Omelia di padre Tito M. Sartori – 1 Maggio 2004

Tempio B. V. del Soccorso «La Rotonda», Rovigo

La data odierna è preziosa, perché riunisce vari elementi importanti per la nostra fede: il mese di maggio, consacrato alla Vergine; la memoria liturgica di San Giuseppe lavoratore; e poi la grande presenza di Gesù sommo ed eterno Sacerdote. Contemplare insieme queste tre Persone, crea nell’anima una grande gioia, perché la Vergine Santa è una creatura che il Padre da tutta l’eternità ha pensato e ha creato per Sé, è il capolavoro di Dio: dal grembo verginale di Maria trarrà l’umanità che sarà poi assunta dal Verbo per realizzare la Redenzione nostra al giungere della pienezza dei tempi.

Ci troviamo di fronte a tre capolavori divini: il capolavoro della Vergine Madre, il capolavoro del vergine Figlio, consegnati alla tutela e protezione del vergine Giuseppe. Oggi è pertanto la festa delle verginità consacrate a Dio: dell’umanità del Cristo, dell’umanità della Vergine, dell’umanità di Giuseppe, le più alte figure morali che siano apparse sulla terra.

Prima di accingermi a parlare del sacerdozio così come lo considerò Maria Bolognesi, desidero inquadrare le figure sacerdotali dalle quali nella diocesi di Adria-Rovigo lei venne aiutata. Il primo fu don Bassiano Paiato, il vecchio prete comportatosi con lei come un padre, e che fino al 1949 le dette un indirizzo preciso, una direzione perfetta; dopo il ’49, probabilmente abbagliato dagli immensi prodigi che Dio compiva nella vita della Bolognesi, e forse anche a causa dell’età (è morto ultranovantenne), deviò dall’indirizzo che lui stesso le aveva dato, motivo per cui il Vescovo di Rovigo, Mons. Mazzocco, lo sostituì con Mons. Rodolfo Barbieri, altra figura splendida di sacerdote, che ebbe per lei attenzioni quali solo un genitore può avere per una figlia.

Malatosi Mons. Barbieri, subentrerà Mons. Adelino Marega, figura di prete fulgida, ricco di tutto ciò che si poteva esigere da un sacerdote, ricco di cultura teologica, di cultura scientifica, di umanità, di sapienza nelle cose mistiche. A questo prete straordinario verrà consegnata la vita della Bolognesi. Sarà lui a diagnosticare con rigore e con severità la presenza di Dio, di Cristo, nel personaggio delle apparizioni mistiche. Per quasi un anno intero, dal settembre ’57 al 27 giugno ’58, impose alla Bolognesi di «cacciare via quel “personaggio”», e lei ubbidì sempre. E quel “personaggio” non soltanto non rimproverò la Bolognesi, ma le disse: “Tu fai bene a cacciarmi via, perché così ubbidisci al tuo direttore spirituale, però il tuo direttore sa che io sono Dio e faccio quello che voglio”. Il 27 giugno del ’58 Mons. Marega le dirà: “Adesso fai quello che ti dice”. Ma per tutti quei mesi, dal settembre ’57 al giugno ’58, egli mantenne un atteggiamento di severità, perché voleva essere sicuro che non fosse Satana o una immaginazione della mente di Maria a creare il «personaggio» delle cosiddette visioni mistiche.

Non posso omettere di nominare Padre Romualdo Soave, cappuccino, figura bellissima, che ebbe tratti meravigliosi con la Bolognesi, con la quale svolse colloqui incantevoli, possibili tra due anime stupende, immolatesi ambedue al Signore e a Lui consacrate in spirito di sacrificio e di riparazione a favore della Chiesa.

Ricordo l’ultima figura, Mons. Aldo Balduin. Mio fratello, quand’era Vescovo a Rovigo (ancora vivente Mons. Balduin), mi raccontò un episodio attinente a quest’ultimo e poi aggiunse: “Tra i miei sacerdoti Mons. Balduin è l’anima più santa”.

A queste anime sacerdotali, figure bellissime, Dio consegnò la Bolognesi. Notate: Dio affidò Gesù e Maria a Giuseppe, Dio consegnerà la Bolognesi a queste figure meravigliose, perché Egli i suoi doni non li spreca, sono perle preziose che custodisce severamente e le tutela contro il maligno. Questo ha fatto Dio anche con la Bolognesi.

Questa era la premessa. Adesso affronterò tre temi: 1) La Vergine e i Sacerdoti nel pensiero di Gesù; 2) Cristo sommo, unico ed eterno sacerdote; 3) Come aiutare i sacerdoti. I temi indicati saranno svolti seguendo le indicazioni di Maria Bolognesi.

Che cosa dice Gesù a Maria Bolognesi? Il 14 febbraio ’58 le rivolse queste parole: “Ti raccomando il santo Rosario, e prega, prega tanto per i sacerdoti, perché si facciano santi e il mio cuore non resiste più per le tante miserie ed ingratitudini, anche la Madre di tutti piange e non ci regge più il Cuore per tanti figli ingrati”.

Il Rosario è la preghiera qui raccomandata per impetrare il dono della santità sacerdotale. Un particolare importante: questa raccomandazione la ritroviamo tale e quale nel pensiero del Santo Padre, Giovanni Paolo II. Il 29 ottobre 2002 egli pubblicò la Lettera Apostolica «Rosarium Virginis Mariae» con le seguenti annotazioni:
«Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall’elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo, così mi esprimevo: “Il Rosario è la mia preghiera prediletta, preghiera meravigliosa, meravigliosa nella sua semplicità, si può dire che il Rosario è in certo modo un commento preghiera dell’ultimo capitolo della costituzione Lumen Gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza del Regno di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa; difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo».

Così asserì il Papa a proposito del Rosario, e questa preghiera Gesù la raccomandò a Maria perché la elevi a Dio per riparare i peccati commessi dai sacerdoti e per la santificazione loro.

Quando scrissi la biografia documentata della vita della Bolognesi (opera tutt’oggi ancora inedita), alla fine compilai l’indice analitico. Le due voci più citate di tutta l’opera furono le voci “Sacerdoti” e “Rosario”. Dovetti con meraviglia constatare che erano più citate addirittura della città di Rovigo, della città di Adria, dei nomi dei genitori, dei fratelli, tanto ebbero importanza nella vita della Bolognesi queste due realtà soprannaturali. Notate che San Pio da Pietrelcina diceva 34 Rosari al giorno; e al padre Guardiano che gli faceva osservare: “Padre, ciò è impossibile, come fa lei a recitare 34 Rosari in un giorno se è sempre impegnato nell’ascoltare le confessioni?”. Lui rispose: “Tu credi che l’uomo abbia una sola dimensione? Ma l’uomo ha due dimensioni, io con una lavoro e con l’altra prego”. Tutto ciò è documentato, è cronaca.

Perché viene raccomandato a Maria di pregare per i sacerdoti? Il motivo lo troviamo scritto nel diario del 15 aprile 1960: «Quanto e quanto avrà sofferto la Madre di tutti per la passione e morte del suo figliolo Gesù! Quel cuore anche oggi è come quel giorno, perché i suoi figli sono trucidati dai vizi e dalle passioni carnali. Oh Gesù, oh Madonnina, ancora una goccia del vostro sangue basterebbe per mondare le nostre colpe, le nostre miserie”.

Ecco il motivo della preghiera per i sacerdoti, soprattutto della recita del Rosario; in essa è presente la Vergine Madre. C’è nella frase della Bolognesi un modo di dire che se non è ben capito, potrebbe ritenersi una eresia, ma se ben compreso, è perfettamente ortodosso. Notate: nelle visioni la Bolognesi dice spessissimo: “Gesù, basta una goccia del tuo sangue per riparare tutti i mali degli uomini, perché vuoi infliggere questi castighi?”. Tale osservazione risponde a verità: sarebbe certamente bastata una goccia del sangue di Cristo per ottenere la Redenzione, come d’altronde asserisce la stessa Liturgia. Tuttavia, nel testo citato lo stesso effetto è riferito anche ad una goccia del sangue della Madre di Gesù: «Oh Gesù, oh Madonnina, ancora una goccia del vostro sangue basterebbe per mondare le nostre colpe». Tutto ciò avvenne sulla cima del Calvario. Sotto la croce era presente la Madre del Salvatore: il secondo Adamo e la seconda Eva, infatti, costituiscono la seconda coppia che rigenera l’umanità. Pertanto la goccia di sangue della Vergine Madre può realizzare l’effetto salvifico enunziato dalla Bolognesi non in quanto «goccia staccata», ma in quanto goccia di sangue «unita» a quella del proprio Figlio. Ciò rientra nella volontà di Lui, che volle la Madre accanto a sé sotto la croce nell’identica offerta al Padre. Quindi, questa espressione della Bolognesi, se ben capita, è pienamente ortodossa.

Mi sono chiesto più volte: perché il dolore innocente? Si può capire che l’autore di gravi crimini debba soffrire per riparare il male compiuto; ma come si può giustificare il dolore di un bimbo? Come lo si può ammettere? Risposta: “La Vergine sotto la croce, non era forse innocente? Perché ha sofferto? Che male aveva fatto? Lei, senza colpa, preservata perfino dalla colpa d’origine, perché stava sotto la croce? Perché ha sofferto con suo figlio?

Ce lo spiega San Paolo: «Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).

C’è una parte di sofferenza che è lasciata alla collaborazione dell’uomo, e questa è la parte che viene soprattutto riparata dal dolore innocente della Vergine Madre e da tutti gli innocenti che lungo la storia Dio chiama a questa immolazione, sull’esempio della Vergine sotto la croce.

Vi dicevo poc’anzi che c’è un solo sacerdote: Cristo. Infatti noi sacerdoti nella consacrazione diciamo: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. Diciamo altresì: “Io ti assolvo”. Ma non è la creatura umana che transustanzia il pane e il vino nel corpo e sangue, anima e divinità di Cristo; è Cristo che agisce attraverso la strumentalità sacerdotale. Il sacerdote è uno strumento che Lui ha scelto, e al quale attribuisce questo potere immenso.

C’è una profonda analogia fra la possessione demoniaca e la possessione divina. La possessione demoniaca è di due tipi, quella volontaria di chi si consacra a Satana e quella invece che Dio permette per sottoporre a prova le persone. E’ successo a Maria Bolognesi, che fu preda di Satana, indemoniata, dal 21 giugno 1940 fino alla fine di gennaio 1942.

La possessione demoniaca Dio la permette quando un’anima è chiamata ad altissime vette di santità, la purifica mediante tale possessione, non sempre, comunque, in questo modo, ma sempre la purifica perché non si insuperbisca, perché rimanga umile e possa constatare che da sé può fare soltanto il male. Dio permette queste prove tremende perché l’anima si radichi nell’umiltà.

C’è una possessione divina, vi dicevo, che è analoga alla possessione demoniaca, permessa anche per le anime sante. Dove sta l’analogia? Quando un’anima è posseduta da Satana per divina permissione, non per scelta, ciò che in lei avviene non è da attribuirsi alla intelligenza e alla volontà del posseduto, ma è un atto subito da Satana che esprime il suo odio verso Dio mediante la corporeità di quella persona.

Nella possessione divina (che avviene, notate, ogni giorno nel ministero della liturgia eucaristica e nel ministero della confessione) l’uomo, in questo caso il sacerdote, presta liberamente la sua intelligenza, la sua volontà all’azione di Gesù e attraverso le parole assolutorie del ministero della Riconciliazione o quelle consacratorie dell’Eucarestia, produce effetti che risalgono, per così dire, al cuore di Dio e si realizzano nella nostra umanità. Quindi, è Dio che agisce attraverso il sacerdote. Questo fa capire che cosa Egli richieda dal sacerdote, quale santità di vita esiga da lui. Che cosa succede quando una persona si accosta al sacramento della confessione per avere rimessa la colpa? Lo troviamo nelle parole della Bolognesi (siamo nel 1958, il periodo in cui Mons. Marega le diceva di cacciare via il “personaggio” della visione): “Ai piedi del confessore si riceve la pace e quella dolce tranquillità che solo Gesù ha potuto dare attraverso i suoi ministri, i sacerdoti”.

La confessione come sorgente di pace dell’anima. La Bolognesi dirà ancora che quando ci si va a confessare si acquisisce la tranquillità dello spirito: “Sono stata a confessarmi, quando faccio qualche meditazione, penso a come fanno tante anime che stanno anni ed anni senza il sacramento della confessione. Come è bella la confessione, si trova proprio quel sollievo soprannaturale che solo Gesù ha potuto dare per mezzo dei suoi ministri, i sacerdoti; quanti doni, quanti mezzi per poterci salvare (27-10-1957).

Lei parla per esperienza, non parla come uno che scrive un trattato sulla confessione. Scriverà ancora: “Nella confessione si trova proprio quel conforto spirituale che gli uomini, per quanto scienza abbiano, non possono dare, solo i ministri di Dio sono all’altezza: fortunati i sacerdoti santi!” (8-3-1959). Notate il particolare: “fortunati i sacerdoti santi!”, perché i sacerdoti santi sono lo strumento che lascia passare più limpidamente, più chiaramente la parola, l’azione divina.

Consideriamo ora la liturgia eucaristica. Parlo innanzitutto dell’effetto che le sacre specie creano nell’anima. La Bolognesi scrive: “A che vale la nostra vita se non per servire Gesù? Rifletto, se avessimo più fede, specie nella santa comunione, quanta felicità avremmo! Immagino di essere nel Gethsemani, nell’oscurità della notte, nel silenzio e nella solitudine, vicina vicina a Gesù, a Lui, proprio a Lui, dall’ostensorio ci guarda, è proprio Lui che prega per noi, è proprio Lui che non cessa di offrirsi per la nostra salvezza. Offrirò a Gesù, insieme alla preghiera, ogni mio dolore, ogni colpa ed amarezza; più volte al giorno il mio pensiero vola a Gesù, la preghiera è la forza dell’anima, voglio vivere nell’amore del prossimo e per servire solo Gesù” (25-28 giugno 1957).

Si rimane allibiti, perché ci si trova di fronte a una persona che ha fatto la prima elementare, e che dice una grande verità, una immensa verità: che in Dio non esiste, come fra gli uomini, passato, presente e futuro, in Dio tutto è eterno. Il Cristo che piange dal dolore, il Cristo flagellato, il Cristo che sale l’erta del Golgota, il Cristo che si spegne sulla croce, sono fatti eterni. Per questi fatti eterni, la Vergine Santa fu preservata dal contrarre la colpa d’origine, perché nell’eternità tutto già esisteva, prima ancora che accadesse nel tempo. Quindi, oggi Gesù continua ad immolarsi per l’umanità a noi contemporanea. E questo l’ha capito la Bolognesi.

Quale santità si richiede al sacerdote per celebrare simili misteri! Ne abbiamo come un riflesso nelle parole che il Signore rivolge alla Bolognesi: “Maria, tanti cristiani di nome, ma pochi sono fedeli, il mio cuore è spezzato, tanti secolari non si ravvedono, tanti e tanti sacerdoti mi offendono nel modo più crudo, gli altari sono ornati di bellissime tovaglie bianche, ma non sono bianche le anime che li circondano. Oh, se tanti sacerdoti non offendessero il mio cuore, e le loro mani fossero pure! Bisogna fare penitenza, penitenza” (22-5-1959). Quanto è vero questo! Gesù assicura la Bolognesi che i sacerdoti sono gemme preziose (3-10-1958), sono il sale della terra (19-11-1958), un sacerdote santo diventa una fucina di santi: un prete non va in paradiso da solo, un prete non va all’inferno da solo. Motivo per cui la santità sacerdotale è veramente il sale della terra, è la gemma preziosa che deve brillare nella notte del mondo.

Vi ho parlato dei sacerdoti che non si comportano bene, ma Gesù ha anche ammonito sui pericoli che i sacerdoti corrono, e si rimane un po’ meravigliati di questa attenzione amorosa di Lui che in un certo senso né alleggerisce perfino la responsabilità: “Tanti e tanti sono i peccati di tutta l’umanità, e poche sono le anime che cercano di riparare; Maria, Maria, prega, prega tanto, molto per il ministero sacerdotale, perché tanti sono i pericoli e molti sono in preda del male compiuto. Quanto grande il mio dolore! Questo è un lamento maggiore e qui verranno dei castighi se non si fa la penitenza” (8 gennaio 1960).

Gesù sottolinea i tanti pericoli cui va incontro un ministro di Cristo: perché lo fa? A parte la natura umana che è debole e fragile, il pericolo maggiore viene da Satana, che in questo mondo è presente anche se molti non ne sono convinti, è presente ei agisce. Gli orrori che troviamo sulla terra – pensate all’Iraq, alla Palestina, all’Afghanistan, alla Cecenia; pensate ai disastri che avvengono nell’Africa, in America, in Oceania, nelle Filippine – sono azioni di una tale malvagità che soltanto con la presenza di Satana possono talvolta spiegarsi. Satana fa di tutto per distruggere moralmente in parti colar modo colui che Cristo ha scelto come suo strumento, perché distruggendo lo strumento, distrugge, almeno in parte, l’azione divina nel mondo.

Mi accorgo di avere oltrepassato il tempo che posso ragionevolmente utilizzare in questa circostanza. Tralascio perciò la trattazione del terzo punto attinente alle modalità da osservare per essere di aiuto ai sacerdoti.

Chiudo con un esempio di straordinario amore al sacerdozio da parte di lei, un esempio che si allinea fra le tante prove della presenza divina nella vita della Bolognesi. Esso riguarda il Cardinale Mindszenty, di cui è parola nella visione mistica del 15 aprile 1949.

Il Primate ungherese, Joseph Mindszenty, verrà arrestato il 26 dicembre 1948; sarà processato e condannato all’ergastolo nel marzo del ’49. Il 15 aprile di quell’anno avviene il seguente colloquio fra Gesù e Maria Bolognesi: “Gesù, tu puoi farmi un regalo?”. “Maria cosa vuoi?”. “Gesù, tu puoi tutto, per bene delle anime hai dato tutto il tuo sangue, io così piccola e incapace, per il bene del buon Cardinale Mindszenty, ti dono tutto il mio corpo, perché tu lo abbia a flagellare come vuoi, usalo pure come un cencio, ma salva il Cardinale”. Il Signore risponde: “Maria, prega tanto”. Allora la Bolognesi insiste: “Tu, Gesù, non mi puoi negare questo, mi hai sempre detto che la vittoria è dei forti”. “Maria, sì, è vero, don Mindszenty ha la forza della fede cristiana, verrà la vittoria, ma c’è tempo ancora”.

Quanto tempo? 22 anni! Gesù disse alla Bolognesi, nel ’49, ciò che sarebbe accaduto nel 1971. Ben 22 anni separano la vittoria preannunciata dal Signore – ossia la liberazione del Cardinale -dal fatto della sua realizzazione. In effetti nel 1956 avverrà una breve e momentanea liberazione del Primate nei giorni della Rivoluzione ungherese; poi seguirà la prigionia volontaria nell’ambasciata americana, onde evitare di cadere in mano ai comunisti ungheresi. Soltanto nel 1971 il card. Joseph Mindszenty verrà liberato per l’intervento di Paolo VI. Egli potrà allora lasciare l’Ungheria e risiedere a Vienna. Alla Bolognesi Gesù predisse che sarebbe giunta la vittoria, ma, soggiunse nel 1949, che tale vittoria non era ancora vicina. Avverrà, infatti, 22 anni dopo!

Signore, ti ringraziamo, perché hai voluto mostrarci, nella Bolognesi, quanto sei buono, quanto sei vero, quanto esisti nella nostra vita.

padre Tito M. Sartori