MARIA BOLOGNESI
Fiore del Polesine

di G.Giacomini, F.M.Gigli, M.Stefani
edizioni MB, 2005
ISBN 9788875050099

Prefazione

Avendo avuto in dono l’opportunità di scrivere l’introduzione per questa nuova edizione di Maria Bolognesi – Fiore del Polesine, mi sono trovata davanti a una sorta di imbarazzo. Con che parole guidare il lettore alla scoperta di un libro, che ha per protagonista una donna per la quale è in atto un processo di canonizzazione?

Come attirare l’attenzione su una biografia con tale presupposto, in tempi in cui, disorientati dal frastuono pubblicitario, ci dedichiamo raramente a una lettura seria, priva di attrattive esterne?

Non nascondo che l’impresa, all’inizio, mi è sembrata ardua e che, per questo, ho cercato di prendere tempo, di meditare, di chiedere consigli, fino a quando la risposta mi è venuta proprio dal Vangelo, il libro che porterei con me sull’isola deserta e che tengo sempre sul comodino della mia camera.

Non è, infatti, il Vangelo un libro meraviglioso, ricco di fatti straordinari, addirittura di miracoli, raccontato con un linguaggio e uno stile semplici e diretti, quasi da cronaca? Ispirata proprio a questo stesso libro, cercherò di parlare di Maria Bolognesi senza retorica e senza fronzoli, ma con semplicità e chiarezza, così come del resto sempre parlò, scrisse e operò la stessa Serva di Dio.

E allora ecco qui un’introduzione a due voci.

La prima si rivolge a chi conosce già Maria Bolognesi, a chi già si è accostato alla sua figura con interesse. Per questo lettore informato il libro rappresenterà un importante strumento di riscoperta e di approfondimento della vita e delle opere di questa “mistica” del 20° secolo, da portare con sé, come un libro devozionale nel senso più positivo e costruttivo del termine e non messo ad ammuffire su uno scaffale e tirato giù in programmate celebrazioni.

La seconda voce si rivolge non solo a chi non sa proprio nulla di Maria Bolognesi ed è interessato a scoprire chi sia, ma anche a chi ha paura di perdere tempo tra le pagine e a chi rifugge dalle vite dei probabili santi e di questi temi non vuole sentir parlare.

A tutti ricorderemo solo alcuni degli aspetti per cui vale la pena di leggere questo libro.

Il Fiore del Polesine racconta la storia di una donna che, per la capacità di vivere l’ordinario in maniera straordinaria, è chiamata ad essere missionaria fra la gente.

In apparenza Maria, vestita con l’abito nero, continua la sua vita di sempre: lavoro, preoccupazioni quotidiane per i fratelli che crescono, la salute che comincia a procurarle seri problemi, lo scherno e l’incredulità di alcuni che la ricoprono di ignobili insulti.

In realtà, senza farsi notare, con le sue mani sparge ovunque quel lievito che fa fermentare la speranza; passo dopo passo, con estrema naturalezza e senza clamore, impasta quel pane che è fonte della Vera Vita.

Non è facile seguire le numerose tappe di questo cammino senza sosta. Nel difficile tentativo di ripercorrere tutti i suoi spostamenti ci aiutano le testimonianze e le lettere raccolte. Riga dopo riga troviamo la “donna silenziosa della carità”, presso la famiglia Piva, dove allestisce una specie di sala di custodia per i bambini poveri che le mamme, costrette a lavorare nei campi, devono lasciare a casa da soli, la rivediamo tra gli ammalati del paese e quelli degli ospedali e del sanatorio di Rovigo, Padova e Ferrara, e, ancora, la ricordiamo sorridente mentre insegna il catechismo, raccoglie offerte per le missioni, cuce e raccoglie indumenti per i poveri, si sposta in automobile nel Nord e nel Centro Italia per portare soccorso a vari istituti di carità, scrive e risponde, lei che ha dovuto interrompere addirittura le scuole elementari, a medici, professori, religiosi. Ricercando nel prossimo il volto di Gesù sofferente, Maria non permette mai alla debolezza, alla stanchezza fisica, alle dure malattie che le fiaccano il corpo, di sopraffarla. E’ talmente grande la volontà di rispondere con azioni concrete alla chiamata del Cristo, che arriva addirittura a progettare la costruzione di un immobile per ospitare e assistere i convalescenti usciti dall’ospedale. La casa oggi ospita a Rovigo il Centro Maria Bolognesi, attore della causa di canonizzazione.

In sintesi, la vita di Maria Bolognesi è priva di eventi scenografici e chiassosi, che possono richiamare l’attenzione. E, la sua, una vita fatta di azioni concrete, lavorio tutto interiore, partecipazione integrale a un programma lungamente vagheggiato, mondo di esperienze soprasensibili e spirituali.

Forse basterebbe il misterioso insieme di questi elementi a rendere interessante questo libro, a dirci perché fermarsi a leggerlo sia un’avventura da non perdere. Ma c’è un motivo più urgente da sottolineare, un motivo che coglie di sorpresa la debolezza umana, che stupisce e inchioda la coscienza: Maria ci insegna a riscoprire tutto il valore dell’amore verso gli altri, ci ricorda che “ama il prossimo tuo come te stesso” (e lei l’amò più di se stessa) non sono sette parole da appendere nell’armadio, ma un vestito di stoffa purissima adatto a ogni appuntamento con la Vera Vita. Quello a cui lei non mancò mai.

Un grazie sincero a chi mi ha fatto incontrare Maria.

Chiara Bolognini