Mario De Poli

Verona, 10 giugno 1988

Conobbi Maria Bolognesi nel lontano Novembre 1960, in casa dei Signori Mantovani. Mio fratello farmacista, dottor Gustavo, che da diversi mesi conosceva l’esistenza in Rovigo di questa stigmatizzata, me la fece incontrare; a sua volta, mio fratello Gustavo ne era stato informato da una collega, collaboratrice nella sua farmacia, la quale era amica di Zoe Mantovani e di Maria Bolognesi.

L’incontro fu indimenticabile; ben presto un legame di amicizia mi unì a Lei. Cominciai a collaborare attivamente accanto a Maria nell’assistenza ai poveri e agli ammalati, dei quali Ella mi parlava. Inoltre, in qualità di medico, seguii più da vicino anche il suo stato di salute.

Nel corso di tanti anni, non mancai mai di essere presente, con consigli e visite, alle necessità della povera gente ammalata, in casa della quale Maria mi accompagnava. Molto spesso ero con mio fratello Gustavo, il quale aiutava anch’egli gli ammalati maggiormente bisognosi, portando i medicamenti più necessari.

Come medico vorrei ora descrivere la figura di Maria.

Era di statura medio alta, di costituzione apparentemente florida, dal momento che ella era già stata provata nel fisico da alcune pleuriti, broncopolmoniti, inoltre era stata sottoposta d’urgenza ad intervento di appendicite acuta con reazione peritoneale, che aveva lasciato in lei dolori saltuari in sede dell’intervento.

L’incarnato del viso era roseo, la pelle delle altre parti del corpo era bianca, liscia; l’andatura era sicura, indice di una persona psichicamente equilibrata, come lo si poteva dedurre da ogni suo comportamento. Era umile, discreta, serena; sapeva ascoltare con attenzione ogni argomento, che veniva trattato, sia di ordine morale, che fisico e materiale. Sapeva altresì rispondere con sicurezza e discrezione ad ogni domanda o consiglio, che le veniva richiesto.

Indice di equilibrio era anche la sua totale accettazione di tante sofferenze morbose quali: edermiti nodose agli arti inferiori, oxiuri, artrite lombare, sciatica, che ebbi modo di curare, affiancandomi al medico di famiglia, il dottor De Vincentis, questo perché Maria era molto sofferente e nel suo slancio di amore verso il prossimo dimenticava se stessa.

Per maggior tranquillità feci anche visitare Maria dal prof. Cevolotto Giorgio, primario di medicina all’ospedale civile di Verona, che io stesso accompagnai a Rovigo, in casa Mantovani.

Poiché, con il passare del tempo, o meglio, degli anni, mi accorsi che Maria era sempre più sofferente, che nuovi mali si aggiungevano ad altri malanni, volli sentire anche il parere di un neurologo. Feci venire in casa di Maria il dottor Melotti Vincenzo di Verona, assistente del prof. Trabucchi Cherubino. La visita fu accuratissima. Il dottor Melotti mi disse che i mali di Maria non erano di origine psichica e continuai a dare assistenza medica a Maria secondo necessità.

Nel corso di tanti lunghi anni ebbi anche occasione di trovarmi accanto a Maria e di assistere improvvisamente a stati di estasi con sudorazione di sangue, accompagnate da intenso e indefinibile profumo.

A proposito di “estesi” e “profumo”, come medico – tra il 1962-63 – fui chiamato a colloquio dal direttore spirituale di Maria, mons. Adelino Marega, il quale volle essere assicurato in tal senso, con una ulteriore conferma. Quanto al sangue, lo vedevo uscire dalla fronte e scendere incrociandosi a livello della regione nasale, poi gocciolava a terra, formando sul pavimento delle macchie. Queste manifestazioni, sempre improvvise, accadevano con una certa frequenza.

Come medico volli talvolta accertare se queste “manifestazioni” portassero a squilibrio pressorio o ad eventuali scompensi cardiaci.

Dichiaro che nei controlli fatti a Maria in tal senso, cioè immediatamente dopo queste sue manifestazioni, sia la pressione massima e minima, sia il ritmo cardiaco erano nella norma. Quanto alle ferite alle mani, costato e piedi, queste si aprivano e sanguinavano durante tutto l’Avvento e la Quaresima.

Queste informazioni sulle ferite le ottenni, su richiesta, dalla signorina Zoe Mantovani e mi servirono per capire, studiare e seguire meglio il fisico di Maria. Ricordo di aver visto alcune volte Maria con i mezzi guanti per nascondere i segni della Passione, ma anche le garze macchiate di sangue.

Rammento ancora di averla visitata per dei disturbi al fegato; in quella occasione ebbi modo di vedere, in regione sottomammaria destra, un grosso segno rosa vivo, dello spessore di 5 mm. e della lunghezza di 7-8 cm.

Quanto sopra scritto dichiaro di averlo già esposto a voce a S. E. Monsignor Giovanni Sartori, durante una udienza in Curia, concessami nel mese di Settembre 1986.

Presente all’incontro anche mio fratello Gustavo.

dott. Mario De Poli