Omelia di padre Tito M. Sartori – 25 Aprile 2005

Chiesa Cattedrale dei SS. Pietro e Paolo, apostoli, Adria (RO)

LA VOCAZIONE

Il punto focale dal quale sempre consuetudinariamente si parte, è costituito dal motivo per il quale il Verbo si è fatto carne. E il motivo per il quale il Verbo si è fatto carne ed è diventato uomo, concerne il motivo per il quale prima l’uomo si era fatto Dio: «sarete come dei”.

Gesù è venuto a spiegarci che quel volere essere “dei” costituisce non un disordine, ma il disordine. Come invece essere obbedienti al comando divino, costituisce l’ordine, perché pone Dio prima dell’uomo e l’uomo soggetto a Dio. Venendo meno questo equilibrio, si è determinata nella natura umana, per colpa dei progenitori, la tendenza verso il basso, la legge di gravitazione che noi siamo soliti qualificare “peccato originale”. Ma il peccato originale non soltanto ha comportato la caduta verso il basso, verso il male, verso il “sarete come dei”, verso l’idolatria di sé, verso l’esaltazione dell’egoismo; ha portato come conseguenza: le malattie, le sofferenze, la morte e le umane fragilità, conseguenze di quel peccato e castigo conseguente a quel peccato.

Che cosa ha fatto Dio?

Dio noi siamo soliti qualificarlo Redentore. Cosa vuol dire Redentore? Nell’Antico Testamento, il sostantivo “redentore” indica il vendicatore del sangue, colui che doveva ristabilire la giustizia nel caso che un suo congiunto fosse rimasto vittima di qualcuno; e toccava al vendicatore del sangue, che era il congiunto più vicino, vendicare la vittima, uccidere l’uccisore, mantenere la famiglia dell’ucciso, la vedova, i figli. Questo è il compito del vendicatore del sangue, cioè del redentore.

Essendo stato offeso Dio, bisognava riparare quell’offesa. Ma il congiunto di Dio non può essere che Dio, ecco allora che il vendicatore del sangue, Dio, assume la natura umana e la distrugge sul legno perché, distruggendo la natura umana ribelle, con un atto estremo di obbedienza alla volontà del Padre, distruggendo sul legno la natura umana, fosse rivendicato l’onore di Dio offeso dall’uomo.

Cosa avviene dopo? Avendo ristabilito con questo atto l’ordine, era necessario che il DNA dell’uomo – gravato dalla colpa originale, origine di tutti i guai poi succeduti – era necessario che quel DNA fosse liberato dalla colpa originale, causa di tutta la rovina. Come avviene questo? Avviene mediante il Cristo che muore e poi risorge.

Allora, per rendere evidente questo disegno divino, voglio attirare la vostra attenzione su una frase di Paolo, che sottolinea il principio: uno peccò, tutti peccarono; uno obbedì, tutti in lui hanno obbedito. Uno – tutti. E questo principio “uno-tutti”, uno nel male, tutti nel male; uno nel bene, tutti nel bene, lo troviamo scritto nella creazione. Di modo che quello che Paolo dice al capitolo 8 della Lettera ai Romani che tutta la creazione geme aspettando la nuova redenzione, esattamente obbedisce a questo principio: “Uno-tutti”. Ed addirittura, questo “uno-tutti” lo leggiamo nell’universo. Cosa sono i buchi neri? Sono l’ammassarsi di materia immensa, tante stelle che, colpite dalla forza di gravitazione, s’addensano, si comprimono, perfino nei nuclei dell’atomo, e tale è la compressione che non passa neanche la luce, perciò sono detti buchi neri. Poi che accade? Accade che questa immensa energia compressa esplode in costellazioni nuove.

Questo è avvenuto nei confronti di tutti noi: il Cristo, schiacciato dalle nostre colpe diventa il buco nero dell’umanità. Su Lui si addensa il peccato dell’umanità, ed è tale l’energia che viene impressa in questo schiacciamento (che il profeta Isaia aveva predetto, affermando: “Sarà schiacciato dalle nostre iniquità”) che Egli esplode nella Resurrezione, dando vita a una umanità nuova che entra nella Famiglia Trinitaria quale figlia adottiva, prendendo dal Cristo Risorto, che è il figlio naturale del Padre, prendendo da lui l’affiliazione nuova, adottiva, che fa entrare nella Famiglia Divina.

Questa, fratelli, è la nostra vocazione. Noi nel battesimo siamo entrati nello schiacciamento della colpa che Cristo portò in sé e siamo poi risorti, quali figli adottivi, nella Famiglia Divina: Padre e Figlio e Spirito Santo. Questa è la grazia santificante, questa è la nostra vocazione, soltanto questa.

Allora, qual è la conseguenza? La leggiamo nella Lettera ai Romani: “Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo, gradito a Dio, è questo il vostro culto spirituale”. Bellissimo! Tutti noi siamo chiamati ad offrire i nostri corpi in sacrificio spirituale, entrando nel vortice della Famiglia Divina.

Come può avvenire tutto ciò? Avviene perché il Signore ha tolto la colpa originale, ma non ci ha sottratti alle conseguenze di quella colpa, cioè alle malattie, alle sofferenze, alla morte, alle fragilità, che permangono, questo è il nostro calvario, è il nostro risalire la china dell’erta del Golgota per raggiungere il Cristo risorto. Ciascuno di noi deve fare questo percorso e ciascuno a modo suo. Qui si innesta la vocazione di ognuno, perché in questa grande vocazione, essere figli adottivi di Dio, ciascuno ha non una, ma molte vocazioni. Nella vocazione di essere figli di Dio, chiamati in questo vortice dell’amore divino, è sbagliato indicare una sola vocazione, perché non c’è nessun uomo che abbia una sola vocazione, nessuno!, perché ci sono chiamate successive nella vita. La chiamata ad essere bambini, ad essere adolescenti, ad essere uomini, ad essere anziani, ad essere vecchi; la chiamata ad essere sposati, la chiamata ad essere celibi, la chiamata ad essere sacerdoti, la chiamata ad essere vedovi, la chiamata alle malattie.

Le vocazioni sono una chiamata di Dio: quando Dio ti dà la tetraplegia, mica tu la chiedi, tu la subisci, diventi un tronco! Sono vocazioni queste! Quando tu diventi vecchio e non hai nessuno accanto a te, sei solo e senti il peso della vita che ti va distruggendo, è una vocazione, è una chiamata che domanda una risposta. Quando sei chiamato a soffrire, al dolore, quando sei disoccupato, quando sei povero, quando sei incompreso, sei deluso, è Dio che ti chiama. A che cosa ti chiama? A salire l’erta del Golgota insieme con Lui.

Ed allora, in questa salita del Golgota verso di Lui vedo la vita della Bolognesi. Ve lo dico perché abbiamo abbinato le due cose. La Bolognesi, per esempio, è stata chiamata alla povertà più spaventosa, più umiliante, è stata chiamata ad amare i poveri come lei, ad aiutarli perché lei, ricevendo aiuto, doveva trasmettere quell’aiuto ad altri. E’ stata chiamata soprattutto a soffrire con il Cristo: sapete per che cosa? Mi ha profondamente colpito il commento alla nona stazione della Via Crucis scritta dal Cardinale Ratzinger, oggi Benedetto XVI: “Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo corpo e del suo sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore”.

Miei cari fratelli, credo che nessun testo meglio traduca la vita di Maria Bolognesi. Io che per anni ho studiato pagina per pagina quel diario, rimasi profondamente colpito nel leggere che cosa succedeva quando lei vedeva il Signore Gesù tutti i venerdì. Vedeva il Suo volto rigato di sangue, avvolto sì nella luce, ma afflitto da un dolore immenso. Quasi sempre le parlava del peccato dei sacerdoti, della necessità di patire per aiutarli ad uscire dal male, per togliere quella sporcizia di cui parla nella nona stazione della Via Crucis il Cardinale Ratzinger, affinché mani pulite si accostassero al Cristo nel Santo Sacramento.

Quando leggo il testo citato capisco la grandezza del diario della Bolognesi, la sua passione, il suo tormento per aiutare Gesù a rendere la Chiesa splendida, folgorante di luce, libera dalle umane miserie, fulgida per la carità. In quelle pagine vedo il dolore del Cristo, vedo il dolore di Maria Bolognesi, capisco anche il grande modello che Gesù ha voluto dare alla sua Chiesa nella persona di questa umile Serva di Dio.

E adesso veniamo a noi, perché non voglio chiudere senza portare il discorso su di noi, sulla nostra vocazione.

Quando si parla di diventare figli di Dio, di entrare nella Famiglia Trinitaria, nel vortice d’amore che lo caratterizza, noi che cosa diciamo? Diciamo la necessità di porre al centro della nostra vita Dio. Noi, al centro della nostra vita abbiamo messo, tra le cose discutibili, il denaro, l’ambizione, la carriera; abbiamo messo anche le cose sante come l’amore alla moglie, l’amore al marito, l’amore ai figli, l’amore agli amici, l’amore alla propria salute, ma tutto questo deve stare alla periferia della nostra vita, al centro dobbiamo mettere Gesù, il Suo amore, l’amore di Dio, la ricerca di Dio. Quando capiremo questo? Lo capiremo il giorno della morte, ma è troppo tardi, bisogna capirlo prima, bisogna vivere ogni giorno pensando alla morte come momento sublime della vita, che spalanca un panorama nuovo, bellissimo, il panorama di Dio, la luce di Dio, l’amore di Dio, che ti chiama, ti segue da quando sei nato, ti attende. Tutti i giorni lo dobbiamo pensare, perché Dio è la nostra vita, non è anche qualcosa di noi, è tutto noi! E tutti i giorni dobbiamo vivere di Dio, nutrirci di Dio, del Suo corpo, sangue, anima e divinità, pregare il Signore, pensarlo, amarlo, distruggerci per Lui, perché Lui è tutto per noi! E’ questo il messaggio, questa la vocazione, essere totalmente di Dio, sempre, comunque, di fronte al dolore, di fronte alla gioia, di fronte ai nemici che ci colpiscono, essere totalmente del Signore. Allora saremo veramente cristiani.

padre Tito M. Sartori