Omelia di padre Raffaele Talmelli – 20 ottobre 2001

Tempio B.V. del Soccorso «La Rotonda», Rovigo

Cari confratelli, cari fedeli ed amici di Maria Bolognesi, è con particolare emozione che mi trovo a celebrare ed a presiedere la concelebrazione dell’anniversario di Maria Bolognesi, che ebbi la grazia di conoscere tanti anni fa, ancora adolescente, e penso che il Signore, attraverso la sua mano e la sua parola abbia guidato diversi passi della mia vita spirituale.

Celebriamo questo anniversario di Maria Bolognesi nel giorno dedicato alla Madonna delle Grazie sembra una coincidenza particolarmente significativa, perché la Sacra Scrittura ci propone alla meditazione due episodi in cui abbiamo l’intercessione di una donna: la Regina Ester (noi la vediamo regina in questa pagina ma era figlia di ebrei deportati in schiavitù) e Maria Santissima nel Vangelo.

L’episodio della Regina Ester con la sua elaborazione teologica ci fa vedere proprio come il Signore può salvare il suo popolo attraverso l’intercessione di creature inermi da cui non ci si sarebbe aspettati nulla.

C’è un prezzo da pagare, la Regina Ester offrì la sua vita, perché comparire alla presenza del Re senza essere stati convocati poteva significare la morte.

Così comprendiamo il versetto in cui si dice che il Re Assuero volse verso di lei lo scettro d’oro: se il Re compiva questo gesto, la vita era salva.

La Regina Ester, per potere compiere questo atto di enorme coraggio ed offrirsi vittima, che era l’unica possibilità per salvare il suo popolo, pregò Dio ed ebbe fede in Lui.

Maria Santissima ebbe fede, non era certissima dal punto di vista umano, ma era certissima nella Fede, nella Speranza, nella Carità, per questa ragione chiamò i servi e disse: “Fate quello che egli vi dirà”.

Vedete, quello della fede è un cammino difficile nella vita umana, ma è l’unico con cui possiamo arrivare a Dio, perché «non si può piacere a Dio senza la fede».

La fede è quella virtù che Egli ci dona gratuitamente il giorno del battesimo, come grazia, virtù teologale, ma che noi dobbiamo sviluppare con atti di fede.

E così facendo, quel seme che ci è stato donato in maniera virtuale il giorno del battesimo, quel seme cresce e può dare i suoi frutti: innanzitutto la Speranza e la Carità, che scacciano il timore e si arriva a quel livello confidenziale con Dio, che i Santi hanno avuto.

Sicuramente sono tantissime le meditazioni fatte sull’episodio delle Nozze di Cana, ma ci sono alcuni particolari che meritano, in questo giorno, la nostra riflessione.

Innanzi tutto, Gesù non era l’invitato principale, dice l’Evangelista: “Fu invitato alle nozze anche Gesù”.

Secondo, pare che gli sposi non si siano accorti di nulla. I servi sapevano da dove era venuto il vino, ma gli sposi non si erano accorti né che era mancato, né che era arrivato.

Ci deve fare riflettere questo particolare, perché la discreta presenza di Dio nella vita dell’uomo non è un peso in più; il coraggio di avere invitato anche Gesù e i suoi discepoli, allora significava il coraggio di invitare diverse persone a pranzo, che magari in una società non troppo opulenta poteva essere anche un aggravio non indifferente.

L’offerta a Dio di qualche cosa di gratuito della nostra vita per potere “invitare” la sua presenza in noi: “Fu invitato alle nozze anche Gesù con i discepoli”.

È questo che hanno fatto i Santi, l’hanno invitato e l’hanno tenuto con ogni cura nella loro vita.

Però, per potere fare questo, bisogna avere fede e credere che non stiamo solo perdendo ciò che stiamo donando.

Quello che tante volte ci attanaglia e ci impedisce di essere caritatevoli, di essere pieni di fede e di carità è proprio questo: gli investimenti fatti per Dio sembrano investimenti in perdita.

Allora lì ci vuole la fede.

La fede ci fa credere che quel seme e quella carità, e quelle cose o quelle parti della nostra vita, o quella stessa vita che noi doniamo non è perduta e sciupata, ma darà il cento per uno, qui e nella vita eterna.

Questi Santi che ci hanno preceduto sulla terra hanno saputo investire tutto in Dio, addirittura le loro sofferenze fino al punto da chiedere a Dio di soffrire invece dei fratelli, come fece la Regina Ester.

Ma perché hanno potuto fare questo? Primo per la loro grande fede; secondo per la speranza che in Dio c’era il premio; terzo per il loro grande amore per Dio e per il prossimo.

Diceva Santa Caterina da Siena: “Vuoi sapere quanto ami Dio? chiediti quanto ami il tuo prossimo, non c’è misura migliore”.

E questa è una domanda che possiamo farci tutti i giorni nell’esame di coscienza, e renderci conto quanto stiamo amando Dio, cioè quanto stiamo amando il prossimo.

Allora possiamo accorgerci benissimo che tante situazioni che richiedono il nostro intervento, umanamente sono situazioni che richiedono investimenti in perdita, ma nella fede non è così, perché si fa per amore di Dio, e tutto ciò che è investito per amore di Dio non è perduto, anche se lì per lì sembra marcire.

Non immaginate il mio stupore nell’avere visto l’inizio della Causa e poi la conclusione della Causa in questo Tempio, vedere tanti fedeli, vedere comparire Maria Bolognesi sull’Osservatore Romano, sulla Bibliotheca Sanctorum.

Mentre era in vita bisognava essere molto cauti nel parlare di lei.

Lei è vissuta nel nascondimento, certo non amava la pubblicità di nessun tipo e sicuramente mai avrebbe immaginato, nella sua vita, che la Chiesa si sarebbe interessata di lei al punto da proporla con una Causa di beatificazione, di proporla all’interesse e come esempio a tutti i cristiani.

Lei sicuramente non si è mai chiesta se questo sarebbe avvenuto, però si è chiesta se poteva dare ancora di più a Dio, e chi l’ha conosciuta sa che ha sempre dato tutto quello che ha potuto, non quasi tutto, ha dato tutto! E questa è proprio la donazione totale, l’esempio che i cristiani sono invitati ad imitare perché, come diceva Sant’Agostino “Se l’hanno fatto questi, perché non lo posso fare anch’io?”.

Quindi, la Chiesa ci ricorda che i Santi diventano tali per le loro virtù eroiche e non per i doni gratuiti di cui Dio li ha colmati in certi casi; virtù eroiche che ogni cristiano è chiamato ad esercitare ed a vivere nella maniera più totale.

Il fatto che gli sposi di Cana probabilmente non si siano resi conto di che cosa fosse successo, ci deve fare crescere nella fede che Dio si occupa di noi.

Diceva il Vangelo che abbiamo letto ieri che persino i capelli del nostro capo sono contati, diceva che noi valiamo più degli uccellini del cielo, e che nemmeno uno cade senza che Dio lo voglia.

Questo perché? Per farci vincere la paura di vivere e la paura di morire, la paura dell’ignoto.

Pensate che cosa è credere realmente che siamo nelle mani di Dio! E questa presenza discreta, questo episodio emblematico fanno vedere che se Dio è invitato nella vita ed occupa davvero il posto che merita, si occupa delle nostre esigenze.

Ricordo una riflessione che ho fatto tante volte, che è stata credo uno dei cardini della mia vita spirituale e che mi fece fare proprio Maria quando ero adolescente, mi fece notare che l’unico esempio da imitare che ci porta Gesù nel Vangelo sono i bambini: “Se non tornerete come bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Non avevo fatto caso a questa osservazione così semplice.

Mi fece notare che i bambini normalmente non stanno sempre a parlare con i genitori ma stanno anche a giocare e, mentre giocano, basta una occhiata della mamma o del papà e loro sono contenti.

I bambini sono capaci di andare, per le loro fisime infantili, a fare vedere una caramella o a chiedere una banalità.

Mi disse: “Sai che figli, se andassimo dai genitori solo quando abbiamo bisogno di comprare la casa o l’automobile? Quello non è un rapporto da figli, è un rapporto burocratico! I bambini vanno dai genitori anche per una cosa da poco”.

Allora, vedere Maria Santissima che ci accorge prima, che previene il bisogno, e Dio che soddisfa una esigenza pur non esistenziale come poteva il vino (anche se ha tutto il suo carico simbolico legato alla gioia della vita), vedere questi esempi ci deve veramente rinforzare e fare capire che Dio conosce le nostre necessità ma da noi vuole la confidenza, non vuole che lo informiamo, è una preghiera ben triste quella che si limita a un elenco di richieste, oppure che avviene soltanto per richieste molto grosse in particolari frangenti della vita.

Dio vuole educarci, come i bambini, a quella confidenza filiale che Maria ebbe.

Credo che qualcuno potrebbe anche averla criticata per essere puerile nei suoi scritti, nelle cose che sono comparse, perché si vede questa confidenza di bambina che l’ha accompagnata fino in fondo e che le ha permesso di avere un accesso così privilegiato al Cuore di Dio.

Fatto salvo il giudizio ultimo della Chiesa, la strada rimane valida perché, è vero, Dio conosce le nostre necessità, però vuole nel contempo che gli chiediamo tutto, non solo la casa, l’automobile o la salute quando manca, ma vuole questa richiesta per creare quel rapporto personale, perché, badate bene, finché Dio non diventa un referente personale che sa guardare le esigenze della nostra vita e le sa comprendere, può essere un Dio dei filosofi, può essere un Ente Supremo, ma non è il Dio personale che invece Gesù è voluto essere e rimanere nell’Eucaristia con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo.

Ricordo, e ve lo propongo, l’incoraggiamento di Maria proprio a questa preghiera confidente che sapesse chiedere anche le banalità, perché non erano le cose in sé, Dio conosce le necessità, ma diceva con il suo candore: “La prima cosa nella preghiera è non essere bugiardo, se tu hai una necessità, anche se ti sembra piccola, o una preoccupazione, è quella che devi portare, è magari dire: Signore, io oggi sono preoccupato per il mio esame.

Poi, ti prego per la pace nel mondo, per cose pur buone e pur giuste, ma probabilmente ti stanno meno a cuore”.

Perché la gerarchia di Dio non siamo noi a costruirgliela in base alle cose che noi Gli presentiamo, ma noi possiamo presentargli il cuore per creare un rapporto personale e confidente.

Il fatto che tanti Santi nella storia della Chiesa abbiano avuto questi dialoghi così intensi e profondi (vi invito a pensare al Dialogo della Divina Provvidenza di Santa Caterina da Siena), questi dialoghi così profondi con Dio, con queste risposte così illuminanti, che cosa significa? Quella è la punta estrema dove è intervenuto il dono gratuito di Dio, della rivelazione privata, ma da parte dell’essere umano interessato c’è stata la donazione di tutto il suo amore, di tutta la sua confidenza, di tutta la sua speranza in Dio.

Oggi facciamo festa per la Madonna delle Grazie, sono tanti i Santuari della Madonna delle Grazie seminati in tutte le città d’Italia.

Il Signore ci ha lasciato la Madonna come mediatrice di tutte le grazie, perché vuole che le chiediamo, lo vuole, non perché dobbiamo strappare a Dio quello che vogliamo noi, ma perché nella richiesta confidente creiamo il rapporto personale con Dio.

Ci possiamo benissimo accorgere appunto nella vita dei Santi, che sono il volto autentico della Chiesa, che non sempre hanno ottenuto ciò che desideravano o ciò che hanno chiesto, ma hanno ottenuto qualcosa di più: l’abbandono confidente.

È questo! Perché ci abituiamo nella vita spirituale a chiedere e ad avere proprio questo rapporto personale con Dio, pian piano, non si fa dall’oggi al domani, entriamo nell’ottica di vivere abbandonati alla sua volontà, che è il nostro vero bene.

E quand’anche le nostre richieste dovessero rimanere deluse, è una delusione molto limitata, perché sappiamo che Dio non ha permesso questo piccolo bene che noi chiedevamo ma nella fede e nella speranza sappiamo che è per un bene maggiore, ed allora riusciamo a dire, con il Padre Nostro, sia fatta la Tua volontà, non con una dolorosa rassegnazione ma con la gioia di chi sa che la volontà di Dio è il nostro unico, autentico e vero bene.

Ci sono altri personaggi quasi anonimi che compaiono nelle Nozze, e sono i servi, questi servi che con stupore sapevano bene cosa era avvenuto, sono gli unici che si accorgono realmente del fatto, e sottolinea San Luca che riempirono le giare fino all’orlo.

Che ubbidienza! L’adesione perfetta alla volontà di Dio, fino all’orlo, non le mezze misure.

È questo che hanno avuto i Santi, è questa la fede che produce i miracoli e che li ottiene da Dio.

Ed ancora, per aumentare in noi la confidenza, vedete che la Madonna non ha fatto l’esame agli sposi se avevano comprato poco vino, se gli invitati ne avevano bevuto troppo, se non avevano soldi, non ha fatto nulla di tutto questo, si è semplicemente accorta della necessità.

Sto spendendo molte parole su questo episodio perché per me ha significato tanto comprendere che cosa significasse invitare Gesù nella mia vita, offrire il posto, lo spazio in tutte le azioni della vita.

Sarebbe ben sbagliata una spiritualità che vorrebbe il trono per Dio e poi il resto della vita per conto nostro e Dio lassù, come diceva qualche eretico: “Padre nostro che sei nei cieli, restaci, che noi qui sulla terra dobbiamo fare tutto da noi”.

E purtroppo, delle volte, sotto una specie di spiritualismo si nasconde questo “Padre nostro che stai nei cieli, restaci”.

Invece, l’esempio dei Santi ci fa capire che Dio deve essere in tutte le azioni della vita, dalla richiesta del vino alle cose più banali, perché è la confidenza quella che ci crea questo rapporto autentico, che ci porta alla salvezza, ad accrescere la fede, la speranza e sicuramente anche la carità.

Sia lodato Gesù Cristo.

padre Raffaele Talmelli