Omelia di don Carlo Bontà – 21 ottobre 2000

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo
76° Anniversario della nascita di Maria Bolognesi

È con grande piacere che presiedo la concelebrazione della Eucarestia in questa chiesa, in questo giorno di festa della Madonna e nel ricordo della nostra sorella Maria Bolognesi.

Io sono uno che l’ha conosciuta, anche se solo per qualche mese lungo quasi quindici anni (1965-1979); perciò sono qui a testimoniare i sentimenti di grazia, che erano così abbondanti in lei, tanto da fare impressione come una creatura, proprio assomigliando a Cristo e alla sua Mamma, nell’umiltà, nella semplicità, nell’unione con Dio e con il prossimo, vivesse la propria vita cristiana rimanendo unita a Dio, ma anche ai fratelli.

Nella pagina del Vangelo, che è stata proclamata, abbiamo ascoltato come la Madonna fosse sensibile non solo alla grazia ricevuta da Dio ma anche alle necessità dei fratelli e come conservasse nel suo cuore questi sentimenti, sempre pronta a intervenire in aiuto nei bisogni materiali e spirituali del prossimo. Questo comportamento di Maria SS.ma sia per tutti esempio da imitare, e lasciamoci guidare da Gesù, che attraverso il comandamento dell’amore ci invita ad essere servi di tutti e ad andare incontro ai bisogni di tutti.

Creatura da ammirare ed imitare

Coloro che veramente vivono questo esempio, noi li ammiriamo a tal punto che li consideriamo come modelli da imitare e spesso anche santi da invocare, per essere, così come loro, pronti a vivere l’amore a Dio e al prossimo.

Maria Bolognesi, così come l’ho conosciuta io, aveva questo spirito di carità e di amore, che viveva nel silenzio e nell’umiltà, non a parole ma con i fatti e con la vita. Nessuno, che avesse bisogno, restava escluso dal suo interessamento; a tutti ella portava il suo aiuto.

Esempio d’amore all’Eucarestia

Io l’ho ammirata anche per la pietà che coltivava verso l’Eucarestia: quando poteva e quando la salute glielo permetteva, Maria era sempre presente in chiesa. Durante la giornata conservava questo spirito di pietà, di preghiera, di unione col Signore, unendolo anche a quello della carità verso i fratelli; posso dire che nei primi anni della sua presenza a Lastebasse non c’è stata famiglia che non abbia ricevuto qualche aiuto materiale e spirituale da questa nostra sorella Maria.

Non solo coltivava l’Eucarestia mediante la partecipazione al sacrificio eucaristico ma anche con l’adorazione al Santissimo. Quante volte l’ho incontrata in chiesa a pregare davanti al Tabernacolo! Tante volte in occasione di questi incontri ho ricevuto da lei anche qualche confidenza. Ciò che in lei mi ha colpito più profondamente è stata l’offerta della propria vita a Gesù, con l’unione alla sua passione e morte, per la conversione dei peccatori e per le anime tutte.

Del resto, anche Maria Santissima raccomanda sempre nelle sue apparizioni di pregare, di fare penitenza per la conversione delle anime, perché queste non vadano all’inferno, ma abbiano da raggiungere la meta per la quale noi tutti siamo stati creati, cioè quel Regno che il Padre ha preparato e che Gesù ci ha meritato attraverso la redenzione.

Compagna di viaggio con Gesù sofferente

Maria Santissima fu accanto a Gesù proprio per poterlo aiutare a convertire e a salvare tante anime traviate. La sua dedizione, il suo desiderio di voler aiutare Cristo nel portare la croce e di ricevere ogni giorno anche le sofferenze, per poter così unirsi alla passione del Figlio, l’hanno associata ai meriti della redenzione.

Similmente, sull’esempio della Madonna, Maria Bolognesi ha voluto essere accanto a Gesù per redimere e salvare le anime, in modo particolare quelle dei consacrati.

Voi sapete che dopo il Concilio Vaticano II, purtroppo tante anime consacrate – sacerdoti, religiosi, religiose – hanno tradito la propria vocazione. Maria, che aveva sempre da raccontarmi qualche caso di queste anime, mi confidava il suo soffrire morale e fisico con cui si univa ai patimenti della passione del Cristo.

È questa una realtà che io ho voluto rivelarvi, per confermare che Maria Bolognesi si è “sacrificata” per le anime consacrate; si è offerta non solo per quelle fedeli alla propria vocazione e impegnate a fondo nel proprio ministero e nella propria vita consacrata, ma soprattutto per quelle che, perché attratte dal mondo e dalle tentazioni della vita, non hanno perseverato: io porterò sempre nel cuore questo costante assillo di Maria.

Un privilegio: le stimmate

Voi tutti sapete che Maria Bolognesi non aveva tanta salute e sapete pure che il Signore ha aggiunto a queste sofferenze fisiche anche quelle delle stimmate: segni che, essendo fonte di sofferenze atroci, non arrecano felicità o gioia. Maria non voleva che si sapesse di questo suo privilegio, di essere unita alla passione di Cristo attraverso le stimmate; tuttavia, io ho avuto l’occasione, e lo posso testimoniare, di aver visto e presenziato ai momenti della sua sofferenza mistica. Ebbene, erano evidenti le sofferenze che Maria provava! Essa mi ha ordinato di non dire mai a nessuno quanto avevo visto, perché non voleva che si sapesse di questo suo privilegio. Chiamava privilegio l ‘essere con Dio, potersi unire alla sua passione per salvare le anime e, fra le anime, in modo particolare quelle che il Signore chiamava al suo servizio ma che non erano fedeli alla chiamata.

Familiarità con Gesù

Vorrei anche dirvi che io sono stato particolarmente colpito dalla sua confidenza con Gesù, che chiamava “fratello”. Tra loro c’era la stessa confidenza come tra “fratello” e “sorella”, per cui qualche volta Maria si permetteva di affrontare i bisogni delle anime, materiali e spirituali, proprio quasi comandando al “fratello Gesù” di andare loro incontro.

Una cosa veramente straordinaria, che non dimenticherò mai, è stata quella di sentirla dire sempre: “Gesù, se vuoi che qualcuno paghi ciò che tu doni, ecco, prendi me; dammi la sofferenza, prendi anche la mia vita purché le anime abbiano da essere salvate”.

Un dono da valorizzare

In una maniera un po’ spontanea, vi ho detto le mie impressioni sull’incontro con questa donna, che la Chiesa adesso vuole presentarci come modello di santità ma anche come avvocata presso il Signore; attraverso il suo esempio, anche noi dobbiamo dare testimonianza di fede e di amore, virtù che Gesù propone come segno di appartenenza alla sua sequela.

Sappiamo che ogni cristiano, per essere vero seguace di Cristo, deve osservare i comandamenti, imitando Cristo, portando ciascuno la propria croce ogni giorno, così da unirsi a lui, senza cercare la propria gloria o il successo, bensì la gloria di Dio e la salvezze delle anime.

Per me, l’esempio del vero cristiano è stato vissuto in maniera straordinaria da Maria Bolognesi ed è perciò che ho voluto testimoniarlo anche davanti a voi, che due volte all’anno – nell’anniversario della nascita e della morte – siete qui presenti per poterla ricordare, per poterla invocare. È desiderio di tutti noi che, terminato il Processo Informativo Diocesano, la Causa di canonizzazione si concluda positivamente a Roma con la sua beatificazione.

Tutti noi oggi, in questa festa della Madonna, vogliamo affidare la Causa all’intercessione di Maria Santissima, perché abbia da darci la soddisfazione di poter onorare in vita una persona che abbiamo conosciuto, che ci è stata vicina e che ora continuiamo a pregare cercando di imitare la sua vita cristiana, fondata sull’umiltà, sulla povertà, sulla pietà, e soprattutto sull’amore a Dio e al prossimo.

Don Carlo Bontà
parroco di Lastebasse (VI)
Intorno al 1965 conobbe Maria e ne fu il confessore, durante il soggiorno montano di quest’ultima nei mesi di agosto d’ogni anno, fino al 1979.