Omelia di don Carlo Maran – 21 ottobre 1999

Tempio B.V. del Soccorso «La Rotonda», Rovigo
75° anniversario della nascita della Serva di Dio Maria Bolognesi

“Creatura meravigliosa”

Giustamente vi chiederete come mai un sacerdote di un’altra diocesi, della diocesi di Ferrara- Comacchio, viene qui a Rovigo, nella Chiesa de “La Rotonda”, a celebrare l’Eucarestia, concelebrare l’Eucarestia, nel giorno anniversario della nascita della Serva di Dio Maria Bolognesi. Devo dirvelo il perché. L’anno scorso, prima dell’estate, una signora della vostra diocesi mi ha portato un opuscolo e mi ha pregato di leggerlo: era una brevissima biografia della Serva di Dio Maria Bolognesi. Poi, dopo qualche giorno, è ritornata e mi ha chiesto se l’avessi letto. Non l’avevo letto, ma l’avevo divorato, perché in poco tempo – mezzoretta quasi o poco più – ho letto questo opuscolo e sono stato contento di averlo letto. L’immagine, la foto della Serva di Dio Maria Bolognesi mi era passata senza alcun dubbio sotto gli occhi, nella corrispondenza, nelle varie riviste che ci giungono in parrocchia, ma come tante riviste alle quali non si dà importanza, era passata in secondo ordine.

Opportunità di riflettere

Questa signora mi ha dato l’opportunità di riflettere, di pensare che questa vita di Maria Bolognesi valeva la pena di conoscerla. Mi ha chiesto se poteva portare nella chiesa del Lido – in fondo ci sono sempre tanti libri, tante riviste – qualche opuscolo, qualche biografia della Serva di Dio Maria Bolognesi. “Lo può portare”, ho detto. Diedi il mio assenso e ne portò, credo, qualche centinaio di copie. Sapete che la parrocchia di Lido degli Estensi, durante l’estate, è invasa da migliaia, decine di migliaia di turisti e nel giro di pochissimi giorni li hanno portati via, questi opuscoli, ma non soltanto per il gusto e la curiosità. Durante la settimana e durante l’estate ho visto molti fedeli entrare in chiesa per pregare, per riflettere, e portavano in mano questo libretto di Maria Bolognesi e molti mi hanno anche chiesto se io l’avessi conosciuta, se avessi avuto modo di verificare, di confrontare se quello che era lì scritto corrispondesse alla verità, e ho detto: “se tu ritieni che ci siano delle cose, degli aspetti, delle ispirazioni che Maria suggerisce, vivi la realtà di questa anima che si è consacrata a Dio.

Vi posso proprio dire che l’anno scorso e quest’anno – l’ambiente turistico è un continuo flusso di persone -, ma soprattutto l’anno scorso, ho proprio visto tante persone che pregavano, stavano in contemplazione davanti all’altare, davanti al Santissimo, con la biografia di Maria Bolognesi e sono certo che ne hanno tratto un grande beneficio.

Celebrando questa S. Messa in onore della SS. Trinità, io non sapevo prima che la S. Messa era in onore della SS. Trinità, ma appena mi è stato detto dal rettore di questa chiesa, ho subito pensato a Maria, quando veniva tentata dal demonio, e quando lei lo allontanava, lo cacciava sempre nel nome della SS. Trinità.

La SS. Trinità è la realtà di tutta la nostra vita, di tutta la vita dell’universo, perché è Dio che è creatore, perché è Dio che salva l’uomo, perché è Dio che con il suo spirito invade l’anima di tutte le creature e, in primaria istanza, dell’uomo, che è fatto a sua immagine e somiglianza.

Avete sentito la prima delle due letture, che sono le letture della giornata della liturgia ordinaria e che sembrano proprio fatte apposta per questa liturgia eucaristica che ricorda l’anniversario della nascita di Maria Bolognesi.

Paolo, in questa lettera ai Romani, sta ricordando la realtà del peccato e l’uomo, che quando è nel peccato, non conosce la realtà di Dio, non conosce neanche la legge e vive come se gli fosse tutto lecito, fosse tutto da godere, da vivere, da consumare questa vita. E Paolo dice: stiamo attenti!

Paolo è stato convertito, è un uomo che viveva totalmente lontano dal pensiero che un Dio si sarebbe incarnato, sarebbe morto e che sarebbe risuscitato. Paolo vuol dire a noi, vuol dire a quei cristiani di Roma, ai quali manda la sua lettera, che la risurrezione di Cristo è la vita dell’uomo, è la realtà, è la storia nuova, è la nuova creazione. Perché – dice Paolo – se noi non crediamo nella risurrezione, vana è la nostra fede.

Noi possiamo pensare a Gesù Cristo che muore, che ha patito, ma se noi non pensiamo alla risurrezione, se non pensiamo che siamo fatti per la risurrezione – poiché Gesù è venuto a portare la realtà della risurrezione nel cuore dell’uomo, a risvegliarlo, a portargli questa luce – ditemi un po’ se varrebbe la pena che noi vivessimo rinunciando, facendo sacrifici, osservando la parola di Dio; non varrebbe la pena. Varrebbe la pena godere, passare la nostra vita e la nostra esistenza consumando più che sia possibile, vivendo godendoci quanto più possibile e non pensare a Dio che ci dice di osservare le sue leggi, i suoi precetti, fare sacrifici. Non varrebbe la pena. Ma Cristo è risorto e ha portato nell’uomo questa realtà sempre incombente: nel pensiero di Dio c’è sempre stata la presenza della salvezza, il suo progetto di salvare l’uomo.

La seconda lettura, dal Vangelo di Luca, ci parla che Gesù è venuto a portare il fuoco sulla terra. Di quale fuoco si tratta? Gesù porta il fuoco sulla terra, ma entra nella realtà dell’uomo e porta il fuoco all’interno della storia dell’umanità, all’interno della vita dell’uomo, all’interno della sua esistenza.

Il fuoco è una realtà che purifica, una realtà che separa, una realtà che porta qualche cosa di nuovo, ma comunque, una realtà che brucia e che brucia tutto ciò che deve essere bruciato nella storia dell’uomo. Gesù porta fuoco per distruggere, per sconfiggere ciò che c’è di male nella realtà della storia dell’umanità e di ogni uomo.

Ma qual è questo fuoco che Gesù ha portato? Noi dobbiamo guardare la Croce. La Croce è il fuoco che Gesù porta. Egli dice che lui stesso sarà battezzato di questo battesimo di fuoco. Anche Giovanni dice: costui è colui che vi battezza, che porta il battesimo di spirito e di fuoco. Ebbene ecco Gesù che va sulla Croce, è il fuoco che brucia, che estingue, che distrugge totalmente tutto ciò che ci può essere di male nella vita dell’umanità.

Guardando la croce, si potrebbe pensare, dall’esterno, che soltanto essa distrugge il male nel cuore dell’uomo, ma invece è Cristo che è proprio entrato nella realtà del profondo peccato, dell’angoscia, del buio totale, del tunnel, della malvagità dell’uomo, per poterlo portare fuori da queste realtà e portargli la luce. Cristo è venuto a portare la realtà di una creazione nuova. Quindi, noi dobbiamo sempre guardare la Croce non tanto come un fatto di patimento, di dolore, di buio, di morte, ma sempre pensando alla realtà della Pasqua, perché è la Pasqua il passaggio dalla realtà del male e del buio verso la realtà della vita, del bene, dell’amore.

Ingresso rispettoso e attento

Fatta questa premessa, proviamo ad entrare nella vita di Maria Bolognesi con questi concetti che io ho cercato di trasmettervi in maniera personale e molto limitata, concetti che andrebbero approfonditi e che sono tutta la nostra vita religiosa.

Maria Bolognesi nasce: una creatura meravigliosa.

Io ricordo, prima, tutti si leggeva la storia di un’anima, di S. Teresa del Bambino Gesù; poi, durante il Concilio, ci sono stati dei momenti di psicologismo, si è pensato persino che Teresa del Bambino Gesù fosse un’isterica, una mezza matta, persona che non capiva niente; dopo invece, il Signore, lo Spirito Santo hanno illuminato: essa è stata non soltanto riesumata, ma rianimata nella pietà, nella vita, nella storia della Chiesa. Come Teresa è sempre stata presente nella sofferenza e nella realtà del dolore, anche la Chiesa doveva passare attraverso la sua storia, e Teresa è stata dichiarata Dottore della Chiesa, una delle pochissime donne dichiarata Dottore della Chiesa.

Anche Maria Bolognesi è stata dichiarata una povera scema, un’isterica, una donna che non capiva niente, una donna derisa, calunniata; ma questo fa parte della vita cristiana. Forse ci meravigliamo di ciò perché così è la nostra mente, la formazione di un po’ di noi tutti, anche di me sacerdote. Ma senz’altro penso che tutti potremmo fare questa confessione: quando noi pensiamo ad un santo lo vogliamo sempre vedere nella sua gloria, nella facile realtà dello stato di santità raggiunta dopo la sua vita.

Noi non pensiamo che San Pietro era un povero, forse un analfabeta, che era un caratteriale, una persona veemente. E chi era San Paolo? Chi era Sant’Agostino? Chi era San Francesco? Erano persone che entrate nella vita hanno, ad un certo momento, scoperto la luce di Dio, hanno votato tutta la loro esistenza al Signore ed il Signore, entrando nella loro vita, li ha cambiati, li ha trasformati, li ha fatti diventare luce, lampada sul cammino e sulla strada della vita di tante persone, di tanti cristiani. Come Pietro per tutta l’umanità, così tutti i santi sono sempre un faro, una luce sulla realtà della vita evangelica.

Noi abbiamo nella mente questa realtà: che i santi siano tutti là, in alto, tutti là, nella gloria, nella luce, nella facilità, e ci rivolgiamo a loro soltanto per chiedere un aiuto, una intercessione; abbiamo così una devozione che non è da scartare, non è tutta da buttare, ma che dobbiamo cercare di correggere. I santi sono persone che, tante volte, hanno vissuto una vita nel peccato e nel buio, ma che quando è entrata nella loro vita la luce del Signore si sono aperti totalmente a Dio.

Questo hanno fatto i santi e Maria Bolognesi ha avuto un privilegio sommo, quello di comprendere la luce del Signore già nei primi anni della sua vita; cosa che può essere capitato e capitare anche a noi; forse anche noi abbiamo avuto nella nostra vita certi momenti nei quali una luce che ci ha fatto quasi scegliere il bene o il male, cioè quello che è chiamata dalla teologia morale l’ “opzione fondamentale”.

Vita di donazione

Maria Bolognesi che cosa ha fatto? È stata talmente ferma nella sua decisione di donarsi a Dio totalmente fin dai primissimi anni della sua vita, alla prima comunione e poi successivamente, è stata capace di essere sempre fedele al Signore: Dio l’ha presa in parola; se l’è presa come un aiuto, come un aiuto alla sua sofferenza. Anche Dio soffre, Cristo continua a soffrire, a patire e versare il suo sangue alla destra del Padre, perché continua a salvare l’umanità, a redimere l’umanità. Maria è entrata dentro a questa realtà di vita, di sofferenza, di abbandono totale in Dio.

Quante cose si possono dire di Maria Bolognesi, ma io vi dico soltanto una mia testimonianza: non è uno studio teologico sulla santità di Maria Bolognesi; io vi sto dando la mia testimonianza per il motivo che vi stavo dicendo all’inizio.

Maria Bolognesi è una creatura che si è offerta a Dio come aiuto alla sua sofferenza, perché Dio soffre. Non pensiamo Dio che stia sempre a godere della realtà dell’uomo. Come può Dio oggi essere contento di una umanità dove c’è soltanto disuguaglianza, ingiustizia, dove la gente muore di fame, succube di un sistema che condiziona tutte le nostre teste e nel quale ci siamo anche noi? Come può Dio essere contento?

Ecco, pensiamo Maria come una realtà che è sempre presente e che sioffre al Signore. Quante volte lei dice: “Signore, io vorrei prendere tutto il male, il peccato che è nel mondo e portarlo nella mia vita”. Ciò nel tempo di guerra, ma io penso che anche nel tempo conciliare Maria si sia così prodigata verso gli altri nella carità, nella sofferenza, nella lotta contro il male; anche durante il Concilio – momento fondamentale della vita della Chiesa di questo secolo e forse di tutta la storia della Chiesa – lei era lì che soffriva, che offriva tutta se stessa al Signore.

Provate a pensare anche a Maria Santissima, che lei sempre invocava: a quanto essa abbia aiutato Maria Bolognesi nella sua vita di cristiana, che offre tutta la sua esistenza per aiutare Dio che soffre. Un’altra cosa che mi viene in mente è questa: noi siamo sempre portati a raccontare le cose belle della vita dei santi; sono storie, anche di apparizioni, di messaggi divini, tutte storie vere che si verificano, ma che, comunque, non sono motivi sui quali io mi voglio ora fermare.

La realtà misteriosa di una vita

A me interessa conoscere, aver conosciuto questa bambina, questa donna, nella sua realtà e anche nella sua oscurità, perché ci sono dei punti nei quali non si capisce tutto di Maria Bolognesi. La realtà del male, del peccato, del dolore, è una realtà misteriosa e chi può andare fino in fondo alla realtà di un’anima che era direttamente a contatto con Dio? Sono lati oscuri – ma, attenti – questi lati oscuri stimolano di più la nostra vita, perché anche noi chissà quante volte abbiamo dei momenti di oscurità, di misteriosità, nella nostra vita. Ma lei che cosa faceva? Maria si offriva sempre totalmente a Dio, sapeva che la luce veniva immancabilmente dal Signore. Non c’è niente di strano, è molto bello il fatto che Maria sia tentata dal demonio, che sia invasa dal demonio; è una cosa stupenda, meravigliosa, potente, forte della vita, perché è chiaro che il male, il demonio, quando vede che un’anima si vota totalmente, eroicamente a Dio, può solo tentarla in tutte le maniere.

Sulla purezza: è stata aggredita da tre individui, io non ho approfondito molto il fatto del processo, ma sono cose interessanti, molto belle, che danno molta importanza alla vita di questa anima, che offre se stessa a Dio. Maria viene tentata dal demonio, dal male, perché lui sa che nella sua vita lei sta salvando tanta gente, perché è Dio che è presente nella sua esistenza, è Dio che si serve di questa donna che gli è sempre fedele anche quando è tormentata da satana, ed è giusto che sia così, è giusto, teologicamente giusto che sia così.

State a sentire che cosa dice S. Teresa d’Avila in merito a questa realtà della tentazione di satana:

“Se tu ami Dio, devi essere pronto ad andare all’inferno se Dio lo vuole per te. Solo chi ama Dio perdutamente è pronto ad andare all’inferno per amore di Dio, cioè solo chi ama Dio non per la ricompensa che si aspetta, ma perché Dio va amato indipendentemente da tutto, più di tutto, sopra tutto, solo chi è rassegnato all’inferno per amore di Dio ama Dio”. Non lo dico io, lo dice S. Teresa d’Avila, anche lei Dottore della Chiesa. È fondamentale, molto importante.

A Lido degli Estensi confesso moltissimo durante l’estate, sono migliaia le persone che vengono; tante volte arrivano delle anime che mettono in crisi persino il prete, anime che sono veramente aperte a Dio e raccontano, sentono che hanno la tentazione del male, non vogliono peccare ma si sente che c’è la presenza del male che insiste, che tenta, che vuole portare l’anima lontano.

Quindi vedete quanto è importante tutto quello che sembra e che tante volte si vorrebbe anche nascondere, perché è chiaro che parlare del diavolo e del male oggi sembra quasi anacronistico, assurdo, ma stiamo attenti che il diavolo agisce non soltanto in maniera figurata come nella realtà di Maria Bolognesi, ma agisce in un contesto, che prima ho accennato, nel quale noi ci troviamo: il mondo è dominato da una realtà che è come un tunnel, sembra la notte del mondo, sembra la storia del mondo, e noi lo dobbiamo sempre vedere nella luce del fuoco che Cristo ha portato, della croce. Poi attraverso la croce, attraverso questo fuoco, noi andiamo alla Pasqua, alla risurrezione, alla realtà della vera vita.

Richiami di una storia

Quando ho letto la biografia di Maria Bolognesi, vedendo questa bambina, ho un po’ percorso tutta la realtà della mia esistenza di sacerdote. Io sono stato fra i bambini, fra i ragazzi, i “ninos de rua” del Brasile. La vita di Maria Bolognesi, nei primi anni della sua vita e anche dopo, era come quella dei bambini di oggi; i bambini di strada vivono come Maria Bolognesi, tante volte anche peggio. Anche lei ad un certo punto della vita, quando il padre adottivo geloso della mamma chiede di sorvegliarla, gli dice: “io fuggo di casa”; ed è stato il momento meraviglioso nel quale l’uomo si è fermato e ha cambiato esistenza. Ebbene Maria stava facendo quello che tante volte per una infinità di motivi fanno i bambini di strada che sono nel Brasile e un po’ in tutto il mondo. Maria Bolognesi è anche protettrice di questi bambini di strada, perché lei illuminata da Dio nella scelta iniziale è stata sempre fedele al Signore, anche quando doveva soffrire: è universale l’aspetto della sua esistenza. È universale anche quando, nella sua vita di ragazza, va a lavorare e addirittura si ammala, quando salva quel bambino buttandosi nell’acqua senza saper nuotare, dando la sua vita.

Messaggio di conversione

Tutte prove che, viste alla luce delle riflessioni di quelle pagine del Vangelo che ci illuminano e alle quali Maria si è affidata, senz’altro danno forza anche a noi che stiamo andando verso il terzo millennio. Maria Bolognesi viene a darci veramente una spinta alla conversione, ci deve far capire che si tratta veramente di salvare la nostra esistenza, di cambiare la nostra vita, di non fingere, di non accontentarci di un certo ritualismo, di un certo legalismo, pensando che sia questo per farci guadagnare la vita eterna. Si guadagna la vita eterna quando veramente c’è una conversione, quando la luce di Dio entra nella nostra vita e lasciamo che Dio faccia di noi veramente quello che lui vuole.

Maria è senz’altro di luminoso esempio, quindi è modernissima la sua realtà di vita cristiana. Si può dire che Maria addirittura non ha neanche avuto nel suo pensiero l’idea di un servizio religioso nel modo tradizionale che noi pensiamo, di un Ordine. Praticamente lei ha inventato, anzi è stato Dio che con il suo spirito ha inventato nella sua vita una forma di esistenza cristiana tutta speciale, tutta particolare.

Provate a sentire questa preghiera, poi alla fine vi faccio una domanda: “Padre mio, mi abbandono a te, fa’ di me ciò che ti piace, qualunque cosa tu faccia di me ti ringrazio, sono pronto a tutto, accetto tutto, purché la tua volontà si compia in me e in tutte le tue creature, non desidero nient’altro, o mio Dio, rimetto la mia anima nelle tue mani, te la dono con tutto l’amore del mio cuore perché ti amo ed è per me una esigenza d’amore, il donarmi, il rimettermi nelle tue mani senza misura, con una confidenza infinita, perché tu sei il Padre mio. Amen”.

Forse qualcuno di voi recita questa preghiera, forse conoscete di chi è questa preghiera. Mentre la recitavo, non vedevate la figura di Maria dentro questa realtà? Non sono le sue parole, non è il suo modo di vivere, non è la sua scelta fondamentale, l’esistenza? Questa preghiera è stata scritta da Charles De Foucauld.

Attualità di una vita

Quindi vedete che la sintonia della realtà della vita di Maria è pienamente moderna, forse veramente una contemporanea stessa di Charles De Foucauld. Egli era nel deserto, Maria era qui nella vostra realtà polesana, nella realtà di questa Chiesa. La vita di Maria è una grande ricchezza della Chiesa, di tutta la Chiesa, della Chiesa della diocesi di Adria-Rovigo.

Sono stato contento e mi sono entusiasmato nel leggere questa vita, guardando proprio le cose che sembrano più ridicole. Le più semplici ai nostri occhi, le più assurde sono state quelle che mi hanno più colpito, perché negli anni nei quali viveva Maria, qui c’era anche mia madre – che è di questa terra – e anche mia madre è stata una donna che ha offerto nella sua realtà di vita tutta se stessa e tutti i suoi figli.

Quindi Maria stava già diffondendo con la sua presenza una realtà di vita cristiana non tanto così sentimentale ma concreta, profonda, sanguinante.

don Carlo Maran
parroco della Parrocchia San Paolo di Lido degli Estensi (FE)