Omelia di padre Carmine De Filippis – 30 gennaio 2002

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo
22° anniversario della morte di Maria Bolognesi

Carissimi, il 22° anniversario della morte di Maria Bolognesi è un’occasione buona davvero per cercare, con un ulteriore piccolo passo in avanti, di entrare un pochino di più nel Regno di Dio, in questo dominio così misterioso e allo stesso tempo così accattivante; l’impresa di Gesù, nostro Signore, è quella appunto di instaurare nei nostri cuori e fra noi il Regno del Padre suo, affinché Dio domini, affinché Dio regni, affinché Dio diventi davvero il padrone assoluto della nostra esistenza, della nostra vita e la trasformi, salvandola per l’eternità. Questo immenso Dio, questo infinito Dio, questo santissimo, arcano, onnipotente Dio, questo meraviglioso Dio, questo mistero sconfinato, luce insondabile, accecante, abbagliante, verità suprema, sapienza perfettissima – come ci dimostra tutta la storia sacra – ama sempre posare lo sguardo della sua predilezione sui suoi figlioli più piccoli, più umili.

Maria Bolognesi è una di questi, senz’altro! Quante volte proclama la sua assoluta indegnità e la sua assoluta nullità.

Cari fratelli e care sorelle, i gusti di Dio come sono particolari! Egli non ama le grandezze, le ostentazioni, le apparenze, non ama niente di questa realtà appariscente. Tutt’altro! Si compiace dei più umili e, umanamente parlando, agli occhi del mondo, dei più insignificanti. È un dato sconvolgente che subito ci spiazza, perché noi siamo sempre assetati di gloria umana, sempre alla ricerca della nostra personale realizzazione, sempre avidi di successi e d’applausi. Il Signore, invece, per salvare l’umanità, va a posare il proprio sguardo d’amore, va a scegliere, va ad eleggere personcine che sembrano veramente, totalmente, insignificanti. Questa è la grande sorpresa!

Leggendo la biografia di Padre Tito Sartori su Maria Bolognesi, sono stato preso da un duplice sentimento, anzitutto di sgomento (poi vi dirò perché) e poi di stupore. È stupefacente, carissimi, che l’infinita sapienza di Dio scelga l’umile, scelga il povero in spirito, scelga colui che all’interno della propria coscienza sa di non esser nulla, di non valere nulla e di potere, quindi, confidare soltanto in Dio.

Che lezione ci dà subito Maria Bolognesi, con il suo esempio! Attraverso questo suo esempio, questa sua testimonianza, noi risaliamo alle scelte di Dio, alla logica nuova di Dio, che poi ritroviamo tutta perfettissimamente vissuta e rivelata da Gesù nostro Signore con i Vangeli; subito noi siamo chiamati a farci sensibili a parametri nuovi, a valori nuovi; a scartare decisamente quelli di cui purtroppo siamo tanto impiastricciati, impastati, insozzati; a rinunciare ad ogni vanagloria, ad ogni superbia, ad ogni gonfiore di prosopopea e presunzione.

Dobbiamo scendere! È una condizione essenziale questa, perché altrimenti non attecchisce la Parola di Dio, non può germinare il Regno di Dio dentro di noi, non può venire in noi la fede, non può crescere la fede, e dopo la fede tutte le altre realtà soprannaturali. Non possiamo, insomma, sintonizzarci con il Mondo stesso di Dio e diventare cittadini legittimi del Suo Regno, del Suo Paradiso, se non scendiamo. Questa è la cosa numero uno, cari fratelli e care sorelle.

Gesù nel Vangelo ci dice: “Convertitevi!”, e questo è necessario, si parte sempre da qui, si riparte ogni giorno sempre da questo punto: dalla conversione, che a sua volta suppone un sincero pentimento. Bisogna rientrare in noi stessi, andare spietatamente alla ricerca di tutte le realtà negative che purtroppo ancora persistono in noi stessi. Dobbiamo essere senza pietà nei confronti delle realtà peccaminose che ancora ci tormentano e pentircene nella luce misericordiosa del Signore, nella misura in cui ce ne rendiamo conto.

Carissimi, chiediamo Gli il pentimento e la contrizione del cuore come prima grazia di questa Celebrazione Eucaristica, chiediamoGli la grazia della contrizione del cuore, del dolore delle proprie mancanze, dei propri peccati, della propria lontananza da Dio, la contrizione per questo nostro stato interiore ancora all’insegna della pigrizia, dell’indolenza, della timidezza.

Chiediamo perdono, supplichiamo la misericordia del Signore perché ci soccorra, ci sollevi da questa situazione interiore crepuscolare, grigiastra, senza sapore, insignificante per Dio ed anche per la nostra anima e per la nostra coscienza.

Non ci può essere conversione alla Parola, non ci può essere ascolto della Parola, non ci può essere accoglienza del Signore Gesù, che vuole gli umili, se noi non ci pentiamo profondamente nel cuore e non ci umiliamo, abbassando e sgonfiando tutte le nostre falsissime presunzioni.

A tale proposito la testimonianza di Maria Bolognesi è scintillante, ma anche sconvolgente. Vi dicevo prima del senso di sgomento che un po’ mi ha preso leggendo le pagine della sua biografia. Che povertà, che povertà ha dovuto vivere! Che miseria, che indigenza materiale ha dovuto vivere Maria lungo il corso della sua esistenza terrena! Voi direte: altri tempi! Sì, d’accordo, altri tempi, ma potremmo anche aggiungere: meno male, grazie a Dio, altri tempi!

Vedete come agisce il Signore quando vuole far risplendere una sua creatura, come sembra “infierire” contro di lei, come usa metodi asperrimi, severissimi? A volte i metodi di Dio sembrano addirittura mortificanti, perché la creatura si purifichi e si predisponga ad un’avventura che poi è di santità e d’amore purissimo.

Com’è controcorrente la testimonianza di Maria! Controcorrente nei confronti dell’andazzo d’oggi, di un mondo così inebetito dal materialismo consumistico che in realtà sta distruggendo gli uomini nel loro intimo, che li rende avulsi dalla logica di Dio e che li fa nuovamente diventare egoisti e superbi.

Potremmo dire invece che il Signore Dio usa le bastonate dell’esistenza, o perlomeno le permette, affinché si ritorni ad un’apertura dell’anima nei suoi confronti: nessuno di noi, carissimi, vale se non nella misura in cui è aperto al Signore Dio e si lascia raggiungere dalla sua grazia, ma prima bisogna essere svuotati, bisogna lasciarsi svuotare. Maria ci mette sgomento, ci mette un po’ di paura, ma la sua vicenda personale è in linea con le vicende di tutti i nostri Santi della Chiesa ed anche della Sacra Scrittura. Maria viene proprio svuotata di se stessa, ed ella, fin da tenera età, manifesta una risposta d’amore piena nei confronti del Sovrano Iddio.

“E tu cosa vuoi fare?”.

Ma i Santi non li dobbiamo celebrare per un senso di prosopopea esteriore: quanto sono bravi! Come sono belli! Che grandi amici del Signore! No! Questi grandi cristiani sono un soccorso di Dio, sono un’interpellanza di Dio affinché ciascuno di noi si chieda in se stesso: «ma io, mi sto rendendo effettivamente disponibile all’azione del Signore? Sto eliminando tutto ciò che ostacola il cammino e lo sviluppo della grazia santificante dentro di me?». E all’interno di questa logica, di questa economia salvifica: «sto lasciando che anche le realtà meno belle, più pesanti della mia esistenza possano svolgere il loro giusto ruolo di purificazione?».

In altre parole, con la fede che grazie a Dio già possediamo, anche se ancora è piccina e anche se deve molto, molto crescere, possiamo dire: «ma io, Gesù Crocifisso, lo amo?». E voi sapete del grande amore di Maria Bolognesi per Gesù Crocifisso, per i patimenti di Cristo. Sono incantevoli i suoi dialoghi con Gesù! E si rimane stupefatti, profondamente assorti, pensosi, presi da un non so che di tenerezza e di commozione quando ella, sempre, sempre ripete al suo Gesù, il Signore sofferente: “Fa’ di me quello che vuoi, fa’ di questo mio corpo quello che vuoi! Purché la volontà di Dio sia fatta e trionfi in me e trionfi in tutti, fammi pure soffrire!”.

Vedete il valore positivo della sofferenza, grazie a Cristo, grazie alla testimonianza suprema di Cristo, grazie alla redenzione di Cristo, grazie alla via della Croce, scelta da Cristo in obbedienza a Dio Padre, e per amore nostro? Che lezione ci viene data, carissimi!

Noi cristiani dovremmo essere proprio gli specialisti della sofferenza, perché qui andiamo a toccare con mano lo specifico e l’originalità sostanziale della nostra fede e della rivelazione cristiana in generale.

Noi dovremmo essere gli specialisti della Croce. Attenzione però, non per uno sciocco, morboso senso di vittimismo, niente affatto! Ma perché all’interno di questa realtà – che d’altronde è esperienza comune d’ogni uomo e d’ogni donna che vive sulla faccia di questa povera, misera terra -, realtà così truce, a volte così angosciante, così addirittura drammatica, molto spesso c’è il gran segreto di Dio: c’è il suo Amore.

Cari fratelli, qui sta il punto decisivo per la fede di noi tutti: ciascuno è chiamato e personalmente interpellato su questa realtà; il Crocifisso, mediante lo Spirito Santo, risplenda dentro le nostre coscienze e diventi il nostro amore, per mezzo del quale e con il quale saper carpire il segreto che si cela all’interno d’ogni sofferenza e d’ogni dolore.

Ogni occasione di dolore è un’occasione di salvezza, perché all’interno di essa ci è data la possibilità, con la grazia di Gesù Cristo, di potere amare. Non è un amore di questo mondo, ma è amore di donazione, fino al sacrificio di sé, fino all’espiazione, fino alla riparazione, fino a poter fare, al posto di chi non fa nulla, qualcosa in ordine alla salvezza eterna: questo è amore. Bisogna però provarlo, con la grazia di Cristo, attraverso la sofferenza d’ogni giorno: umiliazione, ingiustizia, realtà negativa che si scatena all’interno della nostra giornata, – direi anche – ogni peccato purché ad esso consegua rimorso e pentimento, fallimento di vita, il sentirsi bersagliati dai «colpi» della vita; insomma, provarlo attraverso tutto ciò che rende la vita amara.

Mediante Gesù Cristo, puntando lo sguardo su Cristo ed entrando nel cuore di Cristo, tutto ciò che abbiamo detto può diventare occasione di redenzione e scoperta dell’Amore di Dio.

Maria è un’anima “amantissima”! Umiliata dalla vita mille volte, prostrata da mille sofferenze, ella sempre risorge, ogni giorno risorge, diventa fortissima della forza di Dio, e diventa splendente della luce stessa di Dio, perché scopre in quel tragitto di sofferenza l’Amore di Dio a cui corrispondere, nel quale tuffarsi, al quale abbandonarsi. È una sapienza, cari fratelli, che dobbiamo cercare di maturare sull’esempio di questi grandi personaggi e farla nostra. È questa la sapienza specifica del cristiano, è la sapienza della Croce, sapienza d’amore; e per amore s’intende la donazione di sé, il sacrificio di sé, il farsi piccoli per amore di Dio e per servizio ai fratelli, il prendere come legge nuova del proprio comportamento questo darsi gratuito, questo darsi disinteressato, questo offrirsi a fondo perduto, come Gesù e come tutti i suoi autentici seguaci.

Siamo qui per celebrare la Santa Messa, che è il sacrificio redentore di Cristo che si ripresenta sull’Altare; siamo chiamati a parteciparvi sul serio, facendo la comunione con Cristo Crocifisso, affinché, entrando nuovamente in questo suo mistero di redenzione, possiamo risorgere con Lui grazie alla sua bontà e misericordia, per andare a cogliere il grande segreto dell’esistenza che è appunto l’Amor di Dio, nel quale ogni anima si bea, diventa felice, diventa contenta, fin da questa terra!

Ecco la proposta che oggi il Signore fa a ciascuno di noi, a cominciare da me che vi sto parlando con parole molto semplici e grande spontaneità: la salvezza per ciascuno di noi è il pentirsi d’ogni mancanza, chiedendo un vivissimo senso di contrizione, aprendoci alla parola del Signore, alla sua presenza reale in mezzo a noi, per diventare i cultori della Croce di Cristo; per mezzo di essa possiamo andare a dissetarci alle fonti dell’Amore di Dio, e quindi diventare contenti, rappacificati con noi stessi e con tutto il mondo e diventare addirittura cooperatori con Cristo, alla sua redenzione e della sua redenzione.

Vorrei ora interrompere, piuttosto che terminare, queste brevissime e semplicissime parole, e rimanere tutti insieme a contemplare la Serva di Dio Maria Bolognesi, umilissima creatura, ormai così rapita in Dio da essere splendente.

Che quest’esempio d’umiltà di Maria ci colpisca il cuore, che quest’esempio di piccolezza evangelica ci determini a quelle giuste scelte che il Signore senz’altro attende da ciascuno di noi, che anche il suo nascondimento ci colpisca il cuore e ci faccia innamorare proprio di questo stile nuovo d’esistenza, che è quello di Gesù. Di quale bellezza sopraffina, elegantissima, tutta soprannaturale, tutta divina, è quest’atteggiamento di nascondimento profondo, di questa volontà di stare dentro la vasca della vita senza mai apparire!

A questi nostri fratelli così santi e intelligenti che tutto ciò hanno capito, chiediamo l’intercessione della conversione, affinché sparisca da noi ogni atteggiamento d’ostentazione, cosicché anche noi possiamo sentire, provare e sperimentare nell’intimo la gioia dell’immersione battesimale nella passione, morte e resurrezione di Cristo, cioè nell’Amore di Dio, che così si fa presente su questa terra.

Chiediamo in questa Santa Messa, celebrazione dell’Eucarestia, di poter passare la nostra esistenza in maniera veramente fattiva, utile, santa, sotto lo sguardo compiacente del Signore; chiediamo l’intercessione dei Santi; chiediamoci anche reciprocamente la preghiera vicendevole, perché in noi trionfi solo il Regno di Dio, e perché – grazie anche all’esempio particolarmente bello, profumato, incantevole di Maria Bolognesi – si possa camminare per la strada di un’autentica conversione e di una vera, profonda, intima e totale santificazione.

Sia lodato Gesù Cristo.

padre Carmine De Filippis