Omelia di padre Giorgio Finotti – 30 gennaio 1998

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo
18° anniversario della morte della Serva di Dio Maria Bolognesi

Benedico Dio e voi fratelli, che partecipate a questa celebrazione per onorare il piccolo seme messo dentro la terra, perché, nella morte di se stesso, possa germogliare a vita nuova e il suo albero abbia a crescere, così robusto e vigoroso, da accogliere molti uccelli, che trovino in esso conforto e sostegno.

Questa parola di Dio, che ci è proclamata, non l’abbiamo scelta in anticipo; l’abbiamo accolta così come la liturgia odierna ce la presenta (T.O. 3a settimana/venerdì, anno pari; 1a lettura: 2° libro di Samuele 11,1-4a. 5-10a. 13-17; 2a lettura: dal vangelo di Marco 4,26-34).

Dicevo a me stesso: “Signore, parla tu, dì a noi, qui riuniti in assemblea liturgica, quello che vuoi”. Perciò davvero benedico il Signore, perché ci auguriamo che questo granellino di senapa, che si chiama Maria Bolognesi, già seminato per terra, già il più piccolo di tutti i semi, cresca e divenga più grande di tutti e faccia rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possano ripararsi alla sua ombra.

Io resto meravigliato di tanta gente, di tanti sacerdoti; resto meravigliato, perché vuol dire che davvero questa umile donna sa far scaturire nel cuore dei credenti un invito alla santità.

Vorrei dire che sono venuto a sentire qual è il profumo di Maria, se veramente è donna santa.

Qual è il profumo di Maria Bolognesi? Qual è la santità che profuma l’anima sua, la sua vita, la sua missione, la sua opera nella casa di Dio? Il profumo che voglio odorare non è un profumo soltanto personale, voglio vedere se è il profumo di Cristo, voglio sentire se quello che ha profumato il cuore e la vita di Maria Bolognes è davvero il profumo del Cristo Gesù, Salvatore del mondo.

Allora guardo all’oggettività dei profumi che la Scrittura santa presenta: di quattro forme, di quattro odorazioni, di quattro effluvi, che, messi insieme, davvero costruiscono la conchiglia che, tra terra e acqua, mediante la folgore del fuoco, contiene una perla preziosa.

Profumo della resina

Il primo profumo che si trova nella Scrittura è il profumo della resina, che si ricava dagli alberi, la quale, stemperata nel fuoco, sprigiona una nuvola bianca, che sale fino al cielo. E’ il profumo della orazione, della lode a Dio; è il profumo della preghiera, della adorazione; è il profumo di chi sa riconoscere in Dio il proprio Signore e Salvatore.

Maria, hai tu questo profumo? Voi, che conoscete meglio di me Maria Bolognesi, sapete se davvero ha profumato la sua anima dell’incenso del profumo resinoso che, stemperato nel fuoco dello Spirito, è salito a Dio, come odore soave.

Voi sapete che la preghiera non può essere vera se non scaturisce dal cuore, dal grembo, e se non è forgiata dentro l’anima dal fuoco dello Spirito Santo.

Maria ha questo profumo perché nella sua vita ha reso lode a Dio, mediante la preghiera e mediante un’anima ardente, fedele al Signore.

E’ il primo profumo, che trovo nell’anima di questa donna fedele: il profumo della preghiera.

Sappi che la preghiera comunitaria è stupenda, come quella che stiamo celebrando. Ma tu vali tanto quanto sei capace di pregare da solo, da sola. La preghiera personale ti profuma l’anima; quando tu senti il desiderio di raccoglierti per adorare Dio, per contemplare il Signore, allora davvero il profumo dello Spirito Santo ti avvolge, ti sospinge, ti eleva. La preghiera personale, solitaria, è il respiro dell’anima tua e rivela dove sta il tuo cuore, dove tende il tuo cuore.

Guardate, nel Vangelo si parla di Gesù, che va nella sinagoga, che va nel tempio, però mai gli evangelisti dicono che, lì, prega, mentre ti presentano Gesù, orante nella solitudine; quando fuori è ancora buio, Gesù esce e va alla montagna a pregare, tutto solo; oppure, dicono ancora gli evangelisti, che Egli passò la notte in preghiera, nell’orto.

Quando uno prega, da solo, vuol dire che sente nell’anima il bisogno di Dio. Non c’è la campana che suona e ti richiama: è proprio il bisogno dell’anima.

E’ questo profumo che ti attrae e allora, investendoti, profumandoti, ti rende come odore soave al cospetto di Dio. Chi prega si salva ed ha la benedizione del Signore.

Cara sorella Maria, ora, che sei dinanzi alla Santissima Trinità, fa’ che la nostra anima profumi di contemplazione. Guardate che è importantissima la contemplazione, specialmente oggi, distratti come siamo da mille faccende, da mille preoccupazioni, dalla voglia di vedere e di toccare. Invece, l’anima è grande quando sa contemplare nella solitudine, quando sa contemplare il volto adorabile del Signore Gesù.

Tu sei grande tanto quanto sei capace di pregare da solo. A me piace vedere tutti i giovani, quando – radunati insieme – cantano, farfallano con le mani, suonano le chitarre per lodare Dio. Ma io vedo se un giovane vale, quando, da solo, sa mettersi in ginocchio a pregare il Signore; allora, vedo che l’opera di Dio è entrata nel suo cuore; vedo che l’opera, l’azione dello Spirito Santo, il fuoco dello Spirito lo ha acceso. Solo allora, tu sei grande!

Profumo del balsamo

Il secondo profumo, che la Scrittura santa ci ricorda, è quello che viene mescolato nell’olio: è il balsamo, che, versato nell’olio, serve per consacrare il sacerdote e il profeta.

Se io odoro l’anima di Maria Bolognesi, davvero spero di vedere, di sentire questa consacrazione che il Signore ha dato al suo cuore di umile, forte, donna della carità.

La prima lettura vi poteva sembrare stonata nella nostra celebrazione: si parla di una donna, Betsabea, che è impura; si parla di un uomo, Davide, che la concupisce. Sembra una lettura non idonea alla nostra celebrazione e, invece, in questa parola di Dio, io vedo la consacrazione di Dio sul cuore di Maria Bolognesi, la quale, come anima solitaria, come profeta, ha consacrato la propria vita alla salvezza del peccatore.

La consacrazione, che il Signore ha riversato nel cuore di Maria, si manifesta come desiderio intenso, da parte di Maria, di dedicare la propria vita, la propria preghiera, il proprio dolore, il proprio patimento, per la salvezza delle anime, di quelle che si perdono nella concupiscenza degli occhi, della mente, della vita.

Vi dico che, quando ho conosciuto per la prima volta, attraverso la lettura, Maria Bolognesi, ho detto: “Senti, umile anima di Dio – tu che nella tua vita hai odorato di questa consacrazione, versando il tuo contributo di amore, di patimento, per la conversione dei peccatori – oggi, che sei in paradiso, prega per me, povero peccatore. Continua questa tua opera di consacrazione sacerdotale, profetica e regale, per me, povero peccatore”. Dico “sacerdotale”, perché Maria, attraverso il battesimo, offre sull’altare del cuore i sacrifici, le orazioni, i patimenti, affinché il mondo viva, sia liberato dal tanfo del peccato e dalla miseria della malizia.

Una donna, che abbia questo coraggio – soprattutto nel suo tempo, in cui non c’erano tutte queste comunicazioni speciali della parola di Dio – una giovane donna, vissuta nella nostra terra, che abbia avuto questa intuizione dello Spirito, cioè di far profumare l’anima nel servizio di Dio per la salvezza dei fratelli, davvero è grande!

Se, dopo 18 anni dalla sua morte, ancora noi veneriamo l’opera di Dio in Maria Bolognes, davvero qui c’è il dito di Dio! In forza del suo Battesimo, che l’ha consacrata fedele immagine di Cristo, Maria si rivela come profetessa; non perché ha rivelato il futuro, l’avrà anche fatto, ma perché annuncia Cristo nella sua vita. Sapete che il profeta non è bene accetto, soprattutto in patria, perché parla di Dio, perché richiama le anime alla fedeltà al progetto di Dio, alla salvezza che viene da Dio; l’uomo, abituato alle mollezze, ai piaceri, a camminare nella bramosia delle ricchezze, quando si sente richiamare “dal profeta”, lo rifiuta, lo calpesta, lo uccide. Il Signore accetta, invece, l’olocausto di questa regina della vita cristiana, perché ognuno di noi possa, nell’invocazione a Dio, salvare la propria anima, redimere il proprio cuore.

Maria è come il balsamo versato nell’olio, che ti consacra e ti porta alla stupenda bellezza della tua dignità cristiana.

Profumo delle essenze

Il terzo profumo è dato dalle essenze; l’essenza è un intenso profumo, ne basta una goccia per sentire un effluvio stupendo.

Vi ricordate Maria di Betania, che versò sui piedi di Gesù il profumo prezioso che si chiama “nardo”? Sant’Agostino spiega che la parola “nardo” è propria del nostro linguaggio; nella lingua originale, l’aramaico, invece, la parola “nardo” equivale al termine: “pisticci”. Ma guardate bene, dice il santo dottore, che la parola “pisticci”, pur essendo il nome del paese, da cui si estrae questo profumo prezioso, ha una radice: “pistis”, che vuol dire “fede”.

Allora l’essenza, che Maria di Betania ha versato sui piedi di Gesù, è il profumo prezioso della fede. E’ una fede che, essendo profumo prezioso, rende ardente e fedele la tua vita. Tu sai che la fede si nutre, non di dolcezze, non di soddisfazioni, non di appagamenti, ma di prove, di silenzio, di tormento, di contraddizione. Satana non crede alla tua virtù, perciò ti tormenta, ti esperimenta.

Beato te se, come Maria Bolognesi, sai profumare l’anima e conservare nel tuo cuore questo profumo prezioso: il “nardo”, cioè la fede.

Però, notate bene che Maria di Betania ha versato il profumo prezioso sui piedi di Gesù. Chi sono i piedi di Gesù? Oggi, sono gli umili, i piccoli, i disprezzati, i soli, gli abbandonati, i peccatori. Io benedico il Signore perché Maria Bolognesi, avendo nel cuore questo profumo prezioso della fede, l’ha versato in umiltà, in silenzio, in contraddizione con l’opinione pubblica, che la disprezzava, l’ha versato sui piedi di Gesù.

Un’altra essenza, che mi piace contraddistinguere nel cuore di Maria Bolognesi, è la mirra. La mirra fu offerta a Gesù Bambino, dai Magi, con l’oro, per dire che Egli era riconosciuto come Re. Nell’incenso, Egli era riconosciuto come Signore Dio. E’ nella mirra che veniva riconosciuto il Signore come Redentore, come Colui che ha sacrificato la vita per la nostra salvezza.

La mirra è un profumo-essenza di straordinaria fragranza; però, se voi assaggiate la mirra, sentite che essa è, al gusto, amara. L’amarezza della mirra! L’amarezza della mirra, se gustata davvero, ti inebria, ma ti taglia il cuore, ti fa morire sotto terra per poter risorgere a vita nuova, producendo frutti stupendi di grazia e di misericordia.

Sapete perché insisto sulla parola del profumo mirra? Perché questo è il significato del nome Maria. La Vergine santissima si chiama Maria: questo, in italiano. Nella lingua originale, l’aramaico, la Vergine santissima si chiama “Miriam”, che noi traduciamo in Maria.

Scomponendo la parola Miriam in “mir” e “am”, vediamo che “mir” vuol dire “mirra” e “am” “oceano”; pertanto, il nome di Maria significa “oceano di mirra”. E certamente Maria Bolognesi partecipa alla fragranza di questo oceano di mirra.

Perché Maria santissima, madre del Signore, è chiamata Miriam? Perché è “oceano di mirra”, l’ “amara”, l’ “addolorata”, colei che ha sacrificato sull’altare della vita tutta se stessa, per contribuire a quanto manca alla passione del Signore; non da parte del Signore, la cui passione è piena e totale, ma il proprio contributo di partecipazione alla passione del Signore.

Se voi leggete la vita di Maria Bolognesi vedete davvero come è stata spremuta, come mirra preziosa, al cospetto di Dio; questo profumo soavissimo, intenso ma amaro, Maria Bolognes l’ha gustato fino in fondo.

Vedete di che cosa è fatta la santità? Non di parole, non di desideri, ma di vita vissuta, partecipata. Noi diciamo: “Dolce cuore del mio Gesù, fa’ che io Ti ami sempre più”. Bravo, bene! Ma è facile. Vorrei che noi riuscissimo a dire: “Dolce cuore del mio Gesù, fa’ che io soffra sempre più”. Soffrire sempre più? Abbiamo paura delle sofferenze. Quando preghiamo, diciamo: “Signore liberami, Signore dammi, Signore fammi”. Quand’è che impareremo, come Maria Bolognesi, a dire:

“Signore, sia fatta la tua volontà. Signore, accolgo la sofferenza”?

Noi non abbiamo la sapienza dello Spirito, abbiamo, però, quella della carne. Allora avete ragione a chiedere la salute, facciamo bene a chiedere la prosperità e la pace, certo!

Ma solo la Croce ti salva; solo la Croce, pur tenendoti crocefisso, ti redime; la croce c’è nella nostra vita, ma noi la vogliamo scalzare, la vogliamo buttare via, magari metterla sulle spalle degli altri! Invece, beato è colui che muore come seme sotto terra, per poi germogliare a vita nuova.

Allora suggerisco, umilmente: non diciamo “Dolce cuor del mio Gesù, fa’ che io soffra sempre più”, ma almeno diciamo “fa’ che io mi offra sempre più”; è un pochino più facile.

Profumi selvatici

Il quarto profumo è quello dei fiori selvatici, quelli spontanei, che nessuno ha piantato, che nessuno ha coltivato: sono i fiori piccoli, umili, ma tanto belli, dei prati, dei boschi, delle viti, delle pareti, delle case. Sono i profumi dei fiori come le margherite, le viole, che tu non hai piantato, ma che il Signore ha sviluppato mediante la sua opera creatrice stupenda.

Sono il simbolo delle opere buone, seminate ovunque dalla mano provvidente del Signore; sono le opere buone, che profumano l’aria, che danno a questo tanfo del mondo un rinnovamento, che producono il bene, che sollevano il cuore e lo fanno aspirare a cose sante.

Ricordati che tu non vai in paradiso perché hai fatto il male; tu non andrai in paradiso se non avrai fatto il bene. Non basta non fare il male, è necessario fare le opere buone, le opere della misericordia – corporali e spirituali -, perché sull’amore verremo giudicati al termine della vita. Maria Bolognesi, hai tu quest’ultimo profumo delle opere buone? Hai fatto tu del bene nella tua vita? Se mi rispondi sì, allora io dico: “Stai tranquilla, sei gloriosa davanti a Dio”. Le opere buone nascono dal cuore buono, da una terra buona, generosa, che non teme di sacrificarsi pur di operare il bene, che dedica a Dio e alle anime il tempo, il denaro, per poter operare il bene, per poter servire. Tu hai questo profumo? Vuoi odorare di Cristo? Vuoi seguire l’esempio di Maria Bolognesi? Profuma l’anima tua di opere buone.

Ecco, fratelli, sorelle, qual è il canone oggettivo della santità: la preghiera, la consacrazione, la fede nel sacrificio e le opere buone.

Come lodare Dio

Se Maria Bolognesi ha tutti questi quattro profumi, allora davvero è benedetta da Dio, allora davvero Dio la glorificherà. Non importa come, non importa se è segno di contraddizione, arriverà ad essere esaltata dal Signore Iddio, che innalza gli umili e respinge i superbi.

Io sono convinto che questa donna profumi di questi quattro odori soavi e, se vuoi davvero lodare Dio, se vuoi davvero, oggi, celebrare la gloria del Signore nei suoi servi santi, anche tu profuma così.

Sia lodato Gesù Cristo.

padre Giorgio Finotti