IL SOGNO DI MARCO
Storia di una guarigione prodigiosa

di Carla Ferrari
edizioni MB, 2006

Prefazione

il-sogno-di-marco-storia-di-una-guarigione-prodigiosa-001Un’amica, sì, un’amica speciale è quella che ho conosciuto io un po’ di tempo fa. Non avrei mai detto che quell’incontro si sarebbe poi rivelato tanto importante, eppure… Se volete, posso presentarla anche a voi. A chi non piacerebbe avere per amica una persona buona, disponibile, che non si stanca di te e ti vuol bene davvero? Beh, grazie a Dio, a me è capitato di incontrarne una proprio così e quasi per caso, o forse più che per “caso” perché Qualcuno me l’ha fatta trovare lungo la strada. Si chiama Maria Bolognesi. A dire il vero non l’ho capito subito che era speciale, mi ci è voluto un po’ di tempo, e per fortuna è stata lei a farsi avanti. Sì, lei ha preso l’iniziativa di farsi conoscere, non però come succede di solito ma in una maniera tutta particolare. Pensate, per cominciare l’amicizia nel migliore dei modi ha voluto stupirmi subito facendo un grande regalo, un dono talmente bello e inatteso che quasi quasi neanche ci credevo. Cosa mi ha regalato? Porse neppure voi ci crederete all’inizio, ma mi ha regalato… mi ha regalato… ecco, devo proprio scomodare una parola grossa, mi ha regalato un “miracolo” ! Eh sì, è stato così, è inutile che facciate quella faccia, cosa credete, che vi racconti storie? Non siete convinti eh? Scommetto che anche voi quando sentite parlare di prodigi rimanete lì un po’ perplessi. Oh, non avete tutti i torti, bisogna avere dei motivi, delle prove per crederci, visto che non capita tutti i giorni di imbattersi in esperienze straordinarie. Se siete disponibili, allora, ecco la mia proposta: volete che vi racconti come sono andate le cose, così che potete rendervi conto anche voi che non ho esagerato a usare il termine ”miracolo”?

Tanto per cominciare, quello che riferirò è tutto vero, parola di zia, sì proprio ”di zia”, perché il fatto che sto per raccontare è accaduto realmente ad un bambino di nome Marco che è mio nipote. Se siete d’accordo, prima vorrei cominciare con il fatto e solo dopo vi darò delle notizie a proposito dell’amica di cui vi dicevo, Maria Bolognesi. Così, se vorrete, lei potrà diventare anche vostra amica. Bello poter condividere con voi una cosa bella e vedere come la Bibbia ha proprio ragione quando afferma chi trova un amico, trova un tesoro”! Siete pronti? Allora ascoltate.

Un giorno d’inverno, quando aveva poco più di due anni, mio nipotino Marco è stato colpito improvvisamente da una gravissima malattia, che si manifestava in strane bollicine sulla pelle; dietro suggerimento della pediatra, i genitori lo portarono d’urgenza all’Ospedale di Padova che è un posto famoso e ben attrezzato. Lì si scoprì che si trattava di ”sindrome di Lyell”.

Purtroppo non c’era una medicina in grado di guarire questa rara malattia, pertanto i medici dichiararono che la situazione era disperata. Il bambino venne subito -fasciato dalla testa ai piedi come una piccola mummia e collegato con dei tubicini a vari macchinari perché da solo non ce l’avrebbe fatta a rimanere in vita. Gli somministrarono poi del sedativo per aiutarlo a sopportare il dolore, -facendolo dormire profondamente. Per alcuni giorni Marco rimase in estremo pericolo di vita, la sua situazione non lasciava spazio alla speranza perché non c’erano appigli a cui aggrapparsi. Ridotto così, sembrava davvero che la morte avesse colpito a tradimento la sua piccola preda e la spiasse impaziente da dietro la porta. Ma aveva fatto male i suoi calcoli, non poteva essere lei la padrona della vita, e proprio quando credeva di avercela fatta, proprio quando pensava di avere la vittoria ormai in pugno… qualcun altro entrò in azione: Maria, l’amica di cui vi dicevo. Sì, proprio lei si è messa in mezzo per respingere l’attacco finale contro il piccolo dal momento che aveva ottenuto da Dio l’intervento straordinario della Sua potenza guaritrice, Grazie a questa, in modo del tutto imprevedibile il cuoricino di Maria, che un giorno si era arrestato e ormai sembrava spento per sempre, tornò a pulsare nuovamente la vita, suscitando un’incredibile meraviglia tra i medici e gli infermieri che a lungo si erano affannati per la sua rianimazione. Era il 2 di febbraio quel giorno e, come ogni calendario ben conosce, in esso ricorre la festa di Gesù Bambino presentato al tempio (in seguito, anche questa evenienza assumerà un significato). Da quel momento è scattata la riscossa: Marco ha cominciato a guarire ad una velocità così impressionante che dopo appena tre settimane è tornato a casa completamente guarito, senza riportare alcuna conseguenza della terribile malattia che poco tempo prima, impietosamente, gli aveva devastato tutta la pelle. Che gioia vederlo tornare in famiglia sano e salvo, ancora vispo e allegro come se nulla fosse accaduto!

Ah, mi ero dimenticata di dirvi un particolare importante: la mia amica Maria non abita più qui in terra; da un po’ di anni è volata in Cielo vicino a Gesù e da lassù, con il Suo aiuto, continua a fare in modo ancora più straordinario quello che faceva già prima, cioè procurare del bene a tutti. La bontà, infatti, è sempre stata la qualità più preziosa lungo tutto l’arco della sua vita, molto evidente già fin da quando era bambina.

Se non fosse stato per il suo intervento in extremis, di sicuro Marco non sarebbe più qui con noi. Capite ora perché ho definito il suo reqalo “un miracolo”?

Questo fatto è successo nel 1994. A quei tempi io avevo altri nipoti piccoli e ad essi volevo far sapere il motivo per cui ad un certo punto il loro cuginetto Marco era sparito dalla circolazione andando a “dormire” in una cameretta d’ospedale. Un pomeriggio, proprio mentre mi trovavo nella sala d’aspetto della pediatria dell’ospedale di Padova, mi è balenata l’idea di disegnare la storia della sua malattia, raccontandola però come se fosse un sogno. Perché si sa che i bambini comprendono meglio la realtà quando questa viene rivestita con un tocco di fantasia, inoltre l’idea del “sogno” si collegava a due motivi, primo: come nei sogni, anche nella vita reale di Manco era successo qualcosa di imprevisto, straordinario, fuori dal comune; secondo: come i sogni non lasciano tracce durature perché il loro ricordo sbiadisce velocemente, così l’esperienza vissuta non avrebbe lasciato in Marco una memoria precisa. Pertanto poteva essere utile preparare un contributo che lo aiutasse o non dimenticare.

Di recente mi è stato chiesto di estendere anche ad altri bambini il racconto che in origine avevo pensato solo per la mia famiglia; per tale motivo devo qui premettere una precisazione di parentela, per aiutarvi con i vari nomi che troverete. Marco e sua sorellina Silvia sono figli di Paolo e Daniela; Marco “grande”, Anna e Luca sono figli di Flora e Giancarlo; Francesca è figlia di Lino e Letizia; tutti sono nipoti di nonna Laura (“Aua”) e pronipoti di bisnonna Maria. Ecco, basta così.

Vi garantisco che ora il “piccolo Marco” non e per niente piccolo, frequenta il liceo scientifico e la sua materia preferita è “storia”. Che sia forse perché è stata davvero particolare la sua di storia?