BEATA MARIA BOLOGNESI
Una voce dentro l’anima

di Giuseppina Giacomini
Editrice Velar, 2015

in copertina: il primo quadro dipinto da Maria il 29 febbraio 1968.
sullo sfondo: immagine di Maria Bolognesi, disegno realizzato da Alessandro Terenzi.

Prefazione

Quando Giuseppina mi ha chiesto di scrivere la prefazione di quest’opera dedicata alla Beata Maria Bolognesi, ho provato un particolare stato interiore, fatto di sentimenti contrastanti: da un lato, la piacevole sensazione di essere stata invitata a leggere, con speciale attenzione, uno scritto di notevole spessore e complessa tematica, dall’altro, il timore di non essere la persona giusta per un’analisi del genere.

Questa perplessità si è presto dileguata poiché ho pensato che Qualcuno mi avrebbe aiutata a trovare parole e capacità per affrontare tale compito.

L’opera di Giuseppina, nell’immediato, mi è parsa semplice poiché conduce ad effettuare ed affrontare un itinerario che già mi era familiare, avendo letto diverse biografie della nostra Beata.

In realtà – ad un esame più approfondito – lo scritto presenta caratteristiche del tutto differenti perché conduce direttamente in una vera e propria “stanza dell’anima” dove si viene coinvolti, attraverso i canali testo della prosa e della poesia, a conoscere l ‘universo complesso ed intimo di Maria Bolognesi.

Giuseppina racconta, con la voce del cuore e la razionalità della mente, il cammino di quest9anima santa; ce la presenta tenendola per mano o stringendola idealmente a sé, accompagnata da un profondissimo desiderio di condivisione, quasi volesse distillare ogni momento della sua vita per offrircelo poi in gocce essenziali e benefiche per lo spirito.

Lo fa, ora con delicata tenerezza, ora con ammirazione, ora con sordo dolore usando un linguaggio che diviene modulazione della voce a seconda della situazione e del momento proposto.

Speciale e forse del tutto insolita si rivela l9atmosfera creata nella globalità dell’opera da chi sta narrando. È spontaneo allora chiedersi: chi è l’autrice? Giuseppina o Maria stessa?

Si percepisce, infatti, una sorta di immedesimazione straordinaria che ha le caratteristiche di un concerto, di una musica suonata a quattro mani.

Così, nella “stanza dell’anima’’ si viene assorbiti da un contrappunto spirituale poiché le protagoniste ci coinvolgono e ci chiamano con un’unica voce che parla d’Amore.

Ed è questo il motivo conduttore, il filo rosso di una vita – quella di Maria – che si snoda attraverso le strade tortuose, imprevedibili, inaspettate da Lei percorse.

Giuseppina si addentra, con coinvolgimento crescente, nella storia di Maria, cogliendo sentimenti particolari che la stessa provava nei momenti più dolorosi come quelli vissuti nel corso di un’infanzia estenuante, in cui però si creavano le basi di una vita speciale nel corso della quale erano “in fieri” i germogli del successivo percorso.

L’Autrice s’immedesima nella bambina che vive umiliazioni silenziose, quasi respirate, che ne forgiano il carattere, in modo tale da poter intraprendere il cammino spirituale che le è assegnato.

Davanti all’infinito, non basta più la cronaca biografica di quel vivere! Così la poesia che sgorga dal cuore di Giuseppina si fa racconto per mezzo della magia di un linguaggio senza tempo, o meglio, oltre il tempo perché senza più spazio.

Ed è proprio il superamento delle barriere temporali ad aleggiare in tutto lo scritto, quasi a voler codificare la potenza di quell’Amore senza confini e limiti che sta alla base dell’esistenza di Maria.

Dice la nostra scrittrice:
Ama sempre così / Oggi domani sempre… / Nel gran silenzio / non dire niente / non affannarti più / Amare e ancora amare / poi dare e dare sempre / senza forzare mai / la mano di colui / che sempre vuol avere / e non sa più donare.

E la semplicità, che inizialmente pareva essere l’imprimatur dell’Opera, si trasforma in un complesso universo di aspetti, figure, sentimenti che ci pongono di fronte a tematiche psicologiche e teologiche di grosso calibro.

Davanti a queste realtà, si sente il bisogno di passare ad una fase meditativa nella quale l’emozione poetico-narrativa diventa sfogo, manifestazione dell’anima ed invito al dialogo.

Giuseppina ci parla di dialogo poetico che scaturisce come emanazione dell’Amore.

Questa “parola-chiave” che si fa “parola-guida” diventa strumento indispensabile per tracciare il percorso di Maria, che Giuseppina chiama affettuosamente “sorellina”.

E la “sorellina” che ha una stella speciale e, per avere una stella speciale è necessario accogliere quella Luce in modo… unico.

E proprio questo “splendore-calore” che ci accompagna e ci illumina, mentre invita il nostro sguardo a sollevarsi dal peso della terra per seguire la potente calamita che ci porta a Dio!

Immagini a cascata, scroscio di parole, pioggia di sentimenti…

Maria, nata nella povertà della paglia, frustrata dall’esistenza che si faceva calvario, croce, accettazione, accoglienza, sofferenza e ancora cammino.

Giuseppina le tiene la mano, si fa guidare e nel contempo invita noi a seguirla attraverso il percorso scandito dalle sue/loro parole.

A questo punto sarebbe naturale addentrarsi nell’indagine teologica degli aspetti che l’autrice tesse, preferisco però lasciare agli studiosi questo non facile compito.

Mi pongo invece tra i tanti fedeli presenti alla Beatificazione di Maria Bolognesi e tra coloro che ne invocano l’aiuto nell’incertezza del vivere quotidiano.

Mi è allora caro sottolineare uno dei punti più significativi dello scritto di Giuseppina Giacomini che mormora:

Silenzio! Non parlare / e cerca di ascoltare / guardare e ricordare / guardare e non pensare / attendere per crescere / per vivere e sognare.

Crescere assieme al giorno / al sole che ti illumina / al sole che ti penetra / al sole che ti scalda / e se ne va / portandoti la luna / lasciandoti le stelle / aprendo una ferita / per darti un’altra gioia…

Accanto all’Amore, Giuseppina ci fa “gustare” anche il silenzio, che diventa il secondo grande tema conduttore dell’operetta; senza questo “silenzio interiore” potrebbe essere difficile comprendere fino in fondo, assaporandone l’essenza, il dialogo tra le “due sorelline”… Mi permetto soltanto di aggiungere un altro dato: Giuseppina – a mio avviso – vive, accoglie, esprime in modo completo, la figura di Maria Bolognesi, dagli occhi grandi e luminosi, nei quali si riflette il brillio stupefacente delle stelle, testimoni dell’immensità divina.

E la stessa immensità che la piccola Beata polesana ha accolto nel cuore con il Sì, il Così Sia, che ne ha accompagnato l’intera esistenza.

Rosetta Menarello