Omelia di mons. Giuseppe De Stefani – 19 Ottobre 2002

Tempio B.V. del Soccorso «La Rotonda», Rovigo

La Madonna ci guardi e ci benedica

Metto in testa alla nostra celebrazione queste parole semplici e sempre intense di Maria Bolognesi in una sua lettera. Parole che ho avuto la buona sorte di individuare immerse nella fittissima umana corrispondenza della Serva di Dio.

La Madonna ci guardi e ci benedica sempre, e particolarmente mi auguro dalla Vergine Santa questo sguardo e questa benedizione per il momento comunitario che mi è stato chiesto di servire liturgicamente in una delle ricorrenti occasioni del riunirsi del gruppo, nel 78° compleanno di Maria, nel decimo anniversario della Causa di Canonizzazione apertasi, del gruppo che coltiva ed approfondisce nome e memoria di Maria Bolognesi.

Nel mio aprir bocca di fronte a questa assemblea, come prima cosa dovrei dichiararmi del tutto inadeguato al servizio che mi è stato chiesto e che con qualche temerarietà ho accettato di svolgere.

Ho accettato il servizio non come competente ma come supplente. Qui, infatti, doveva esserci Sua Eccellenza Monsignor Giampaolo Crepaldi, personalità eminente per il ruolo cui è chiamato dalla Santa Sede (Segretario del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace) ed amico carissimo per i legami di consanguineità con questa nostra e sua terra.

Di mio, nei confronti di Maria Bolognesi, posso dire che da studente e giovane prete ne ho sentito parlare in San Francesco; alla messa delle 6 e 30 del mattino spesso la vedevo (fino al ‘66 celebravo in quell’orario), ne ho anche ricevuto il discretissimo saluto del “sia lodato Gesù Cristo”, accompagnato da un piccolo inchino, condito da un incipiente sorriso. Dopo di quelle occasioni, io sono stato sfiorato appena da quanto di Maria Bolognesi si andava dicendo.

Avuta successivamente della responsabilità in diocesi, mi sembra di avere praticato quasi sistematicamente al riguardo di Maria Bolognesi la prassi della astensione, se non dell’ignorare, che per me ritenevo imparentata con un prezioso “lasciamo fare al Signore”. E ho visto, intanto, nel distendersi di una certa controversia dei giudizi sulla persona e sugli eventi di Maria Bolognesi, strutturarsi canonicamente, non senza comprensibile difficoltà, l’attenzione al personaggio, fino al processo diocesano aperto dieci anni fa, svolto e concluso.

Quello di oggi è uno degli incontri di preghiera, è l’Eucaristia che, per qualunque motivo sia convocata, deve confermarci nella fede che Dio è Dio dei vivi e non dei morti compianti, delle ricordanze passate, delle riesumate memorie, è il Dio dei vivi!

Ho aperto le mie parole con l’espressione semplice di Maria Bolognesi “la Madonna ci guardi e ci benedica”, mi sembra di potere dire che sguardo e benedizione della Vergine Beatissima ci giungono concretati nel dono preziosissimo della Lettera Apostolica “Rosarium Virginis Mariae”, del Santo Padre Giovanni Paolo II, Lettera entrata in circolazione ecclesiale dallo scorso giorno 16 ottobre, 24° anniversario della elezione al pontificato, ora entrato nel 25°.

Trovo che questo documento prezioso, profondo, accessibile sul Santo Rosario, può imparentarsi con aspetti biografici esistenziali, caratterizzanti e portanti di Maria Bolognesi, anche nei suoi colloqui mistici; là dove il Santo Padre dichiara che il percorso misterico del Rosario è fissare gli occhi sul Volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità fino alla gloria, è come un registrare lo sguardo nostro sullo sguardo di Maria Santissima verso il Suo Gesù, dallo sguardo interrogativo che pure la Vergine concepisce, allo sguardo penetrante, allo sguardo addolorato, a quello radioso di gioia ed ardente di apostolicità e carità.

Contemplare il Volto per tradurlo e portarlo a visibilità, rendere visibile il Volto, farlo con il pennello dei colori è cosa graziosa, come si è applicata a fare Maria Bolognesi, rendere visibile il Volto con l’impegno della testimonianza coerente alla vocazione e al carisma ricevuto, è via di santità, che Maria Bolognesi ha percorso con straordinaria dedizione, che tutti noi dobbiamo percorrere.

Il riprendere con fiducia tra le mani la corona del Rosario, lo scorrere devoto della corona di contemplazione, metodicamente, diventi esperienza di assimilazione a Cristo e dei suoi misteri, come Gesù stesso esortava Maria a fare. Possa essere questo il dono di grazia, l’invito alla corona cui ha dato provvidenziale occasione l’incontro nostro motivato dagli anniversari di Maria Bolognesi.

mons. De Stefani