”, “Gesù, quello che mi ha fatto, come fossero state carezze!”.

Come fossero state carezze? L’ha insultata, calunniata, accusata di cose ignominiose in chiesa, alla Messa festiva: come avesse fatto carezze!
E quando lui, nel luglio del ’55, verrà ricoverato all’ospedale di Rovigo e diranno alla Bolognesi: “Maria guarda che don Sante è ricoverato e non sta bene”, lei prima si informò se poteva accedere al suo capezzale, nel timore di essere respinta, viene a sapere che invece non era così ed allora lei và.

E don Sante, appena la vede, forse preso dal pentimento, le dice: “Maria, ho piacere che sei venuta a trovarmi; Maria, sono alla fine sai? Sono proprio alla fine!”, e lei l’ha consolato rammentandogli quando lui andava dai malati a San Cassiano a confortarli, lo conforta, e lui dice “Maria, vieni ancora a trovarmi”, e lei andrà sempre a trovarlo nel poco tempo che ha avuto ancora, perché il giorno che egli morirà lei dovette accompagnare la signora Wanda Guerrato a Bologna e incrocerà la salma di don Sante che andava per i funerali a San Cassiano, lo incrocia a Rovigo mentre lei sull’auto andava a Bologna per l’operazione della Guerrato, che poi si concluderà con la morte della signora Wanda.

Ma interessante è questo aspetto luminoso da tutte e due le parti, da don Sante il nemico acerrimo che diventa dolcissimo come un agnellino, e lei con il cuore immenso che lo ama come aveva promesso a Gesù, come avesse fatto carezze.

Poi c’è una seconda fase della via della Bolognesi, questa seconda fase che è lunghissima, dal ’42 al ’67, una fase complessa che ha dei momenti un po’ sconvolgenti, chiunque legga il diario rimane sconvolto, perché ci sono delle prove della divinità in quel diario che lasciano sbalorditi.

Voi sapete che Satana non può predire il futuro lontano; Satana, essendo di intelligenza acutissima (è puro spirito), può predire il futuro immediato attraverso il collegamento delle cause seconde (come diciamo noi con il linguaggio scolastico), e può predire ciò che capiterà fra pochi giorni o fra un mese, quando si va oltre e ci si spinge da dove il futuro è legato al gioco delle libertà umane, allora Satana lì non può arrivare.

Per esempio un fatto clamoroso che dimostra la divinità del personaggio che si presenta alla Bolognesi (ma non è l’unico, ce ne sono parecchi del diario, ne cito uno perché da voi è stato anche conosciuto e poi è anche un fatto impressionante e provato), quando Lui, il 12 febbraio 1944 detta le date di ciò che sarebbe accaduto il 22, il 23, il 25, il 26 aprile 1945 a Crespino, e glielo farà scrivere.

E c’è ancora quel biglietto scritto in inchiostro rosso, conservato al Centro Bolognesi, conservato intatto, sporcato di sangue perché poi avrà lo stigma al costato, sporco di sangue ma c’è ancora! Ed è leggibile! “Il primo maggio ’45 tu leggerai le date che ti ho dettato perché il 9 maggio finirà la guerra, però il Giappone ancora resisterà per un po’“, è avvenuto tutto, da cima a fondo, le date scritte il 12 febbraio 1944, sulla fine di aprile, primo maggio 1945, tutto quello che è stato scritto si verificherà, compresa la bomba sulla chiesa di Crespino.

Ed una delle cose che oggi pensavo mentre entravo chiesa è che il 25 aprile di 58 anni fa ci fu il passaggio del fronte a Crespino, bombardamenti spaventosi, la gente sfollata della campagna, suoi amici o conoscenti, gente che si mette attorno alla Bolognesi che recita il Rosario, e tra una decina e l’altra, queste persone, sentendo gli scoppi delle bombe, invocano Dio dicendo “la mia roba, i miei ori!” e Maria a dire “No! state attenti, dite il Rosario!”.

Tutto si è verificato, il primo maggio ’45 lei leggerà questo foglietto davanti ai Piva e al padre spirituale che è don Bassiano Paiato, leggerà questo biglietto scritto il 12 febbraio ’44.

E c’era un particolare: Il Giappone resisterà ancora un poco”, e resisterà esattamente fino alla scoppio della seconda bomba atomica, nell’agosto del ’45. Questa è la prova della divinità.

Questo nessuno poteva saperlo, soltanto Dio, perché questo gioco delle libertà lo conosce soltanto Dio, Satana non lo può conoscere.

Quindi abbiamo la prova del Dio presente nelle apparizioni della Bolognesi. Prova fisica, documentaria.

Cosa succede dal 2 aprile del ’42 al luglio ’67? Succede una cosa stranissima. Che Gesù l’accompagna, e il suo accompagnamento varia a seconda del tipo di direttore spirituale che lei ha.

Quando il tipo di direttore spirituale era don Bassiano Paiato, 74enne, per altro una buonissima persona, Gesù in un primo tempo lascia fare a don Bassiano finché questi si comporta bene, ma quando comincia in qualche modo a derogare dalle linee di fondo della segretezza, del riserbo, del nascondimento, allora interviene Lui e le dice cosa deve fare.

Poi subentra Monsignor Rodolfo Barbieri, che era un vero papà, che le ha voluto veramente bene, santamente bene; per lui lei avrà sempre una grande devozione e una grande ammirazione, lei lo seguirà passo passo, le starà sempre molto vicino, e Gesù è sempre presente ma è come in lontananza.

Poi subentra Monsignor Marega, dal ’56 fino al ’64, che la dirige, il quale vuole la prova che il personaggio che appare sia Gesù e le dice: “Maria, a quel personaggio che ti appare, tu devi dire che se ne vada, che ti lasci in pace e che non ti faccia soffrire”.

Ed allora la prima volta che Lui le appare dopo questa indicazione, Maria non saluta Gesù, non lo guarda, e Gesù le dice: “Maria, perché non mi saluti? Perché non mi guardi? Cosa c’è?”, “Il padre spirituale mi ha detto che devi andare via, che devo mandarti via, che devi andare da altre persone, di lasciarmi in pace e di non darmi sofferenze”.

E lui: “Tu, Maria, devi obbedire al tuo direttore di spirito, lui sa che io sono Dio e faccio quello che voglio, però tu devi obbedire al tuo direttore spirituale”.

E infatti continuerà a farla soffrire, e questa vicenda va da circa ottobre del ’57 fino al giugno del ’58.

Perché fino al giugno? Perché Monsignor Marega si convince, attraverso la prova dell’umiltà e dell’obbedienza della Bolognesi, che era Gesù.

Se non fosse stato Gesù ma Satana, questi l’avrebbe spinta a ribellassi all’ordine del direttore spirituale, e invece questo personaggio le diceva sempre “Tu devi obbedire al tuo direttore spirituale, sa che io sono Dio e faccio quello che voglio, ma tu devi obbedire”, e lei ha obbedito e per tanti mesi continuava a dirgli vattene, lasciami stare, non darmi queste sofferenze.

Poi, invece, alla fine di giugno, Monsignor Marega, richiesto, le dice: “No, Maria, fai quello che ti dice”. Si era convinto che era il Signore, ed allora lei lo farà.

E’ l’obbedienza assoluta! Notate, quando fra quello che diceva il Signore e quello che diceva Monsignor Marega non c’era identità di vedute, lei ha sempre detto a Gesù che lei stava con quello che diceva Monsignor Marega, vale a dire lei aveva capito che fra il Gesù invisibile che le appariva e il Gesù visibile nascosto nella persona di Monsignor Marega, doveva dare la prevalenza al Gesù nascosto in Monsignor Marega perché lui rappresentava la Chiesa, e quello che diceva lui era la Chiesa che lo diceva, e se lo diceva la Chiesa doveva andare bene anche a Gesù.

Questo è il criterio, pienamente ortodosso, la vita di Maria Bolognesi si è sempre sviluppata secondo questo parametro.

Poi Monsignor Marega muore e subentra Monsignor Balduin, che era una santa persona. Mio fratello, Monsignor Sartori, Vescovo di Rovigo, mi disse, dopo che era morto Monsignor Balduin, che questi era il prete più santo che lui aveva in Diocesi.

Perché vi dico questo cose? Perché il Signore è presente nella nostra vita in un modo reale anche se invisibile, così è stato presente nella vita della Bolognesi in modo reale e invisibile.

La vita della Bolognesi è come un romanzo nel quale il principale protagonista agisce, ma sono due i protagonisti, il protagonista visibile che nel caso si chiama Maria Bolognesi, ma c’è un protagonista invisibile che non appare mai però tira le fila del discorso e conduce le cose dove egli vuole, e si chiama Gesù.

Ecco la meraviglia della vita di Maria Bolognesi, una vita a doppia dimensione, una vita che si vede tutti i giorni che puntualizzata nelle cose che tutti noi facciamo, con le difficoltà che ci sono sul piano delle persone, sul piano dei problemi concreti, anche per esempio la costruzione di una casa, c’è sempre una questione concreta sulla quale la sua vita si va evolvendo e si va snocciolando ma c’è sempre un attore invisibile che conduce le cose con la sapienza eterna del Divino Amore.

Questo è il spettacolo della vita della Bolognesi. E su questo chiudo, perché il tempo passa e, se io dovessi guardare il mio cuore, parlerei un giorno.

padre Tito M. Sartori

Omelia di S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi – 30 Gennaio 2003

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo

Siamo qui riuniti oggi per ricordare il 23° anniversario della morte di Maria Bolognesi, raccolti attorno all’altare per confermare, sull’esempio di Maria Bolognesi, la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità, e per ascoltare la Parola del Signore, Parola che ci incita, con il ritornello del salmo responsoriale, a cercare il Volto del Signore, a portare dentro di noi costantemente l’urgenza spirituale di cercare “il tuo Volto, Signore!”.

E che cosa ha fatto, se non cercare il Suo Volto, Maria Bolognesi?

Dovendo riassumere in poche parole la sua vita, in base a quanto mi è dato conoscerla, direi: Maria ha cercato il Volto del Signore e in mille modi il Signore le ha manifestato il Suo Volto: Volto di amore, Volto di misericordia, Volto di forza, Volto di pietà, Volto di speranza, Volto di speranza, Volto che è tutto!

Vedere Cristo, vedere il Signore e contemplare il suo Volto: quali altre parole potrebbero esprimere meglio il senso della vita?

Pensando alla verità essenziale che consiste nel vedere il Volto del Signore, vorrei lasciarvi, oggi, in questo anniversario della morte di Maria Bolognesi, una pista di riflessione che porti ciascuno a trovare fonti di alimentazione spirituale.

Vi propongo perciò una breve meditazione sulla santità e sulla gloria.

Essere santi è partecipare della gloria di nostro Signore Gesù Cristo, la santità è condividere la Sua gloria (via sanctitatis, via gloriae).

Il primo percorso che ci permette di correre agilmente lungo la via della santità è la preghiera: via orationis, via sanctitatis.

Che cos’è la preghiera, se non un colloquio intimo con Dio, che ti fa vedere il Suo Volto di Padre, Volto del Figlio, Volto di Spirito che vivifica la tua anima? Che cos’è la preghiera, se non affermare che l’unica cosa che conta nella vita è Lui, il Signore? Lui è “il Tutto”!

Vedete questa croce pettorale? Me l’ha regalata il mio Presidente, il Cardinale vietnamita Van Thuan che è morto l’anno scorso, il 16 di settembre; è stata la sua prima croce pettorale; gliela regalarono i suoi genitori quando fu ordinato vescovo.

Quando sono stato ordinato vescovo, due anni fa, lui mi ha chiamato in disparte e mi ha detto: “Questa è la mia prima croce pettorale, Eccellenza, e voglio che la porti lei”.

E io la porto come un grande dono.

Il Cardinale Van Thuan rimase tredici anni in carcere, di cui nove in isolamento, da solo, giorno e notte, costretto ad ascoltare i discorsi di Ho Chi Minh.

Di quella condizione terribile dal punto di vista umano, in cui, spogliato di tutto, aveva perso tutte le relazioni umane e tutti i rapporti ecclesiali, lui mi diceva: “in quella condizione drammatica il Signore mi ha salvato, perché il Signore mi è apparso come il Tutto, e se Lui è il Tutto, di che cos’altro avevo bisogno? Anche in carcere, umanamente senza nulla, ero l’uomo più ricco del mondo”.

Che cos’è la preghiera, se non questo sperimentare il Tutto? La via sanctitatis è percorribile grazie alla via orationis, tramite la preghiera.

Un secondo aspetto della santità è che la si può raggiungere anche attraverso la strada della croce: la via della croce.

Voi sapete quanto Maria Bolognesi ha sofferto nella sua vita.

Nella vicenda umana e cristiana, incrociare la croce è un fatto inevitabile, ma la croce è la salvezza, la croce è la gloria.

C’è qualcosa di paradossale in quello che sto dicendo, perché la verità stessa del cristianesimo è paradossale: noi crediamo in un Crocifisso.

Nessuno lo dimentichi!

Nella prospettiva cristiana, ciò che vale meno, vale di più; ciò che patisce di più, nel legame con il Signore, è proprio ciò che salva e realizza di più: la strada dell’umiltà è la strada dell’esaltazione.

Nella vicenda cristiana ci sono queste feconde contraddizioni.

La via della croce è dunque una via importante per arrivare alla santità: chi la percorre sa accettare la sofferenza e la sventura nella prospettiva della fede; riesce a non sfuggire la sofferenza; a fare della croce – e del paradosso della croce – il dinamismo profondo della propria vita interiore.

Non c’è gloria, non c’è santità senza il Crocifisso.

C’è una terza prospettiva che voglio illustrare.

La via della santità è raggiungibile anche e soprattutto attraverso la via caritatis, la via della carità e dell’amore.

In fin dei conti, che cos’è la santità se non accogliere l’amore di Dio e rispondere con amore a questo Amore? Che cos’è la grazia se non la vicenda straordinaria ed appassionante di amore che lega Dio a noi e noi a Dio? Che cos’è l’essenza della vita cristiana se non sentirci amati ed avere la possibilità di amare Dio?

La carità è proprio questo: lasciarci amare ed amare, accogliere l’amore e donare l’amore, come ha fatto Gesù, nostro Signore, il quale ci ha dato qualcosa di molto prezioso per manifestarci il Suo amore: ci ha dato Se stesso! Come Lui, anche noi dobbiamo dare qualcosa di importante, dobbiamo dare noi stessi.

Mi viene in mente una pagina straordinaria di una Santa che io amo molto.

Quando ho l’occasione di andare in Francia (mi capita spesso di andare a Parigi per impegni d’ufficio), mi riservo sempre una mezza giornata, prendo il treno che da Paris Nord va a Lisieux, e vado a trovare Santa Teresina di Lisieux.

Come ella stessa racconta in una pagina mirabile della sua “Storia di un’anima”, ad un certo punto questa ventiquattrenne, un po’ irrequieta spiritualmente, però così moderna, si chiede: “Ma che posto ho io nella Chiesa?”.

Dopo avere meditato una pagina stupenda del capitolo XEH della I Lettera ai Corinzi, Teresa ha una mirabile intuizione: “Io nella Chiesa sarò l’Amore… così sarò tutto…”.

Ogni cristiano, nella Chiesa, deve essere l’amore, affinché la Chiesa tutta, nel mondo, sia un evento di amore, evento che manifesta che Dio è Amore, evento che salva attraverso l’Amore: ognuno di noi, allora, può essere proprio una epifania dell’Amore.

Cari amici, il ricordo di Maria Bolognesi, ci porti a confermare oggi alcuni nostri impegni spirituali: perché la santità ci appassioni, collochiamoci con determinazione sulla via della preghiera, sulla via della croce e sulla via dell’amore.

S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi

Omelia di mons. Giuseppe De Stefani – 19 Ottobre 2002

Tempio B.V. del Soccorso «La Rotonda», Rovigo

La Madonna ci guardi e ci benedica

Metto in testa alla nostra celebrazione queste parole semplici e sempre intense di Maria Bolognesi in una sua lettera. Parole che ho avuto la buona sorte di individuare immerse nella fittissima umana corrispondenza della Serva di Dio.

La Madonna ci guardi e ci benedica sempre, e particolarmente mi auguro dalla Vergine Santa questo sguardo e questa benedizione per il momento comunitario che mi è stato chiesto di servire liturgicamente in una delle ricorrenti occasioni del riunirsi del gruppo, nel 78° compleanno di Maria, nel decimo anniversario della Causa di Canonizzazione apertasi, del gruppo che coltiva ed approfondisce nome e memoria di Maria Bolognesi.

Nel mio aprir bocca di fronte a questa assemblea, come prima cosa dovrei dichiararmi del tutto inadeguato al servizio che mi è stato chiesto e che con qualche temerarietà ho accettato di svolgere.

Ho accettato il servizio non come competente ma come supplente. Qui, infatti, doveva esserci Sua Eccellenza Monsignor Giampaolo Crepaldi, personalità eminente per il ruolo cui è chiamato dalla Santa Sede (Segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace) ed amico carissimo per i legami di consanguineità con questa nostra e sua terra.

Di mio, nei confronti di Maria Bolognesi, posso dire che da studente e giovane prete ne ho sentito parlare in San Francesco; alla messa delle 6 e 30 del mattino spesso la vedevo (fino al ‘66 celebravo in quell’orario), ne ho anche ricevuto il discretissimo saluto del “sia lodato Gesù Cristo”, accompagnato da un piccolo inchino, condito da un incipiente sorriso. Dopo di quelle occasioni, io sono stato sfiorato appena da quanto di Maria Bolognesi si andava dicendo.

Avuta successivamente della responsabilità in diocesi, mi sembra di avere praticato quasi sistematicamente al riguardo di Maria Bolognesi la prassi della astensione, se non dell’ignorare, che per me ritenevo imparentata con un prezioso “lasciamo fare al Signore”. E ho visto, intanto, nel distendersi di una certa controversia dei giudizi sulla persona e sugli eventi di Maria Bolognesi, strutturarsi canonicamente, non senza comprensibile difficoltà, l’attenzione al personaggio, fino al processo diocesano aperto dieci anni fa, svolto e concluso.

Quello di oggi è uno degli incontri di preghiera, è l’Eucaristia che, per qualunque motivo sia convocata, deve confermarci nella fede che Dio è Dio dei vivi e non dei morti compianti, delle ricordanze passate, delle riesumate memorie, è il Dio dei vivi!

Ho aperto le mie parole con l’espressione semplice di Maria Bolognesi “la Madonna ci guardi e ci benedica”, mi sembra di potere dire che sguardo e benedizione della Vergine Beatissima ci giungono concretati nel dono preziosissimo della Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, del Santo Padre Giovanni Paolo II, Lettera entrata in circolazione ecclesiale dallo scorso giorno 16 ottobre, 24° anniversario della elezione al pontificato, ora entrato nel 25°.

Trovo che questo documento prezioso, profondo, accessibile sul Santo Rosario, può imparentarsi con aspetti biografici esistenziali, caratterizzanti e portanti di Maria Bolognesi, anche nei suoi colloqui mistici; là dove il Santo Padre dichiara che il percorso misterico del Rosario è fissare gli occhi sul Volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità fino alla gloria, è come un registrare lo sguardo nostro sullo sguardo di Maria Santissima verso il Suo Gesù, dallo sguardo interrogativo che pure la Vergine concepisce, allo sguardo penetrante, allo sguardo addolorato, a quello radioso di gioia ed ardente di apostolicità e carità.

Contemplare il Volto per tradurlo e portarlo a visibilità, rendere visibile il Volto, farlo con il pennello dei colori è cosa graziosa, come si è applicata a fare Maria Bolognesi, rendere visibile il Volto con l’impegno della testimonianza coerente alla vocazione e al carisma ricevuto, è via di santità, che Maria Bolognesi ha percorso con straordinaria dedizione, che tutti noi dobbiamo percorrere.

Il riprendere con fiducia tra le mani la corona del Rosario, lo scorrere devoto della corona di contemplazione, metodicamente, diventi esperienza di assimilazione a Cristo e dei suoi misteri, come Gesù stesso esortava Maria a fare. Possa essere questo il dono di grazia, l’invito alla corona cui ha dato provvidenziale occasione l’incontro nostro motivato dagli anniversari di Maria Bolognesi.

mons. De Stefani

Omelia di padre Carmine De Filippis – 30 gennaio 2002

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo
22° anniversario della morte di Maria Bolognesi

Carissimi, il 22° anniversario della morte di Maria Bolognesi è un’occasione buona davvero per cercare, con un ulteriore piccolo passo in avanti, di entrare un pochino di più nel Regno di Dio, in questo dominio così misterioso e allo stesso tempo così accattivante; l’impresa di Gesù, nostro Signore, è quella appunto di instaurare nei nostri cuori e fra noi il Regno del Padre suo, affinché Dio domini, affinché Dio regni, affinché Dio diventi davvero il padrone assoluto della nostra esistenza, della nostra vita e la trasformi, salvandola per l’eternità. Questo immenso Dio, questo infinito Dio, questo santissimo, arcano, onnipotente Dio, questo meraviglioso Dio, questo mistero sconfinato, luce insondabile, accecante, abbagliante, verità suprema, sapienza perfettissima – come ci dimostra tutta la storia sacra – ama sempre posare lo sguardo della sua predilezione sui suoi figlioli più piccoli, più umili.

Maria Bolognesi è una di questi, senz’altro! Quante volte proclama la sua assoluta indegnità e la sua assoluta nullità.

Cari fratelli e care sorelle, i gusti di Dio come sono particolari! Egli non ama le grandezze, le ostentazioni, le apparenze, non ama niente di questa realtà appariscente. Tutt’altro! Si compiace dei più umili e, umanamente parlando, agli occhi del mondo, dei più insignificanti. È un dato sconvolgente che subito ci spiazza, perché noi siamo sempre assetati di gloria umana, sempre alla ricerca della nostra personale realizzazione, sempre avidi di successi e d’applausi. Il Signore, invece, per salvare l’umanità, va a posare il proprio sguardo d’amore, va a scegliere, va ad eleggere personcine che sembrano veramente, totalmente, insignificanti. Questa è la grande sorpresa!

Leggendo la biografia di Padre Tito Sartori su Maria Bolognesi, sono stato preso da un duplice sentimento, anzitutto di sgomento (poi vi dirò perché) e poi di stupore. È stupefacente, carissimi, che l’infinita sapienza di Dio scelga l’umile, scelga il povero in spirito, scelga colui che all’interno della propria coscienza sa di non esser nulla, di non valere nulla e di potere, quindi, confidare soltanto in Dio.

Che lezione ci dà subito Maria Bolognesi, con il suo esempio! Attraverso questo suo esempio, questa sua testimonianza, noi risaliamo alle scelte di Dio, alla logica nuova di Dio, che poi ritroviamo tutta perfettissimamente vissuta e rivelata da Gesù nostro Signore con i Vangeli; subito noi siamo chiamati a farci sensibili a parametri nuovi, a valori nuovi; a scartare decisamente quelli di cui purtroppo siamo tanto impiastricciati, impastati, insozzati; a rinunciare ad ogni vanagloria, ad ogni superbia, ad ogni gonfiore di prosopopea e presunzione.

Dobbiamo scendere! È una condizione essenziale questa, perché altrimenti non attecchisce la Parola di Dio, non può germinare il Regno di Dio dentro di noi, non può venire in noi la fede, non può crescere la fede, e dopo la fede tutte le altre realtà soprannaturali. Non possiamo, insomma, sintonizzarci con il Mondo stesso di Dio e diventare cittadini legittimi del Suo Regno, del Suo Paradiso, se non scendiamo. Questa è la cosa numero uno, cari fratelli e care sorelle.

Gesù nel Vangelo ci dice: “Convertitevi!”, e questo è necessario, si parte sempre da qui, si riparte ogni giorno sempre da questo punto: dalla conversione, che a sua volta suppone un sincero pentimento. Bisogna rientrare in noi stessi, andare spietatamente alla ricerca di tutte le realtà negative che purtroppo ancora persistono in noi stessi. Dobbiamo essere senza pietà nei confronti delle realtà peccaminose che ancora ci tormentano e pentircene nella luce misericordiosa del Signore, nella misura in cui ce ne rendiamo conto.

Carissimi, chiediamo Gli il pentimento e la contrizione del cuore come prima grazia di questa Celebrazione Eucaristica, chiediamoGli la grazia della contrizione del cuore, del dolore delle proprie mancanze, dei propri peccati, della propria lontananza da Dio, la contrizione per questo nostro stato interiore ancora all’insegna della pigrizia, dell’indolenza, della timidezza.

Chiediamo perdono, supplichiamo la misericordia del Signore perché ci soccorra, ci sollevi da questa situazione interiore crepuscolare, grigiastra, senza sapore, insignificante per Dio ed anche per la nostra anima e per la nostra coscienza.

Non ci può essere conversione alla Parola, non ci può essere ascolto della Parola, non ci può essere accoglienza del Signore Gesù, che vuole gli umili, se noi non ci pentiamo profondamente nel cuore e non ci umiliamo, abbassando e sgonfiando tutte le nostre falsissime presunzioni.

A tale proposito la testimonianza di Maria Bolognesi è scintillante, ma anche sconvolgente. Vi dicevo prima del senso di sgomento che un po’ mi ha preso leggendo le pagine della sua biografia. Che povertà, che povertà ha dovuto vivere! Che miseria, che indigenza materiale ha dovuto vivere Maria lungo il corso della sua esistenza terrena! Voi direte: altri tempi! Sì, d’accordo, altri tempi, ma potremmo anche aggiungere: meno male, grazie a Dio, altri tempi!

Vedete come agisce il Signore quando vuole far risplendere una sua creatura, come sembra “infierire” contro di lei, come usa metodi asperrimi, severissimi? A volte i metodi di Dio sembrano addirittura mortificanti, perché la creatura si purifichi e si predisponga ad un’avventura che poi è di santità e d’amore purissimo.

Com’è controcorrente la testimonianza di Maria! Controcorrente nei confronti dell’andazzo d’oggi, di un mondo così inebetito dal materialismo consumistico che in realtà sta distruggendo gli uomini nel loro intimo, che li rende avulsi dalla logica di Dio e che li fa nuovamente diventare egoisti e superbi.

Potremmo dire invece che il Signore Dio usa le bastonate dell’esistenza, o perlomeno le permette, affinché si ritorni ad un’apertura dell’anima nei suoi confronti: nessuno di noi, carissimi, vale se non nella misura in cui è aperto al Signore Dio e si lascia raggiungere dalla sua grazia, ma prima bisogna essere svuotati, bisogna lasciarsi svuotare. Maria ci mette sgomento, ci mette un po’ di paura, ma la sua vicenda personale è in linea con le vicende di tutti i nostri Santi della Chiesa ed anche della Sacra Scrittura. Maria viene proprio svuotata di se stessa, ed ella, fin da tenera età, manifesta una risposta d’amore piena nei confronti del Sovrano Iddio.

“E tu cosa vuoi fare?”.

Ma i Santi non li dobbiamo celebrare per un senso di prosopopea esteriore: quanto sono bravi! Come sono belli! Che grandi amici del Signore! No! Questi grandi cristiani sono un soccorso di Dio, sono un’interpellanza di Dio affinché ciascuno di noi si chieda in se stesso: «ma io, mi sto rendendo effettivamente disponibile all’azione del Signore? Sto eliminando tutto ciò che ostacola il cammino e lo sviluppo della grazia santificante dentro di me?». E all’interno di questa logica, di questa economia salvifica: «sto lasciando che anche le realtà meno belle, più pesanti della mia esistenza possano svolgere il loro giusto ruolo di purificazione?».

In altre parole, con la fede che grazie a Dio già possediamo, anche se ancora è piccina e anche se deve molto, molto crescere, possiamo dire: «ma io, Gesù Crocifisso, lo amo?». E voi sapete del grande amore di Maria Bolognesi per Gesù Crocifisso, per i patimenti di Cristo. Sono incantevoli i suoi dialoghi con Gesù! E si rimane stupefatti, profondamente assorti, pensosi, presi da un non so che di tenerezza e di commozione quando ella, sempre, sempre ripete al suo Gesù, il Signore sofferente: “Fa’ di me quello che vuoi, fa’ di questo mio corpo quello che vuoi! Purché la volontà di Dio sia fatta e trionfi in me e trionfi in tutti, fammi pure soffrire!”.

Vedete il valore positivo della sofferenza, grazie a Cristo, grazie alla testimonianza suprema di Cristo, grazie alla redenzione di Cristo, grazie alla via della Croce, scelta da Cristo in obbedienza a Dio Padre, e per amore nostro? Che lezione ci viene data, carissimi!

Noi cristiani dovremmo essere proprio gli specialisti della sofferenza, perché qui andiamo a toccare con mano lo specifico e l’originalità sostanziale della nostra fede e della rivelazione cristiana in generale.

Noi dovremmo essere gli specialisti della Croce. Attenzione però, non per uno sciocco, morboso senso di vittimismo, niente affatto! Ma perché all’interno di questa realtà – che d’altronde è esperienza comune d’ogni uomo e d’ogni donna che vive sulla faccia di questa povera, misera terra -, realtà così truce, a volte così angosciante, così addirittura drammatica, molto spesso c’è il gran segreto di Dio: c’è il suo Amore.

Cari fratelli, qui sta il punto decisivo per la fede di noi tutti: ciascuno è chiamato e personalmente interpellato su questa realtà; il Crocifisso, mediante lo Spirito Santo, risplenda dentro le nostre coscienze e diventi il nostro amore, per mezzo del quale e con il quale saper carpire il segreto che si cela all’interno d’ogni sofferenza e d’ogni dolore.

Ogni occasione di dolore è un’occasione di salvezza, perché all’interno di essa ci è data la possibilità, con la grazia di Gesù Cristo, di potere amare. Non è un amore di questo mondo, ma è amore di donazione, fino al sacrificio di sé, fino all’espiazione, fino alla riparazione, fino a poter fare, al posto di chi non fa nulla, qualcosa in ordine alla salvezza eterna: questo è amore. Bisogna però provarlo, con la grazia di Cristo, attraverso la sofferenza d’ogni giorno: umiliazione, ingiustizia, realtà negativa che si scatena all’interno della nostra giornata, – direi anche – ogni peccato purché ad esso consegua rimorso e pentimento, fallimento di vita, il sentirsi bersagliati dai «colpi» della vita; insomma, provarlo attraverso tutto ciò che rende la vita amara.

Mediante Gesù Cristo, puntando lo sguardo su Cristo ed entrando nel cuore di Cristo, tutto ciò che abbiamo detto può diventare occasione di redenzione e scoperta dell’Amore di Dio.

Maria è un’anima “amantissima”! Umiliata dalla vita mille volte, prostrata da mille sofferenze, ella sempre risorge, ogni giorno risorge, diventa fortissima della forza di Dio, e diventa splendente della luce stessa di Dio, perché scopre in quel tragitto di sofferenza l’Amore di Dio a cui corrispondere, nel quale tuffarsi, al quale abbandonarsi. È una sapienza, cari fratelli, che dobbiamo cercare di maturare sull’esempio di questi grandi personaggi e farla nostra. È questa la sapienza specifica del cristiano, è la sapienza della Croce, sapienza d’amore; e per amore s’intende la donazione di sé, il sacrificio di sé, il farsi piccoli per amore di Dio e per servizio ai fratelli, il prendere come legge nuova del proprio comportamento questo darsi gratuito, questo darsi disinteressato, questo offrirsi a fondo perduto, come Gesù e come tutti i suoi autentici seguaci.

Siamo qui per celebrare la Santa Messa, che è il sacrificio redentore di Cristo che si ripresenta sull’Altare; siamo chiamati a parteciparvi sul serio, facendo la comunione con Cristo Crocifisso, affinché, entrando nuovamente in questo suo mistero di redenzione, possiamo risorgere con Lui grazie alla sua bontà e misericordia, per andare a cogliere il grande segreto dell’esistenza che è appunto l’Amor di Dio, nel quale ogni anima si bea, diventa felice, diventa contenta, fin da questa terra!

Ecco la proposta che oggi il Signore fa a ciascuno di noi, a cominciare da me che vi sto parlando con parole molto semplici e grande spontaneità: la salvezza per ciascuno di noi è il pentirsi d’ogni mancanza, chiedendo un vivissimo senso di contrizione, aprendoci alla parola del Signore, alla sua presenza reale in mezzo a noi, per diventare i cultori della Croce di Cristo; per mezzo di essa possiamo andare a dissetarci alle fonti dell’Amore di Dio, e quindi diventare contenti, rappacificati con noi stessi e con tutto il mondo e diventare addirittura cooperatori con Cristo, alla sua redenzione e della sua redenzione.

Vorrei ora interrompere, piuttosto che terminare, queste brevissime e semplicissime parole, e rimanere tutti insieme a contemplare la Serva di Dio Maria Bolognesi, umilissima creatura, ormai così rapita in Dio da essere splendente.

Che quest’esempio d’umiltà di Maria ci colpisca il cuore, che quest’esempio di piccolezza evangelica ci determini a quelle giuste scelte che il Signore senz’altro attende da ciascuno di noi, che anche il suo nascondimento ci colpisca il cuore e ci faccia innamorare proprio di questo stile nuovo d’esistenza, che è quello di Gesù. Di quale bellezza sopraffina, elegantissima, tutta soprannaturale, tutta divina, è quest’atteggiamento di nascondimento profondo, di questa volontà di stare dentro la vasca della vita senza mai apparire!

A questi nostri fratelli così santi e intelligenti che tutto ciò hanno capito, chiediamo l’intercessione della conversione, affinché sparisca da noi ogni atteggiamento d’ostentazione, cosicché anche noi possiamo sentire, provare e sperimentare nell’intimo la gioia dell’immersione battesimale nella passione, morte e resurrezione di Cristo, cioè nell’Amore di Dio, che così si fa presente su questa terra.

Chiediamo in questa Santa Messa, celebrazione dell’Eucarestia, di poter passare la nostra esistenza in maniera veramente fattiva, utile, santa, sotto lo sguardo compiacente del Signore; chiediamo l’intercessione dei Santi; chiediamoci anche reciprocamente la preghiera vicendevole, perché in noi trionfi solo il Regno di Dio, e perché – grazie anche all’esempio particolarmente bello, profumato, incantevole di Maria Bolognesi – si possa camminare per la strada di un’autentica conversione e di una vera, profonda, intima e totale santificazione.

Sia lodato Gesù Cristo.

padre Carmine De Filippis

Omelia di padre Raffaele Talmelli – 20 ottobre 2001

Tempio B.V. del Soccorso «La Rotonda», Rovigo

Cari confratelli, cari fedeli ed amici di Maria Bolognesi, è con particolare emozione che mi trovo a celebrare ed a presiedere la concelebrazione dell’anniversario di Maria Bolognesi, che ebbi la grazia di conoscere tanti anni fa, ancora adolescente, e penso che il Signore, attraverso la sua mano e la sua parola abbia guidato diversi passi della mia vita spirituale.

Celebriamo questo anniversario di Maria Bolognesi nel giorno dedicato alla Madonna delle Grazie sembra una coincidenza particolarmente significativa, perché la Sacra Scrittura ci propone alla meditazione due episodi in cui abbiamo l’intercessione di una donna: la Regina Ester (noi la vediamo regina in questa pagina ma era figlia di ebrei deportati in schiavitù) e Maria Santissima nel Vangelo.

L’episodio della Regina Ester con la sua elaborazione teologica ci fa vedere proprio come il Signore può salvare il suo popolo attraverso l’intercessione di creature inermi da cui non ci si sarebbe aspettati nulla.

C’è un prezzo da pagare, la Regina Ester offrì la sua vita, perché comparire alla presenza del Re senza essere stati convocati poteva significare la morte.

Così comprendiamo il versetto in cui si dice che il Re Assuero volse verso di lei lo scettro d’oro: se il Re compiva questo gesto, la vita era salva.

La Regina Ester, per potere compiere questo atto di enorme coraggio ed offrirsi vittima, che era l’unica possibilità per salvare il suo popolo, pregò Dio ed ebbe fede in Lui.

Maria Santissima ebbe fede, non era certissima dal punto di vista umano, ma era certissima nella Fede, nella Speranza, nella Carità, per questa ragione chiamò i servi e disse: “Fate quello che egli vi dirà”.

Vedete, quello della fede è un cammino difficile nella vita umana, ma è l’unico con cui possiamo arrivare a Dio, perché «non si può piacere a Dio senza la fede».

La fede è quella virtù che Egli ci dona gratuitamente il giorno del battesimo, come grazia, virtù teologale, ma che noi dobbiamo sviluppare con atti di fede.

E così facendo, quel seme che ci è stato donato in maniera virtuale il giorno del battesimo, quel seme cresce e può dare i suoi frutti: innanzitutto la Speranza e la Carità, che scacciano il timore e si arriva a quel livello confidenziale con Dio, che i Santi hanno avuto.

Sicuramente sono tantissime le meditazioni fatte sull’episodio delle Nozze di Cana, ma ci sono alcuni particolari che meritano, in questo giorno, la nostra riflessione.

Innanzi tutto, Gesù non era l’invitato principale, dice l’Evangelista: “Fu invitato alle nozze anche Gesù”.

Secondo, pare che gli sposi non si siano accorti di nulla. I servi sapevano da dove era venuto il vino, ma gli sposi non si erano accorti né che era mancato, né che era arrivato.

Ci deve fare riflettere questo particolare, perché la discreta presenza di Dio nella vita dell’uomo non è un peso in più; il coraggio di avere invitato anche Gesù e i suoi discepoli, allora significava il coraggio di invitare diverse persone a pranzo, che magari in una società non troppo opulenta poteva essere anche un aggravio non indifferente.

L’offerta a Dio di qualche cosa di gratuito della nostra vita per potere “invitare” la sua presenza in noi: “Fu invitato alle nozze anche Gesù con i discepoli”.

È questo che hanno fatto i Santi, l’hanno invitato e l’hanno tenuto con ogni cura nella loro vita.

Però, per potere fare questo, bisogna avere fede e credere che non stiamo solo perdendo ciò che stiamo donando.

Quello che tante volte ci attanaglia e ci impedisce di essere caritatevoli, di essere pieni di fede e di carità è proprio questo: gli investimenti fatti per Dio sembrano investimenti in perdita.

Allora lì ci vuole la fede.

La fede ci fa credere che quel seme e quella carità, e quelle cose o quelle parti della nostra vita, o quella stessa vita che noi doniamo non è perduta e sciupata, ma darà il cento per uno, qui e nella vita eterna.

Questi Santi che ci hanno preceduto sulla terra hanno saputo investire tutto in Dio, addirittura le loro sofferenze fino al punto da chiedere a Dio di soffrire invece dei fratelli, come fece la Regina Ester.

Ma perché hanno potuto fare questo? Primo per la loro grande fede; secondo per la speranza che in Dio c’era il premio; terzo per il loro grande amore per Dio e per il prossimo.

Diceva Santa Caterina da Siena: “Vuoi sapere quanto ami Dio? chiediti quanto ami il tuo prossimo, non c’è misura migliore”.

E questa è una domanda che possiamo farci tutti i giorni nell’esame di coscienza, e renderci conto quanto stiamo amando Dio, cioè quanto stiamo amando il prossimo.

Allora possiamo accorgerci benissimo che tante situazioni che richiedono il nostro intervento, umanamente sono situazioni che richiedono investimenti in perdita, ma nella fede non è così, perché si fa per amore di Dio, e tutto ciò che è investito per amore di Dio non è perduto, anche se lì per lì sembra marcire.

Non immaginate il mio stupore nell’avere visto l’inizio della Causa e poi la conclusione della Causa in questo Tempio, vedere tanti fedeli, vedere comparire Maria Bolognesi sull’Osservatore Romano, sulla Bibliotheca Sanctorum.

Mentre era in vita bisognava essere molto cauti nel parlare di lei.

Lei è vissuta nel nascondimento, certo non amava la pubblicità di nessun tipo e sicuramente mai avrebbe immaginato, nella sua vita, che la Chiesa si sarebbe interessata di lei al punto da proporla con una Causa di beatificazione, di proporla all’interesse e come esempio a tutti i cristiani.

Lei sicuramente non si è mai chiesta se questo sarebbe avvenuto, però si è chiesta se poteva dare ancora di più a Dio, e chi l’ha conosciuta sa che ha sempre dato tutto quello che ha potuto, non quasi tutto, ha dato tutto! E questa è proprio la donazione totale, l’esempio che i cristiani sono invitati ad imitare perché, come diceva Sant’Agostino “Se l’hanno fatto questi, perché non lo posso fare anch’io?”.

Quindi, la Chiesa ci ricorda che i Santi diventano tali per le loro virtù eroiche e non per i doni gratuiti di cui Dio li ha colmati in certi casi; virtù eroiche che ogni cristiano è chiamato ad esercitare ed a vivere nella maniera più totale.

Il fatto che gli sposi di Cana probabilmente non si siano resi conto di che cosa fosse successo, ci deve fare crescere nella fede che Dio si occupa di noi.

Diceva il Vangelo che abbiamo letto ieri che persino i capelli del nostro capo sono contati, diceva che noi valiamo più degli uccellini del cielo, e che nemmeno uno cade senza che Dio lo voglia.

Questo perché? Per farci vincere la paura di vivere e la paura di morire, la paura dell’ignoto.

Pensate che cosa è credere realmente che siamo nelle mani di Dio! E questa presenza discreta, questo episodio emblematico fanno vedere che se Dio è invitato nella vita ed occupa davvero il posto che merita, si occupa delle nostre esigenze.

Ricordo una riflessione che ho fatto tante volte, che è stata credo uno dei cardini della mia vita spirituale e che mi fece fare proprio Maria quando ero adolescente, mi fece notare che l’unico esempio da imitare che ci porta Gesù nel Vangelo sono i bambini: “Se non tornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Non avevo fatto caso a questa osservazione così semplice.

Mi fece notare che i bambini normalmente non stanno sempre a parlare con i genitori ma stanno anche a giocare e, mentre giocano, basta una occhiata della mamma o del papà e loro sono contenti.

I bambini sono capaci di andare, per le loro fisime infantili, a fare vedere una caramella o a chiedere una banalità.

Mi disse: “Sai che figli, se andassimo dai genitori solo quando abbiamo bisogno di comprare la casa o l’automobile? Quello non è un rapporto da figli, è un rapporto burocratico! I bambini vanno dai genitori anche per una cosa da poco”.

Allora, vedere Maria Santissima che ci accorge prima, che previene il bisogno, e Dio che soddisfa una esigenza pur non esistenziale come poteva il vino (anche se ha tutto il suo carico simbolico legato alla gioia della vita), vedere questi esempi ci deve veramente rinforzare e fare capire che Dio conosce le nostre necessità ma da noi vuole la confidenza, non vuole che lo informiamo, è una preghiera ben triste quella che si limita a un elenco di richieste, oppure che avviene soltanto per richieste molto grosse in particolari frangenti della vita.

Dio vuole educarci, come i bambini, a quella confidenza filiale che Maria ebbe.

Credo che qualcuno potrebbe anche averla criticata per essere puerile nei suoi scritti, nelle cose che sono comparse, perché si vede questa confidenza di bambina che l’ha accompagnata fino in fondo e che le ha permesso di avere un accesso così privilegiato al Cuore di Dio.

Fatto salvo il giudizio ultimo della Chiesa, la strada rimane valida perché, è vero, Dio conosce le nostre necessità, però vuole nel contempo che gli chiediamo tutto, non solo la casa, l’automobile o la salute quando manca, ma vuole questa richiesta per creare quel rapporto personale, perché, badate bene, finché Dio non diventa un referente personale che sa guardare le esigenze della nostra vita e le sa comprendere, può essere un Dio dei filosofi, può essere un Ente Supremo, ma non è il Dio personale che invece Gesù è voluto essere e rimanere nell’Eucaristia con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo.

Ricordo, e ve lo propongo, l’incoraggiamento di Maria proprio a questa preghiera confidente che sapesse chiedere anche le banalità, perché non erano le cose in sé, Dio conosce le necessità, ma diceva con il suo candore: “La prima cosa nella preghiera è non essere bugiardo, se tu hai una necessità, anche se ti sembra piccola, o una preoccupazione, è quella che devi portare, è magari dire: Signore, io oggi sono preoccupato per il mio esame.

Poi, ti prego per la pace nel mondo, per cose pur buone e pur giuste, ma probabilmente ti stanno meno a cuore”.

Perché la gerarchia di Dio non siamo noi a costruirgliela in base alle cose che noi Gli presentiamo, ma noi possiamo presentargli il cuore per creare un rapporto personale e confidente.

Il fatto che tanti Santi nella storia della Chiesa abbiano avuto questi dialoghi così intensi e profondi (vi invito a pensare al Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena), questi dialoghi così profondi con Dio, con queste risposte così illuminanti, che cosa significa? Quella è la punta estrema dove è intervenuto il dono gratuito di Dio, della rivelazione privata, ma da parte dell’essere umano interessato c’è stata la donazione di tutto il suo amore, di tutta la sua confidenza, di tutta la sua speranza in Dio.

Oggi facciamo festa per la Madonna delle Grazie, sono tanti i Santuari della Madonna delle Grazie seminati in tutte le città d’Italia.

Il Signore ci ha lasciato la Madonna come mediatrice di tutte le grazie, perché vuole che le chiediamo, lo vuole, non perché dobbiamo strappare a Dio quello che vogliamo noi, ma perché nella richiesta confidente creiamo il rapporto personale con Dio.

Ci possiamo benissimo accorgere appunto nella vita dei Santi, che sono il volto autentico della Chiesa, che non sempre hanno ottenuto ciò che desideravano o ciò che hanno chiesto, ma hanno ottenuto qualcosa di più: l’abbandono confidente.

È questo! Perché ci abituiamo nella vita spirituale a chiedere e ad avere proprio questo rapporto personale con Dio, pian piano, non si fa dall’oggi al domani, entriamo nell’ottica di vivere abbandonati alla sua volontà, che è il nostro vero bene.

E quand’anche le nostre richieste dovessero rimanere deluse, è una delusione molto limitata, perché sappiamo che Dio non ha permesso questo piccolo bene che noi chiedevamo ma nella fede e nella speranza sappiamo che è per un bene maggiore, ed allora riusciamo a dire, con il Padre Nostro, sia fatta la Tua volontà, non con una dolorosa rassegnazione ma con la gioia di chi sa che la volontà di Dio è il nostro unico, autentico e vero bene.

Ci sono altri personaggi quasi anonimi che compaiono nelle Nozze, e sono i servi, questi servi che con stupore sapevano bene cosa era avvenuto, sono gli unici che si accorgono realmente del fatto, e sottolinea San Luca che riempirono le giare fino all’orlo.

Che ubbidienza! L’adesione perfetta alla volontà di Dio, fino all’orlo, non le mezze misure.

È questo che hanno avuto i Santi, è questa la fede che produce i miracoli e che li ottiene da Dio.

Ed ancora, per aumentare in noi la confidenza, vedete che la Madonna non ha fatto l’esame agli sposi se avevano comprato poco vino, se gli invitati ne avevano bevuto troppo, se non avevano soldi, non ha fatto nulla di tutto questo, si è semplicemente accorta della necessità.

Sto spendendo molte parole su questo episodio perché per me ha significato tanto comprendere che cosa significasse invitare Gesù nella mia vita, offrire il posto, lo spazio in tutte le azioni della vita.

Sarebbe ben sbagliata una spiritualità che vorrebbe il trono per Dio e poi il resto della vita per conto nostro e Dio lassù, come diceva qualche eretico: “Padre nostro che sei nei cieli, restaci, che noi qui sulla terra dobbiamo fare tutto da noi”.

E purtroppo, delle volte, sotto una specie di spiritualismo si nasconde questo “Padre nostro che stai nei cieli, restaci”.

Invece, l’esempio dei Santi ci fa capire che Dio deve essere in tutte le azioni della vita, dalla richiesta del vino alle cose più banali, perché è la confidenza quella che ci crea questo rapporto autentico, che ci porta alla salvezza, ad accrescere la fede, la speranza e sicuramente anche la carità.

Sia lodato Gesù Cristo.

padre Raffaele Talmelli

Omelia di don Carlo Bontà – 21 ottobre 2000

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo
76° Anniversario della nascita di Maria Bolognesi

È con grande piacere che presiedo la concelebrazione della Eucarestia in questa chiesa, in questo giorno di festa della Madonna e nel ricordo della nostra sorella Maria Bolognesi.

Io sono uno che l’ha conosciuta, anche se solo per qualche mese lungo quasi quindici anni (1965-1979); perciò sono qui a testimoniare i sentimenti di grazia, che erano così abbondanti in lei, tanto da fare impressione come una creatura, proprio assomigliando a Cristo e alla sua Mamma, nell’umiltà, nella semplicità, nell’unione con Dio e con il prossimo, vivesse la propria vita cristiana rimanendo unita a Dio, ma anche ai fratelli.

Nella pagina del Vangelo, che è stata proclamata, abbiamo ascoltato come la Madonna fosse sensibile non solo alla grazia ricevuta da Dio ma anche alle necessità dei fratelli e come conservasse nel suo cuore questi sentimenti, sempre pronta a intervenire in aiuto nei bisogni materiali e spirituali del prossimo. Questo comportamento di Maria SS.ma sia per tutti esempio da imitare, e lasciamoci guidare da Gesù, che attraverso il comandamento dell’amore ci invita ad essere servi di tutti e ad andare incontro ai bisogni di tutti.

Creatura da ammirare ed imitare

Coloro che veramente vivono questo esempio, noi li ammiriamo a tal punto che li consideriamo come modelli da imitare e spesso anche santi da invocare, per essere, così come loro, pronti a vivere l’amore a Dio e al prossimo.

Maria Bolognesi, così come l’ho conosciuta io, aveva questo spirito di carità e di amore, che viveva nel silenzio e nell’umiltà, non a parole ma con i fatti e con la vita. Nessuno, che avesse bisogno, restava escluso dal suo interessamento; a tutti ella portava il suo aiuto.

Esempio d’amore all’Eucarestia

Io l’ho ammirata anche per la pietà che coltivava verso l’Eucarestia: quando poteva e quando la salute glielo permetteva, Maria era sempre presente in chiesa. Durante la giornata conservava questo spirito di pietà, di preghiera, di unione col Signore, unendolo anche a quello della carità verso i fratelli; posso dire che nei primi anni della sua presenza a Lastebasse non c’è stata famiglia che non abbia ricevuto qualche aiuto materiale e spirituale da questa nostra sorella Maria.

Non solo coltivava l’Eucarestia mediante la partecipazione al sacrificio eucaristico ma anche con l’adorazione al Santissimo. Quante volte l’ho incontrata in chiesa a pregare davanti al Tabernacolo! Tante volte in occasione di questi incontri ho ricevuto da lei anche qualche confidenza. Ciò che in lei mi ha colpito più profondamente è stata l’offerta della propria vita a Gesù, con l’unione alla sua passione e morte, per la conversione dei peccatori e per le anime tutte.

Del resto, anche Maria Santissima raccomanda sempre nelle sue apparizioni di pregare, di fare penitenza per la conversione delle anime, perché queste non vadano all’inferno, ma abbiano da raggiungere la meta per la quale noi tutti siamo stati creati, cioè quel Regno che il Padre ha preparato e che Gesù ci ha meritato attraverso la redenzione.

Compagna di viaggio con Gesù sofferente

Maria Santissima fu accanto a Gesù proprio per poterlo aiutare a convertire e a salvare tante anime traviate. La sua dedizione, il suo desiderio di voler aiutare Cristo nel portare la croce e di ricevere ogni giorno anche le sofferenze, per poter così unirsi alla passione del Figlio, l’hanno associata ai meriti della redenzione.

Similmente, sull’esempio della Madonna, Maria Bolognesi ha voluto essere accanto a Gesù per redimere e salvare le anime, in modo particolare quelle dei consacrati.

Voi sapete che dopo il Concilio Vaticano II, purtroppo tante anime consacrate – sacerdoti, religiosi, religiose – hanno tradito la propria vocazione. Maria, che aveva sempre da raccontarmi qualche caso di queste anime, mi confidava il suo soffrire morale e fisico con cui si univa ai patimenti della passione del Cristo.

È questa una realtà che io ho voluto rivelarvi, per confermare che Maria Bolognesi si è “sacrificata” per le anime consacrate; si è offerta non solo per quelle fedeli alla propria vocazione e impegnate a fondo nel proprio ministero e nella propria vita consacrata, ma soprattutto per quelle che, perché attratte dal mondo e dalle tentazioni della vita, non hanno perseverato: io porterò sempre nel cuore questo costante assillo di Maria.

Un privilegio: le stimmate

Voi tutti sapete che Maria Bolognesi non aveva tanta salute e sapete pure che il Signore ha aggiunto a queste sofferenze fisiche anche quelle delle stimmate: segni che, essendo fonte di sofferenze atroci, non arrecano felicità o gioia. Maria non voleva che si sapesse di questo suo privilegio, di essere unita alla passione di Cristo attraverso le stimmate; tuttavia, io ho avuto l’occasione, e lo posso testimoniare, di aver visto e presenziato ai momenti della sua sofferenza mistica. Ebbene, erano evidenti le sofferenze che Maria provava! Essa mi ha ordinato di non dire mai a nessuno quanto avevo visto, perché non voleva che si sapesse di questo suo privilegio. Chiamava privilegio l ‘essere con Dio, potersi unire alla sua passione per salvare le anime e, fra le anime, in modo particolare quelle che il Signore chiamava al suo servizio ma che non erano fedeli alla chiamata.

Familiarità con Gesù

Vorrei anche dirvi che io sono stato particolarmente colpito dalla sua confidenza con Gesù, che chiamava “fratello”. Tra loro c’era la stessa confidenza come tra “fratello” e “sorella”, per cui qualche volta Maria si permetteva di affrontare i bisogni delle anime, materiali e spirituali, proprio quasi comandando al “fratello Gesù” di andare loro incontro.

Una cosa veramente straordinaria, che non dimenticherò mai, è stata quella di sentirla dire sempre: “Gesù, se vuoi che qualcuno paghi ciò che tu doni, ecco, prendi me; dammi la sofferenza, prendi anche la mia vita purché le anime abbiano da essere salvate”.

Un dono da valorizzare

In una maniera un po’ spontanea, vi ho detto le mie impressioni sull’incontro con questa donna, che la Chiesa adesso vuole presentarci come modello di santità ma anche come avvocata presso il Signore; attraverso il suo esempio, anche noi dobbiamo dare testimonianza di fede e di amore, virtù che Gesù propone come segno di appartenenza alla sua sequela.

Sappiamo che ogni cristiano, per essere vero seguace di Cristo, deve osservare i comandamenti, imitando Cristo, portando ciascuno la propria croce ogni giorno, così da unirsi a lui, senza cercare la propria gloria o il successo, bensì la gloria di Dio e la salvezze delle anime.

Per me, l’esempio del vero cristiano è stato vissuto in maniera straordinaria da Maria Bolognesi ed è perciò che ho voluto testimoniarlo anche davanti a voi, che due volte all’anno – nell’anniversario della nascita e della morte – siete qui presenti per poterla ricordare, per poterla invocare. È desiderio di tutti noi che, terminato il Processo Informativo Diocesano, la Causa di canonizzazione si concluda positivamente a Roma con la sua beatificazione.

Tutti noi oggi, in questa festa della Madonna, vogliamo affidare la Causa all’intercessione di Maria Santissima, perché abbia da darci la soddisfazione di poter onorare in vita una persona che abbiamo conosciuto, che ci è stata vicina e che ora continuiamo a pregare cercando di imitare la sua vita cristiana, fondata sull’umiltà, sulla povertà, sulla pietà, e soprattutto sull’amore a Dio e al prossimo.

Don Carlo Bontà
parroco di Lastebasse (VI)
Intorno al 1965 conobbe Maria e ne fu il confessore, durante il soggiorno montano di quest’ultima nei mesi di agosto d’ogni anno, fino al 1979.

Omelia di S.E. Mons. Martino Gomiero – 29 gennaio 2000

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo
20° anniversario della morte di Maria Bolognesi

Carissimi fratelli e sorelle,
carissimi amici e devoti della Serva di Dio Maria Bolognesi,
ho desiderato offrirvi una celebrazione liturgica, illuminata dalla presenza della Vergine Maria, che noi onoriamo Madre della Santa Speranza e sede della Sapienza.

C’è un grande bisogno di aggrapparci alla vera Speranza, in un mondo carico di paura e di angoscia, in una società sazia e disperata; sazia di cose materiali, ma priva di valori autentici e, quindi, facilmente esposta al pericolo della disperazione.

Noi siamo chiamati ad essere veri cristiani, sempre sostenuti dalla Speranza, perché Cristo ha sconfitto il peccato e la morte. E noi siamo i figli della Risurrezione e dobbiamo rendere speranza e ragione di questo bene, che possediamo nel nostro cuore. E la Vergine Maria, che è sede della Sapienza, ci dona, quindi, la luce preziosa per impostare la nostra vita secondo il programma evangelico e tendere in alto. È necessario che accogliamo questa preziosa Sapienza, altrimenti navighiamo nella confusione di tante parole che circolano, di tante ideologie che sono perverse, di varie esperienze religiose che non sono nel solco della verità.

La Vergine Maria ci dà una consegna di grandissimo amore: se volete essere veri cristiani, fate quello che Gesù ha detto e che è racchiuso nel Vangelo; prendete in mano questo Libro sacro, leggete, meditate, estraete le perle preziose perché abbiano da rendere più fulgida di virtù la vostra vita, il vostro sacrificio, la vostra speranza per il cammino della salvezza.

La nostra Comunità diocesana di Adria-Rovigo ha avviato, negli anni recenti, due cause di beatificazione: quella di Felicita Baseggio e quella di Maria Bolognesi.

L’avvio della causa consente di dare a queste due Persone il titolo di “serve di Dio”. È un titolo che affonda le sue radici nell’umiltà e si ispira all’esempio di Gesù che venne al mondo non per essere servito, ma per donare la sua vita a servizio della volontà del Padre e della salvezza degli uomini.

La causa di Felicita Baseggio – morta nel 1829 – ha carattere storico e cerca di raccogliere testimonianze indirette sulla devozione della gente di Rovigo e del Polesine verso la Mistica Rodigina, che aveva impostato la sua vita religiosa sulla dottrina spirituale di Sant’Agostino.

La causa di Maria Bolognesi, passata alla vita eterna il 30 gennaio 1980, raccoglie notizie e testimonianze da persone che l’hanno conosciuta e seguita nella sua vita di povertà, di sacrificio e di carità.

Perché ho avviato queste due cause di canonizzazione? Ho ascoltato varie voci, conoscevo un opuscolo del compianto Mons. Mocellini, che diceva: “Maria Bolognesi – donna silenziosa della carità”. Che parole belle, significative per delineare la vita di una persona, che si è avvolta nell’umiltà, che ha cercato di dare sviluppo alla solidarietà, sostegno ai poveri, conforto alle persone cariche della croce del dolore. Ho desiderato avviare questa Causa avendo avuto l’incoraggiamento del Vescovo mio predecessore, compianto Mons. Giovanni Maria Sartori; il consiglio di questo confratello mi ha dato serenità per compiere un passo importante. E poi ho trovato in Padre Tito Maria Sartori, dei Servi di Maria, un postulatore convinto e generoso nel mandare avanti l’iter di questa Causa, che noi speriamo di portare a conclusione nel prossimo mese di maggio.

Ho avviato queste due cause pensando di compiere una scelta giusta ed opportuna, affinché siano collocate sul candelabro della Chiesa – se Dio vorrà – due Persone che si sono distinte nell’imitazione di Cristo. La luce emanante dalla loro esistenza virtuosa può segnare il cammino di fedeltà al Vangelo per tante persone che desiderano dare attuazione coerente alle promesse del loro Battesimo.

Mentre la società secolarizzata dà eccessivo risalto al danaro luccicante e alla bellezza effimera, la Chiesa delle Beatitudini non teme di andare controcorrente, di abbattere gli idoli falsi e di esaltare gli umili, secondo lo stile di Dio.

Siamo riuniti nel tempio per ricordare il “dies natalis” di Maria Bolognesi, il passaggio dalla terra al cielo, l’inizio della vita eterna, che è pienezza di luce, di amore e di felicità.

Il Vangelo ci ricorda che la semente, gettata nel solco, sembra avviata ad un destino di distruzione; invece, lasciato cadere il suo involucro esteriore, germoglia alla vita, segue la legge dello sviluppo e produce frutto.

Noi discepoli di Cristo, passiamo come Lui attraverso la Passione e la Croce, per giungere alla gloria della Resurrezione. Non soffriamo se crolla la dimora del nostro esilio terreno, perché crediamo che viene preparata una abitazione eterna nel cielo. Durante l’esistenza quaggiù ci tocca seminare nella fatica e nel pianto; ma al termine della nostra giornata laboriosa ci attende la ricompensa, la gioia e la festa senza tramonto.

L’esistenza di Maria Bolognesi ha conosciuto lo spessore impegnativo del programma evangelico, che richiede umiltà, obbedienza e sacrificio. Nella sua vicenda umana, la Serva di Dio ha provato molte tribolazioni: i disagi della povertà, le amarezze delle incomprensioni, le sofferenze delle malattie.

Ma il Signore, il Dio-con-noi che adoriamo nel mistero dell’Incarnazione, è stato vicino a Maria Bolognesi con grazie particolari, che hanno bruciano le scorie dell’umana fragilità e che hanno nutrito nel suo spirito la fiamma della carità.

Il Signore è venuto al mondo per portare il mistico fuoco della carità, e ha desiderato ardentemente che fosse acceso nel cuore dei discepoli del Vangelo. L’impegno della santità, che riguarda tutti i cristiani, passa per molte vie; però la via migliore è la carità, che costituisce la perfezione della legge evangelica.

Il nostro Santo Padre, indicendo il Giubileo del 2000, ci ha proposto di coltivare intensamente l’anelito alla santità. Con la grazia di Dio cercheremo di corrispondere all’invito del Sommo Pontefice. Il nostro progresso nella via della perfezione diventerà una testimonianza luminosa, a beneficio della famiglia umana.

Con una felicissima intuizione il Vicario di Cristo ci ha indicato una scelta di grande valore per l’acquisto dell’indulgenza giubilare: la scelta della carità, diventando pellegrini verso Cristo presente nei poveri, nei malati, negli emarginati.

Di questo evangelico pellegrinaggio è stata convinta e generosa artefice la serva di Dio Maria Bolognesi.

Il suo esempio valga anche per noi, che abbiamo nel cuore il proposito di sconfiggere l’egoismo e di rilanciare nel mondo le energie della salvezza, per promuovere la giustizia e la solidarietà.

Dalle nostre labbra sale al Cielo questa supplica: ascolta, Signore, la nostra preghiera, per intercessione della Beata Vergine Maria, e donaci la Tua vera pace, perché in tutti i giorni della nostra vita possiamo dedicarci con gioia al Tuo servizio e giungere alla beatitudine del Tuo Regno.

S.E. Mons. Martino Gomiero
Vescovo di Adria – Rovigo

Omelia di don Carlo Maran – 21 ottobre 1999

Tempio B.V. del Soccorso «La Rotonda», Rovigo
75° anniversario della nascita della Serva di Dio Maria Bolognesi

“Creatura meravigliosa”

Giustamente vi chiederete come mai un sacerdote di un’altra diocesi, della diocesi di Ferrara- Comacchio, viene qui a Rovigo, nella Chiesa de “La Rotonda”, a celebrare l’Eucarestia, concelebrare l’Eucarestia, nel giorno anniversario della nascita della Serva di Dio Maria Bolognesi. Devo dirvelo il perché. L’anno scorso, prima dell’estate, una signora della vostra diocesi mi ha portato un opuscolo e mi ha pregato di leggerlo: era una brevissima biografia della Serva di Dio Maria Bolognesi. Poi, dopo qualche giorno, è ritornata e mi ha chiesto se l’avessi letto. Non l’avevo letto, ma l’avevo divorato, perché in poco tempo – mezzoretta quasi o poco più – ho letto questo opuscolo e sono stato contento di averlo letto. L’immagine, la foto della Serva di Dio Maria Bolognesi mi era passata senza alcun dubbio sotto gli occhi, nella corrispondenza, nelle varie riviste che ci giungono in parrocchia, ma come tante riviste alle quali non si dà importanza, era passata in secondo ordine.

Opportunità di riflettere

Questa signora mi ha dato l’opportunità di riflettere, di pensare che questa vita di Maria Bolognesi valeva la pena di conoscerla. Mi ha chiesto se poteva portare nella chiesa del Lido – in fondo ci sono sempre tanti libri, tante riviste – qualche opuscolo, qualche biografia della Serva di Dio Maria Bolognesi. “Lo può portare”, ho detto. Diedi il mio assenso e ne portò, credo, qualche centinaio di copie. Sapete che la parrocchia di Lido degli Estensi, durante l’estate, è invasa da migliaia, decine di migliaia di turisti e nel giro di pochissimi giorni li hanno portati via, questi opuscoli, ma non soltanto per il gusto e la curiosità. Durante la settimana e durante l’estate ho visto molti fedeli entrare in chiesa per pregare, per riflettere, e portavano in mano questo libretto di Maria Bolognesi e molti mi hanno anche chiesto se io l’avessi conosciuta, se avessi avuto modo di verificare, di confrontare se quello che era lì scritto corrispondesse alla verità, e ho detto: “se tu ritieni che ci siano delle cose, degli aspetti, delle ispirazioni che Maria suggerisce, vivi la realtà di questa anima che si è consacrata a Dio.

Vi posso proprio dire che l’anno scorso e quest’anno – l’ambiente turistico è un continuo flusso di persone -, ma soprattutto l’anno scorso, ho proprio visto tante persone che pregavano, stavano in contemplazione davanti all’altare, davanti al Santissimo, con la biografia di Maria Bolognesi e sono certo che ne hanno tratto un grande beneficio.

Celebrando questa S. Messa in onore della SS. Trinità, io non sapevo prima che la S. Messa era in onore della SS. Trinità, ma appena mi è stato detto dal rettore di questa chiesa, ho subito pensato a Maria, quando veniva tentata dal demonio, e quando lei lo allontanava, lo cacciava sempre nel nome della SS. Trinità.

La SS. Trinità è la realtà di tutta la nostra vita, di tutta la vita dell’universo, perché è Dio che è creatore, perché è Dio che salva l’uomo, perché è Dio che con il suo spirito invade l’anima di tutte le creature e, in primaria istanza, dell’uomo, che è fatto a sua immagine e somiglianza.

Avete sentito la prima delle due letture, che sono le letture della giornata della liturgia ordinaria e che sembrano proprio fatte apposta per questa liturgia eucaristica che ricorda l’anniversario della nascita di Maria Bolognesi.

Paolo, in questa lettera ai Romani, sta ricordando la realtà del peccato e l’uomo, che quando è nel peccato, non conosce la realtà di Dio, non conosce neanche la legge e vive come se gli fosse tutto lecito, fosse tutto da godere, da vivere, da consumare questa vita. E Paolo dice: stiamo attenti!

Paolo è stato convertito, è un uomo che viveva totalmente lontano dal pensiero che un Dio si sarebbe incarnato, sarebbe morto e che sarebbe risuscitato. Paolo vuol dire a noi, vuol dire a quei cristiani di Roma, ai quali manda la sua lettera, che la risurrezione di Cristo è la vita dell’uomo, è la realtà, è la storia nuova, è la nuova creazione. Perché – dice Paolo – se noi non crediamo nella risurrezione, vana è la nostra fede.

Noi possiamo pensare a Gesù Cristo che muore, che ha patito, ma se noi non pensiamo alla risurrezione, se non pensiamo che siamo fatti per la risurrezione – poiché Gesù è venuto a portare la realtà della risurrezione nel cuore dell’uomo, a risvegliarlo, a portargli questa luce – ditemi un po’ se varrebbe la pena che noi vivessimo rinunciando, facendo sacrifici, osservando la parola di Dio; non varrebbe la pena. Varrebbe la pena godere, passare la nostra vita e la nostra esistenza consumando più che sia possibile, vivendo godendoci quanto più possibile e non pensare a Dio che ci dice di osservare le sue leggi, i suoi precetti, fare sacrifici. Non varrebbe la pena. Ma Cristo è risorto e ha portato nell’uomo questa realtà sempre incombente: nel pensiero di Dio c’è sempre stata la presenza della salvezza, il suo progetto di salvare l’uomo.

La seconda lettura, dal Vangelo di Luca, ci parla che Gesù è venuto a portare il fuoco sulla terra. Di quale fuoco si tratta? Gesù porta il fuoco sulla terra, ma entra nella realtà dell’uomo e porta il fuoco all’interno della storia dell’umanità, all’interno della vita dell’uomo, all’interno della sua esistenza.

Il fuoco è una realtà che purifica, una realtà che separa, una realtà che porta qualche cosa di nuovo, ma comunque, una realtà che brucia e che brucia tutto ciò che deve essere bruciato nella storia dell’uomo. Gesù porta fuoco per distruggere, per sconfiggere ciò che c’è di male nella realtà della storia dell’umanità e di ogni uomo.

Ma qual è questo fuoco che Gesù ha portato? Noi dobbiamo guardare la Croce. La Croce è il fuoco che Gesù porta. Egli dice che lui stesso sarà battezzato di questo battesimo di fuoco. Anche Giovanni dice: costui è colui che vi battezza, che porta il battesimo di spirito e di fuoco. Ebbene ecco Gesù che va sulla Croce, è il fuoco che brucia, che estingue, che distrugge totalmente tutto ciò che ci può essere di male nella vita dell’umanità.

Guardando la croce, si potrebbe pensare, dall’esterno, che soltanto essa distrugge il male nel cuore dell’uomo, ma invece è Cristo che è proprio entrato nella realtà del profondo peccato, dell’angoscia, del buio totale, del tunnel, della malvagità dell’uomo, per poterlo portare fuori da queste realtà e portargli la luce. Cristo è venuto a portare la realtà di una creazione nuova. Quindi, noi dobbiamo sempre guardare la Croce non tanto come un fatto di patimento, di dolore, di buio, di morte, ma sempre pensando alla realtà della Pasqua, perché è la Pasqua il passaggio dalla realtà del male e del buio verso la realtà della vita, del bene, dell’amore.

Ingresso rispettoso e attento

Fatta questa premessa, proviamo ad entrare nella vita di Maria Bolognesi con questi concetti che io ho cercato di trasmettervi in maniera personale e molto limitata, concetti che andrebbero approfonditi e che sono tutta la nostra vita religiosa.

Maria Bolognesi nasce: una creatura meravigliosa.

Io ricordo, prima, tutti si leggeva la storia di un’anima, di S. Teresa del Bambino Gesù; poi, durante il Concilio, ci sono stati dei momenti di psicologismo, si è pensato persino che Teresa del Bambino Gesù fosse un’isterica, una mezza matta, persona che non capiva niente; dopo invece, il Signore, lo Spirito Santo hanno illuminato: essa è stata non soltanto riesumata, ma rianimata nella pietà, nella vita, nella storia della Chiesa. Come Teresa è sempre stata presente nella sofferenza e nella realtà del dolore, anche la Chiesa doveva passare attraverso la sua storia, e Teresa è stata dichiarata Dottore della Chiesa, una delle pochissime donne dichiarata Dottore della Chiesa.

Anche Maria Bolognesi è stata dichiarata una povera scema, un’isterica, una donna che non capiva niente, una donna derisa, calunniata; ma questo fa parte della vita cristiana. Forse ci meravigliamo di ciò perché così è la nostra mente, la formazione di un po’ di noi tutti, anche di me sacerdote. Ma senz’altro penso che tutti potremmo fare questa confessione: quando noi pensiamo ad un santo lo vogliamo sempre vedere nella sua gloria, nella facile realtà dello stato di santità raggiunta dopo la sua vita.

Noi non pensiamo che San Pietro era un povero, forse un analfabeta, che era un caratteriale, una persona veemente. E chi era San Paolo? Chi era Sant’Agostino? Chi era San Francesco? Erano persone che entrate nella vita hanno, ad un certo momento, scoperto la luce di Dio, hanno votato tutta la loro esistenza al Signore ed il Signore, entrando nella loro vita, li ha cambiati, li ha trasformati, li ha fatti diventare luce, lampada sul cammino e sulla strada della vita di tante persone, di tanti cristiani. Come Pietro per tutta l’umanità, così tutti i santi sono sempre un faro, una luce sulla realtà della vita evangelica.

Noi abbiamo nella mente questa realtà: che i santi siano tutti là, in alto, tutti là, nella gloria, nella luce, nella facilità, e ci rivolgiamo a loro soltanto per chiedere un aiuto, una intercessione; abbiamo così una devozione che non è da scartare, non è tutta da buttare, ma che dobbiamo cercare di correggere. I santi sono persone che, tante volte, hanno vissuto una vita nel peccato e nel buio, ma che quando è entrata nella loro vita la luce del Signore si sono aperti totalmente a Dio.

Questo hanno fatto i santi e Maria Bolognesi ha avuto un privilegio sommo, quello di comprendere la luce del Signore già nei primi anni della sua vita; cosa che può essere capitato e capitare anche a noi; forse anche noi abbiamo avuto nella nostra vita certi momenti nei quali una luce che ci ha fatto quasi scegliere il bene o il male, cioè quello che è chiamata dalla teologia morale l’ “opzione fondamentale”.

Vita di donazione

Maria Bolognesi che cosa ha fatto? È stata talmente ferma nella sua decisione di donarsi a Dio totalmente fin dai primissimi anni della sua vita, alla prima comunione e poi successivamente, è stata capace di essere sempre fedele al Signore: Dio l’ha presa in parola; se l’è presa come un aiuto, come un aiuto alla sua sofferenza. Anche Dio soffre, Cristo continua a soffrire, a patire e versare il suo sangue alla destra del Padre, perché continua a salvare l’umanità, a redimere l’umanità. Maria è entrata dentro a questa realtà di vita, di sofferenza, di abbandono totale in Dio.

Quante cose si possono dire di Maria Bolognesi, ma io vi dico soltanto una mia testimonianza: non è uno studio teologico sulla santità di Maria Bolognesi; io vi sto dando la mia testimonianza per il motivo che vi stavo dicendo all’inizio.

Maria Bolognesi è una creatura che si è offerta a Dio come aiuto alla sua sofferenza, perché Dio soffre. Non pensiamo Dio che stia sempre a godere della realtà dell’uomo. Come può Dio oggi essere contento di una umanità dove c’è soltanto disuguaglianza, ingiustizia, dove la gente muore di fame, succube di un sistema che condiziona tutte le nostre teste e nel quale ci siamo anche noi? Come può Dio essere contento?

Ecco, pensiamo Maria come una realtà che è sempre presente e che sioffre al Signore. Quante volte lei dice: “Signore, io vorrei prendere tutto il male, il peccato che è nel mondo e portarlo nella mia vita”. Ciò nel tempo di guerra, ma io penso che anche nel tempo conciliare Maria si sia così prodigata verso gli altri nella carità, nella sofferenza, nella lotta contro il male; anche durante il Concilio – momento fondamentale della vita della Chiesa di questo secolo e forse di tutta la storia della Chiesa – lei era lì che soffriva, che offriva tutta se stessa al Signore.

Provate a pensare anche a Maria Santissima, che lei sempre invocava: a quanto essa abbia aiutato Maria Bolognesi nella sua vita di cristiana, che offre tutta la sua esistenza per aiutare Dio che soffre. Un’altra cosa che mi viene in mente è questa: noi siamo sempre portati a raccontare le cose belle della vita dei santi; sono storie, anche di apparizioni, di messaggi divini, tutte storie vere che si verificano, ma che, comunque, non sono motivi sui quali io mi voglio ora fermare.

La realtà misteriosa di una vita

A me interessa conoscere, aver conosciuto questa bambina, questa donna, nella sua realtà e anche nella sua oscurità, perché ci sono dei punti nei quali non si capisce tutto di Maria Bolognesi. La realtà del male, del peccato, del dolore, è una realtà misteriosa e chi può andare fino in fondo alla realtà di un’anima che era direttamente a contatto con Dio? Sono lati oscuri – ma, attenti – questi lati oscuri stimolano di più la nostra vita, perché anche noi chissà quante volte abbiamo dei momenti di oscurità, di misteriosità, nella nostra vita. Ma lei che cosa faceva? Maria si offriva sempre totalmente a Dio, sapeva che la luce veniva immancabilmente dal Signore. Non c’è niente di strano, è molto bello il fatto che Maria sia tentata dal demonio, che sia invasa dal demonio; è una cosa stupenda, meravigliosa, potente, forte della vita, perché è chiaro che il male, il demonio, quando vede che un’anima si vota totalmente, eroicamente a Dio, può solo tentarla in tutte le maniere.

Sulla purezza: è stata aggredita da tre individui, io non ho approfondito molto il fatto del processo, ma sono cose interessanti, molto belle, che danno molta importanza alla vita di questa anima, che offre se stessa a Dio. Maria viene tentata dal demonio, dal male, perché lui sa che nella sua vita lei sta salvando tanta gente, perché è Dio che è presente nella sua esistenza, è Dio che si serve di questa donna che gli è sempre fedele anche quando è tormentata da satana, ed è giusto che sia così, è giusto, teologicamente giusto che sia così.

State a sentire che cosa dice S. Teresa d’Avila in merito a questa realtà della tentazione di satana:

“Se tu ami Dio, devi essere pronto ad andare all’inferno se Dio lo vuole per te. Solo chi ama Dio perdutamente è pronto ad andare all’inferno per amore di Dio, cioè solo chi ama Dio non per la ricompensa che si aspetta, ma perché Dio va amato indipendentemente da tutto, più di tutto, sopra tutto, solo chi è rassegnato all’inferno per amore di Dio ama Dio”. Non lo dico io, lo dice S. Teresa d’Avila, anche lei Dottore della Chiesa. È fondamentale, molto importante.

A Lido degli Estensi confesso moltissimo durante l’estate, sono migliaia le persone che vengono; tante volte arrivano delle anime che mettono in crisi persino il prete, anime che sono veramente aperte a Dio e raccontano, sentono che hanno la tentazione del male, non vogliono peccare ma si sente che c’è la presenza del male che insiste, che tenta, che vuole portare l’anima lontano.

Quindi vedete quanto è importante tutto quello che sembra e che tante volte si vorrebbe anche nascondere, perché è chiaro che parlare del diavolo e del male oggi sembra quasi anacronistico, assurdo, ma stiamo attenti che il diavolo agisce non soltanto in maniera figurata come nella realtà di Maria Bolognesi, ma agisce in un contesto, che prima ho accennato, nel quale noi ci troviamo: il mondo è dominato da una realtà che è come un tunnel, sembra la notte del mondo, sembra la storia del mondo, e noi lo dobbiamo sempre vedere nella luce del fuoco che Cristo ha portato, della croce. Poi attraverso la croce, attraverso questo fuoco, noi andiamo alla Pasqua, alla risurrezione, alla realtà della vera vita.

Richiami di una storia

Quando ho letto la biografia di Maria Bolognesi, vedendo questa bambina, ho un po’ percorso tutta la realtà della mia esistenza di sacerdote. Io sono stato fra i bambini, fra i ragazzi, i “ninos de rua” del Brasile. La vita di Maria Bolognesi, nei primi anni della sua vita e anche dopo, era come quella dei bambini di oggi; i bambini di strada vivono come Maria Bolognesi, tante volte anche peggio. Anche lei ad un certo punto della vita, quando il padre adottivo geloso della mamma chiede di sorvegliarla, gli dice: “io fuggo di casa”; ed è stato il momento meraviglioso nel quale l’uomo si è fermato e ha cambiato esistenza. Ebbene Maria stava facendo quello che tante volte per una infinità di motivi fanno i bambini di strada che sono nel Brasile e un po’ in tutto il mondo. Maria Bolognesi è anche protettrice di questi bambini di strada, perché lei illuminata da Dio nella scelta iniziale è stata sempre fedele al Signore, anche quando doveva soffrire: è universale l’aspetto della sua esistenza. È universale anche quando, nella sua vita di ragazza, va a lavorare e addirittura si ammala, quando salva quel bambino buttandosi nell’acqua senza saper nuotare, dando la sua vita.

Messaggio di conversione

Tutte prove che, viste alla luce delle riflessioni di quelle pagine del Vangelo che ci illuminano e alle quali Maria si è affidata, senz’altro danno forza anche a noi che stiamo andando verso il terzo millennio. Maria Bolognesi viene a darci veramente una spinta alla conversione, ci deve far capire che si tratta veramente di salvare la nostra esistenza, di cambiare la nostra vita, di non fingere, di non accontentarci di un certo ritualismo, di un certo legalismo, pensando che sia questo per farci guadagnare la vita eterna. Si guadagna la vita eterna quando veramente c’è una conversione, quando la luce di Dio entra nella nostra vita e lasciamo che Dio faccia di noi veramente quello che lui vuole.

Maria è senz’altro di luminoso esempio, quindi è modernissima la sua realtà di vita cristiana. Si può dire che Maria addirittura non ha neanche avuto nel suo pensiero l’idea di un servizio religioso nel modo tradizionale che noi pensiamo, di un Ordine. Praticamente lei ha inventato, anzi è stato Dio che con il suo spirito ha inventato nella sua vita una forma di esistenza cristiana tutta speciale, tutta particolare.

Provate a sentire questa preghiera, poi alla fine vi faccio una domanda: “Padre mio, mi abbandono a te, fa’ di me ciò che ti piace, qualunque cosa tu faccia di me ti ringrazio, sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature, non desidero nient’altro, o mio Dio, rimetto la mia anima nelle tue mani, te la dono con tutto l’amore del mio cuore perché ti amo ed è per me una esigenza d’amore, il donarmi, il rimettermi nelle tue mani senza misura, con una confidenza infinita, perché tu sei il Padre mio. Amen”.

Forse qualcuno di voi recita questa preghiera, forse conoscete di chi è questa preghiera. Mentre la recitavo, non vedevate la figura di Maria dentro questa realtà? Non sono le sue parole, non è il suo modo di vivere, non è la sua scelta fondamentale, l’esistenza? Questa preghiera è stata scritta da Charles De Foucauld.

Attualità di una vita

Quindi vedete che la sintonia della realtà della vita di Maria è pienamente moderna, forse veramente una contemporanea stessa di Charles De Foucauld. Egli era nel deserto, Maria era qui nella vostra realtà polesana, nella realtà di questa Chiesa. La vita di Maria è una grande ricchezza della Chiesa, di tutta la Chiesa, della Chiesa della diocesi di Adria-Rovigo.

Sono stato contento e mi sono entusiasmato nel leggere questa vita, guardando proprio le cose che sembrano più ridicole. Le più semplici ai nostri occhi, le più assurde sono state quelle che mi hanno più colpito, perché negli anni nei quali viveva Maria, qui c’era anche mia madre – che è di questa terra – e anche mia madre è stata una donna che ha offerto nella sua realtà di vita tutta se stessa e tutti i suoi figli.

Quindi Maria stava già diffondendo con la sua presenza una realtà di vita cristiana non tanto così sentimentale ma concreta, profonda, sanguinante.

don Carlo Maran
parroco della Parrocchia San Paolo di Lido degli Estensi (FE)

Omelia di frate Marco Matteo Pugina – 7 giugno 1998

Lo Spirito crea comunione dei santi e con i santi

Il 7 giugno di quest’anno, solennità della santissima Trinità, Rovigo ha celebrato una giornata di spiritualità, nella quale sono state affiancate le figure del Venerabile Padre Pio da Pietrelcina, frate francescano cappuccino, e di Maria Bolognesi, Serva di Dio, per proporre una riflessione sull’azione e sulla presenza dello Spirito Santo sulla e nella Chiesa di oggi in cammino verso il Giubileo dell’anno 2000.

La ricca giornata ha avuto due grandi momenti: la mattina, al Teatro don Bosco, le relazioni e le testimonianze, per meglio conoscere le due figure, entrambe in cammino verso gli onori degli altari; il pomeriggio nella chiesa de “La Rotonda”, Tempio cittadino dedicato a Maria Beata Vergine del Soccorso, la preghiera adorante davanti al Santissimo Sacramento e la S. Messa, come conclusione della giornata.

Il tutto prende il via la mattina con un breve saluto del moderatore il sig. Giuseppe Tesi, il quale spiega velocemente il programma, dopo di che dà inizio alla giornata con un momento di preghiera guidato da Mons. Daniele Peretto. Dopo la preghiera, il saluto e la presentazione dei Presidenti: il sig. Marino Gazzabin del Gruppo di preghiera di Padre Pio e la D.ssa Giuseppina Giacomini del Centro Studi – Amici – “Maria Bolognesi”. A questo punto viene presentato il primo relatore: don Nello Castello, prete impegnato a tempo pieno da 40 anni nella diffusione della conoscenza di Padre Pio da Pietrelcina, il quale presenta il tema: “Padre Pio, uomo di Dio per gli uomini”. La sua relazione risulta essere un’approfondita enunciazione e spiegazione dei grandi doni mistici, vissuti nell’umiltà più vera, che Padre Pio ha ricevuto, ma soprattutto che ha usato al servizio degli uomini. Terminata la relazione di don Nello Castello, il moderatore dà la parola al secondo relatore: Mons. Daniele Peretto, rettore del Tempio de “La Rotonda” e da 9 anni Vice – Postulatore della Causa di Canonizzazione di Maria Bolognesi e Direttore responsabile di “Finestre Aperte”, periodico trimestrale del Centro Studi – Amici – “Maria Bolognesi”, il quale presenta il tema: “Maria Bolognesi, occupata dallo Spirito, vive per gli altri”. La sua relazione è una ricca carrellata della vita della Serva di Dio Maria Bolognesi, nella quale hanno grande rilievo i doni e l’affetto ricevuti da Cristo e messi totalmente a servizio dei fratelli, in particolare i più bisognosi.

Terminate le due relazioni, il moderatore inizia a presentare coloro che daranno testimonianze vive e dirette di loro esperienze di vita con Padre Pio, vivo e dopo la morte, e Maria Bolognesi.

La prima testimonianza, ricca di particolari di vita personale, su Padre Pio, è del Giudice Dr. Eugenio Fedele, di Terracina. La seconda, abbastanza sintetica, è del sig. Alessandro Ghirelli di Occhiobello, il quale ha una ditta di assemblamento e vendita di rosari.

Dopo aver ascoltato le due testimonianze su Padre Pio, iniziano quelle su Maria Bolognesi.

La prima è del Dr. Piero Tordelli, psicoterapeuta a titolo volontario e segretario comunale, di S. Ginesio (MC). La seconda è del sottoscritto, Fr. Marco Matteo Pugina, frate minore francescano, originario di Rovigo, che opera in Toscana, a Cetica, in provincia di Arezzo. L’ultima testimonianza è della sig.na Giuliana Andreotti, nipote dei primi benefattori di Maria Bolognesi, che legge alcune pagine del diario della nonna Barban Piva Angelina.

La mattinata si conclude con un ringraziamento generale del moderatore ai relatori, ai testimoni, ai presenti alla Giornata di spiritualità e agli organizzatori, il quale dà appuntamento alle ore 16.00 alla Chiesa de “La Rotonda” per la seconda parte della giornata.

Alle ore 16.00 inizia la seconda, e non meno importante, parte di questa giornata carica di presenza di Spirito nella conoscenza di Padre Pio e di Maria Bolognesi.

L’Adorazione Eucaristica guidata da Mons. Daniele Peretto si protrae per circa un’ora e mezzo, interrotta brevemente da un saluto e una concisa riflessione del Vescovo Diocesano Mons. Martino Gomiero sul tema “Stare in Preghiera” davanti all’Eucarestia.

La giornata si conclude con la santa Messa presieduta da P.Innocenzo Negrato, Abate del Monastero Benedettino di S.Giustina di Padova, e concelebrata da altri tre preti. Nell’omelia Padre Negrato propone ai partecipanti all’Eucarestia un’esauriente presentazione della figura di Maria Bolognesi, cogliendo la complementarità del suo essere mistica e operante, proprio come l’azione dello Spirito Santo si attua nella e sulla Chiesa.

Fin qui potrebbe sembrare un semplice diario della giornata, talvolta anche troppo sintetico nel riferire i vari contenuti, ma ciò che desidero proporre in queste righe è il frutto di questo incontro di cuori che battono per Dio, guardando a due suoi servi: un uomo e una donna che hanno saputo coniugare la mistica con la quotidianità, per una crescita personale e fraterna della fede.

Ciò che ritengo importante abbia comunicato questa giornata è la santità di queste due persone, che è stata perseguita con tenacia di fede, ma nella ferialità della quotidianità.

Posso dire, con una certa tranquillità, di conoscere abbastanza bene sia Padre Pio, essendo io un suo confratello nel carisma francescano, che Maria Bolognesi, essendo essa stata, per alcuni anni della sua vita, in casa con la sig.ra Gallani Anna, mia nonna materna.

Padre Pio risponde alla chiamata di Dio e diventa frate, ed è questa sua disponibilità al Signore che lo rende capace di accogliere i doni soprannaturali, che non usa per sé, ma per il bene degli uomini.

Il suo amore a Dio è così totalizzante da renderlo davvero molto unito a Lui, facendogli cogliere l’importanza di portare, nella libertà, più persone possibile verso il Signore.

Maria Bolognesi, in qualche modo, percorre lo stesso cammino, accoglie la chiamata alla sponsalità con Cristo, ancora molto giovane, e vive per raggiungere questo fine: essere unita a Cristo nelle nozze, sì terrene, ma soprattutto celesti, per cui la sua vita diventa un canto di lode a Dio, anche se vissuta nella sofferenza fisica, la più pregnante a livello umano, causata dai grandi doni che il “suo Gesù” le ha fatto. E sa che i doni che riceve li deve vivere lei, talvolta da sola, ma non solo a suo beneficio personale, ma per il bene degli altri. E Maria scorge questi “altri” in ogni persona che incontra, ma soprattutto nei più poveri, più bisognosi, non solo a livello materiale ed economico, ma oserei dire prima di tutto a livello spirituale e di fede.

Queste due persone ci comunicano, non tanto il loro essere stati bravi per cui hanno raggiunto la santità, ma che sono stati se stessi fino in fondo, nella libertà vissuta contro ogni falsa sicurezza, per cui hanno realizzato la loro vita nell’unica vera Sicurezza, che è Cristo Signore, e la vita vissuta in questo modo porta alla santità. Non si nasce santi, ma lo si diventa con la grazia di Dio e l’impegno volontario e personale del singolo individuo inserito nella comunità di fede, che è la Chiesa.

Questo è il grande insegnamento che riceviamo da giornate come questa, e che ci porta a desiderare di viverne altre, a guardare a persone che hanno realizzato se stesse in Cristo, anche se agli occhi del mondo possono sembrare fallite. Guardiamo a Maria Bolognesi. La sua vita umana sembra un fallimento continuo: la scuola per bambini poveri…, la casa di accoglienza per preti e laici poveri in convalescenza…, sembra che nulla le riesca. Non è vero! Perché le riesce la realtà più importante: amare il “suo Gesù” sopra ogni cosa, per amare “comunque” gli altri, il prossimo suo, amando totalmente e, nella verità evangelica, se stessa.

Padre Pio, lo stesso, viene sospeso a più riprese dall’esercizio presbiterale; i doni che riceve gli creano difficoltà più che aiutarlo nel suo ministero. La croce e la sofferenza sono la piena realizzazione del cammino che lo porta a desiderare di essere santo.

Tutto questo ci dimostra che la santità non è appannaggio di pochi privilegiati, ma chiamata di Dio ad ogni uomo nella libertà. La fede è il cammino, la strada, il percorso che ognuno deve fare per raggiungere questo traguardo, che altro non è se non la salvezza eterna. I doni soprannaturali, poi, il Signore li fa a coloro che sanno riceverli e usarli, ma non sono l’unica via o l’unica prova di santità. Anzi, la Chiesa, con la sua storia, ci racconta di tanti uomini e donne che hanno raggiunto un alto livello di vita santa e donata totalmente, senza doni particolari, o per lo meno così visibili ed inconfondibili, come possiamo vedere in Padre Pio e Maria Bolognesi.

Ciò che resta da fare, quindi, è guardare a Padre Pio e a Maria, chiedendo loro l’intercessione presso il Signore, affinché quanti li hanno conosciuti, possano comunicare la loro vita al mondo, ed il loro esempio diventi così per ogni uomo e donna che li incontri nella propria vita un incitamento continuo alla santità, un aiuto concreto nel pellegrinaggio terreno, ma soprattutto presenza viva e vivificante dell’azione dello Spirito Santo.

Importante si fa l’invito alla preghiera, affinché il loro cammino verso la dichiarazione solenne della loro santità, da parte della Chiesa magisteriale, possa giungere a buon fine in tempi non troppo lunghi, perché il loro insegnamento divenga scuola di vita a servizio di tutta la comunità ecclesiale.

frate Marco Matteo Pugina