IL SACERDOZIO TRA GRANDEZZA E MISERIA

di P.Tito M.Sartori O.S.M.

Centro Maria Bolognesi, 2009

Presentazione

Potrà sembrare strano che un sacerdote, ormai alla soglia degli ottantanni, si accinga a scrivere un testo dedicato alla riflessione sul dono del Sacerdozio istituito da Gesù alla vigilia della dipartita da questo mondo, come suggello ultimo dell’amore all’umanità tutta.

E può sembrare ancor più strano che egli decida di indirizzare queste sue riflessioni ai Confratelli più giovani, nell’intento di porger loro un aiuto fraterno nell’approfondire non solo la bellezza della vocazione ricevuta, ma anche nell’affrontare coraggiosamente le difficoltà che tale vocazione comporta.

Ebbene, Formai lunga esperienza del ministero sacerdotale mi suggerì di compiere questo passo. Mi è stato di aiuto lo studio della causa di beatificazione della Serva di Dio Maria Bolognesi (1924-1980). L’accostare le pagine del suo diario, dove si intrecciano stupende testimonianze di sacerdoti integerrimi con altre di opposta esperienza, mi aprì cuore e mente ad apprezzare il dono immenso affidato da Gesù ai sacerdoti e la necessità che le mani consacrate dalla divina Unzione conservino il profumo della grazia divina nel desiderio di essere d’aiuto ai fratelli bisognosi d’incontrare il Signore.

Che cosa si apprende dalle pagine del diario di Maria Bolognesi? In esse – la cui scrittura la Serva di Dio iniziò nell’aprile del 1942 per obbedienza all’allora direttore si spirito, il 74enne Don Bassiano Paiato (1866-1961), e poi continuò con il consenso dei due successivi direttori (mons. Rodolfo Barbieri [1864-1963], mons. Adelino Marega [1881-1964]), fino a porvi fine con il consenso dell’ultimo di essi, Don Aldo Balduin (1903-1990) – lei manifestò un’altissima stima dell’ufficio sacerdotale, ammirata della santità e dalla saggezza delle sue guide spirituali. Alla venerazione ella unì una obbedienza assoluta, addirittura fino a preferire l’obbedienza alle loro indicazioni, piuttosto che a quelle del Signore durante le apparizioni dei venerdì (e questo quasi settimanalmente, per alcune decine d’anni).

Per lei i sacerdoti – suoi confessori e direttori di spirito – erano la Chiesa e la preminenza riconosciuta dalla Serva di Dio alle loro direttive, venne approvata come pertinente dallo stesso Personaggio delle apparizioni, anche se egli non mancherà di sottolineare che, essendo Dio, non era tenuto ad assoggettarsi ad esse.

Al nitore spirituale che caratterizzò le splendide figure appena nominate, nel corso degli anni si affiancarono altre esperienze di sacerdoti che non sempre offrirono uguale esemplarità di vita. Sia subito detto che la Serva di Dio non giunse personalmente a sperimentare alcunché di negativo; le accadde invece di ricevere confidenze amare da parte di consanguinei di sacerdoti venuti meno ai loro doveri. Dovette asciugare le lacrime di qualche mamma, di qualche sorella sconfortate e avvilite per tale motivo. Di qui la risoluzione di lei di intercedere presso il cuore del Signore Gesù, per ottenere il pentimento e la conversione di questi presbiteri travolti dalla forza delle passioni. La mediazione le costò sacrifici a non finire. Insistente fu l’azione da lei operata sul cuore del Signore per strappargli le grazie necessarie alla salvezza dei fratelli traviati. Ne sono testimonianza i dialoghi serrati tra lei e Gesù che si leggono nel diario, dialoghi nei quali si rimane colpiti dalla forza con la quale lei si intestardiva nel chiedere la grazia della loro conversione.

Da questo presupposto il titolo delle pagine che abbiamo tra le mani: “Il sacerdozio tra grandezza e miseria”. La grandezza deriva dalla «Potenza della Parola» che il Signore affida ai Presbiteri, perché trasformino il pane e il vino nel suo corpo, sangue, anima e divinità; e perché assicurino il perdono di Dio ai cuori pentiti. Ma anche i sacerdoti che hanno conosciuto la debolezza del tradimento come accadde a Giuda, o del rinnegamento come successe a Pietro, o della carenza di fede come dimostrato dagli Undici alfindomani della crocifissione, possono confidare di essere perdonati, purché nel loro cuore trovino spazio, oltre ai sentimenti del figlio prodigo, anche il coraggio di incontrare un fratello sacerdote. Sullo sfondo si staglia la figura di Anania che accolse Saulo ferito dalla grazia, come leggiamo di lui dopo rincontro con Gesù sulla via di Damasco. A tutti, presbiteri compresi, che abbiano il cuore umiliato dalla colpa, è possibile ottenere il perdono assicurato la sera di Pasqua dal Risorto.

Da queste pagine ciascuno può pertanto attingere motivi di riconoscenza per la grandezza dei doni concessi dal Signore alla sua Chiesa, per la speranza possibile anche nei momenti di debolezza, per il conforto che comunque l’amore del Signore sempre dona a colui che crede.

L’Autore