Noemi Zerbinati Sonego

Padova , 9 gennaio 1984

Dal 1952 al 1955 insegnavo alle Scuole Medie di Lendinara e nel pomeriggio andavo spesso a Rovigo dove impartivo delle lezioni private.

Fu così che frequentai anche la casa della famiglia Guerrato di viale Trieste per preparare il figlio Luciano ad alcuni esami.

In quella casa conobbi la dolce Maria Bolognesi che conviveva in detta famiglia. Maria vestiva sempre in nero, portava le trecce nere annodate intorno alla testa ed aveva sempre un sorriso gentile che invitava alla cortesia, alla confidenza; a me dava l’impressione che somigliasse a Gemma Galgani. Mi portava ogni volta una tazzina di caffè e si soffermava un attimo sorridendo, così che ben presto diventai amica e di Lei e della mamma di Luciano, la sig.ra Vanda.

Quest’ultima incominciò a raccontarmi molte cose straordinarie di Maria, io sorridevo senza scompormi troppo e rimanevo molto incredula. Spesso vedevo Maria con il palmo delle mani bendato, ed ella portava scarpe nere basse e larghe; io le avevo osservate perché ci si accorgeva bene che sotto le calze nere aveva bende ai piedi. Vanda intanto m’aveva dato un quadernetto dov’ erano scritte diverse cose di Maria, ma io non ci credevo affatto e mi limitavo a sorridere.

Un pomeriggio, come arrivai in quella casa, non appena entrai sentii un profumo di rose e viole intensissimo tanto che dissi a Vanda: “avete rotto una boccetta di profumo?” Vanda mi rispose: “E’ Maria che nella sua camera é visitata da Gesù”. Tutta la casa era profumata.

Quel profumo lo avvertii più volte e da esso deducevo le sempre più frequenti visite di Gesù a Maria, la quale a un certo momento fu da me vista con un anello (a forma di crocefisso) al dito anulare destro.

Nessuno gliel’ aveva regalato e da Vanda seppi che gliel’aveva dato Gesù in una delle Sue apparizioni.

Ho saputo a proposito di tale anello che Maria lo ricevette da Gesù il 7 Aprile 1955 al ritorno dal suo ritiro quaresimale di Sicilia quando era andata a salutare Padre Pio a San Giovanni Rotondo.

“Adesso che hai le miei piaghe impresse sul tuo corpo (le stimmate alle mani, ai piedi e al costato, porta anche la mia effige”. Così le disse Gesù, e Maria si trovò al dito l’anello d’oro con l’effige di Gesù e non più quello che essa portava precedentemente. Questo é quanto mi ha riferito Zoe Mantovani che ha assistito Maria fino all’ultimo respiro, e che ora porta lei stessa tale anello.

Sebbene sempre alquanto incredula di tali espressioni straordinarie mi ero affezionata molto a Maria. Una volta andai con lei nella sua cameretta e lei si sfasciò le mani dopo essersi levati i mezzi guanti di cotone, potei allora vedere che aveva proprio il palmo delle mani trafitto da parte a parte e che del suo sangue era imbevuto il batuffolo di cotone infilato dentro.

Maria si tolse i batuffoli impregnati di sangue e li sostituì con altri puliti. Io, osservando le sue mani, le dissi: “ci ficcherei volentieri un dito dentro a quei buchi”. Ella con dolcezza mi rispose: “no, sai, perché mi faresti proprio male” e mi diede i batuffoli di cotone impregnati del suo sangue, che io tengo, come una vera reliquia assieme a due calzine bianche ugualmente impregnate di sangue uscito dalle stimmate dei piedi e di cui presento la foto corrispondente.

Di Maria ricordo un altro particolare: avendo ella regalato un paio di calze, in piena estate, ad una poveretta, mi disse: “ora ne porto un paio di lana (forse non ne aveva altre di cotone) perché non sarebbe giusto diversamente, altrimenti che fioretto é ?”

Maria veniva anche a Lendinara, dove io allora abitavo, e andava alla Madonna del Pilastrello e si intratteneva con alcuni sacerdoti frati olivetani e spesso visitava i poveri del ricovero, edificio annesso al Santuario.

Venne una volta anche a casa mia e conobbe i miei familiari. Maria spendeva la sua vita facendo visita agli ammalati in ospedale ed ai poveri.

Era cresciuta fanciulla in campagna e seppi da Vanda che già a quell’età era straordinaria; scavalcava i mucchi di fieno con un salto e i suoi la credevano indemoniata.

Un giorno alla porta di casa Guerrato venne Vanda ad aprirmi mentre Maria stava scendendo le scale dal 1 piano a terra, alla 2 scala andò per tirare la tenda della finestra, essendoci troppo sole, ma rimase con la mano destra (che stringeva il cordone) alzata mentre stava sporgendo un piede sul gradino sottostante. La vidi perciò in una posizione sospesa e scomoda, diventare pallidissima e molto triste ed il suo volto dapprima sudò grosse gocce d’acqua e poi gocce di sangue molte delle quali caddero sul gradino sottostante, e il solito profumo di rose e viole si fece sentire ancora una volta.

Vanda ed io restammo a guardarla, io incredula ed ammirata ad un tempo, per diversi minuti, poi Vanda mi disse: “adesso é meglio che andiamo di là perché vedrai che tra qualche istante si ricompone”.

Maria sembrava impietrita; dal suo atteggiamento non si poteva dedurre altro che Gesù le riferiva cose molto tristi.

Sempre in casa da Vanda un giorno conobbi una specie di frate, dico specie perché non apparteneva ad un ordine preciso di religiosi, indossava una tunica fac-simile di quella dei cappuccini. Vanda mi presentò a lui, di cui purtroppo non ricordo il nome. Ma ricordo bene che era venuto dalla Calabria per conoscere di persona ed intrattenersi con Maria. Giunto presso Rovigo, come egli ebbe a dire a Vanda, vide la dolce Maria con Padre Pio da Pietralcina, per cui affrettò il passo oltremodo contento di poter salutare anche lui.

Giunto dai Guerrato, non appena gli fu aperto disse di aver visto Padre Pio in conversazione con Maria, e che era corso desideroso di salutare entrambi. Ma in casa non era rimasto che il solito profumo intenso a testimoniare una delle tante visite che Maria riceveva anche da Padre Pio.

E quel padre venuto dalla Calabria che cosa sapeva della dolce Maria? eppure aveva percorso tutta quella strada per arrivare a conoscerla. Quel padre mi diede a ricordo una medaglietta dell’Immacolata Concezione, che ancora tengo.

Durante la quaresima, e precisamente nella settimana Santa, Maria andava presso le Suore di Clausura di Ferrara.

Le si aprivano le stigmate alle mani, ai piedi e al costato. Soffriva molto ed era costretta a letto. Io la ricordo bene essendo una volta andata insieme a Vanda e familiari a trovarla presso tali Suore, le quali le mettevano dei fazzolettini o delle bende sul cuore e il sangue che ne usciva formava, il giorno del venerdì Santo, ogni anno un’immagine diversa, quale: la croce, il volto sofferente di Gesù incoronato di spine, una Ostia con tutt’intorno raggi di sangue, una colomba con nel becco un ramoscello d’ulivo ed altre ancora. Tali immagini, alcune delle quali io stessa ho potuto vedere, allora erano tenute gelosamente custodite da Vanda.

Un giorno mentre impartivo la lezione a Luciano, Maria mi disse: “quando hai finito Vanda ti aspetta a prendere il caffè insieme, é a letto perché ha il cuore molto fiacco”. Finita la lezione raggiunsi Vanda nella sua camera e mentre conversavo con lei venne Maria, aprì con la mano sinistra la porta, con la destra reggeva il vassoio con due tazzine di caffè, in tale atteggiamento vidi Maria rimanere immobile col volto leggermente abbassato, sudare gocce di sangue molte delle quali andarono dentro le due tazzine. Quando dopo poco si ricompose, e ci portò il caffè, Vanda lo bevette ugualmente, mentre io non osai assaggiarlo ed ero rimasta straordinariamente meravigliata di essere per la seconda volta testimone di fatti che si possono spiegare solo con la fede.

Vanda, sui 40 anni o poco più, soffriva di disturbi causati dalle tonsille e un professore di Ferrara la convinse di andare da lui per toglierle. Maria era contraria a tale operazione e per la strada, mentre l ‘accompagnava in macchina le diceva: “vedi, io andrei tanto volentieri ad accompagnare quel povero morto, la cui bara sta ora passando accanto a noi, piuttosto di accompagnarti da quel professore”. Queste sono le precise parole dettemi da Maria quando mi parlava della fine di Vanda che poveretta morì proprio in quel giorno sotto la mano di quel professore che, asportandole le tonsille le aveva irrimediabilmente reciso un organo vitale. Maria ritornò a Rovigo con accanto il corpo ormai morto di Vanda.

Dopo tale disgrazia non frequentai più casa Guerrato: parlai a Zoe Mantovani, mia carissima amica, professoressa di piano, di quanto era successo a Vanda e Zoe, che aveva già sentito parlare di Maria, cominciò lei a frequentare Maria a casa Guerrato, e dopo poco Maria andò ad abitare con Zoe e ci stette fino al 30-1-1980, quando Gesù la chiamò nella patria celeste.

Noemi Zerbinati Sonego