Omelia di padre Tito M. Sartori – 25 aprile 2003

Santuario Madonna del Pilastrello, Lendinara (RO)

Non so se vi siate mai posto il problema del perché, Gesù, dopo la resurrezione, non fu riconosciuto immediatamente dalla Maddalena e dai discepoli di Emmaus.

Per esempio, oggi, nel Vangelo che abbiamo letto, non fu riconosciuto subito, ma in un momento successivo, facendo egli dei gesti di indubitabile significazione per coloro che assieme a lui erano vissuti ben tre anni.

C’è un particolare nel raccolto della resurrezione di Cristo e nel raccolto di Erno, un particolare che collega il riconoscimento del Cristo sul Lago di Tiberiade con il Cristo creduto dopo la resurrezione alla presenza del sepolcro vuoto: il primo degli apostoli a credere fu colui che più l’aveva amato, di cui lo stesso Evangelista Giovanni disse “il discepolo che egli amava”: Giovanni.

Sono andati di corsa, Pietro e Giovanni, al sepolcro. Il discepolo Giovanni arriva per primo ma non entra, entra Pietro, poi entra lui, il discepolo che Gesù amava, e dice nel suo evangelo: “vide e credette”.

Fu il primo a credere, il discepolo che Gesù amava. Perché credette? Perché vide le bende con le quali è stata fasciata la salma del Cristo, vide queste bende non aperte ma afflosciate, e non si poteva togliere il corpo, rubarlo, lasciando le bende afflosciate.

Per togliere la salma e portarla altrove bisognava, eventualmente, o portare via tutto, o sfasciare la salma, aprire le bende e portare via il corpo.

Invece, le bende erano afflosciate, ma il corpo non c’era. Vide e credette!

Il primo che oggi riconosce Gesù è Giovanni, il discepolo che egli amava.

Per conoscere il Signore, bisogna amarlo. Chi non ama Gesù, non lo potrà mai conoscere, perché Gesù è Dio, e Dio è Amore. Solo chi ama Dio può conoscere Dio, e riconoscerlo.

E su questa falsa riga introduco il discorso di Maria Bolognesi.

Per tanti anni, come sapete, mi sono rifiutato di presiedere le Messe celebrate in suo suffragio, perché ricevetti delle osservazioni, indirettamente, sul modo con il quale presentavo la Bolognesi.

Ma io quel modo non lo abbandono, perché la verità è una e non può essere che una, ed allora, se la verità è una, sento il dovere di manifestarla.

La cosa che più impressiona nella vita della Bolognesi sono le due dimensioni sulle quali ella tracciò la sua esistenza.

La vita della Bolognesi può essere divisa in tre parti, la prima parte comincia dalla nascita e si arresta al 2 aprile 1942, è la fase della preparazione e dei segni divini di predilezione.

Poi c’è la fase dal 2 aprile ’42 al 10 luglio 1967, in questa lunga fase che comprende il momento più grande e più complesso e più significativo della vita di lei, in questa seconda fase avviene l’incredibile, che lei annota puntualmente nel diario (dirò dopo cos’è questo incredibile).

Poi c’è la terza fase, la fase della maturazione, dove lei non scrive più il diario, non sapremo più che cosa accade, gli avvenimenti che si susseguano in virtù della conoscenza del periodo precedente possono essere capiti ed interpretati, ma non c’è certezza assoluta.

Queste tre fasi, come vengono viste? Nella prima fase il Signore manifesta chiaramente il disegno che ha su di lei, lo manifesta chiaramente attraverso il contrario di ciò che pensa la mente umana.

Ed è il periodo in cui lei è di una estrema povertà, al punto che, il giorno della Prima Comunione, torna a casa e si reca dal nonno Luigi era nell’orto, era felice, dal suo volto traspariva una gioia immensa (aveva ricevuto Gesù, aveva Gesù nell’anima), nonno Luigi era un santo che ritroveremo in paradiso quando moriremo, ai cui funerali, dietro quella bara portata al sepolcro c’era suo figlio e pochissime persone (i familiari), un ignoto sconosciuto alla gente perché povero, miserabile nella sua povertà, ma ricco di Dio.

Nonno Luigi, quando la vede arrivare stravolta dalla gioia, la guarda e le dice: “Maria, in questo bel giorno, per te grande giorno, non hai neanche un piatto di minestra, non c’è un piatto di minestra per nessuno oggi”. E lei risponde: “Nonno, ho Gesù! io sono felice lo stesso!”.

Pochi giorni dopo verrà cresimata, e alla mattina della cresima le aveva proposto di comprare le paste, e lei risponde: “No, guarda, non comprarmi le paste, compra un pugnetto di riso che possiamo mangiare tutti a casa”. E la madrina comprerà il riso ed anche le paste.

Questa era la creatura, nata illegittima, che Dio aveva scelto, questa bimba che nella estrema povertà di una miseria dove si viveva talvolta tre giorni senza mangiare, avendo solo acqua perché non c’era altro e non si accendeva il fuoco, questa bimba che a scuola non riusciva a superare la prima elementare se non dopo tre anni di frequenza, perché non aveva né quaderni, né libri, nulla, neanche le penne, questa bambina aveva imparato dalla nonna materna Cesira e poi dal nonno paterno Luigi (di paternità adottiva), aveva imparato a parlare a Gesù.

Prima di andare a scuola andava in chiesa a Crespino e parlava a Gesù; quando usciva da scuola andava in chiesa e parlava a Gesù.

Ed è il sacrestano a dirle: “Maria, vai a casa che devo chiudere la chiesa!”.

Con questa premessa, voi capite come il Signore, quando la notte tra l’1 e il 2 aprile del ’42 le apparve la prima volta, le dice: “Ho posato gli occhi su di te perché sei nulla”.

Lei a 9 anni aveva promesso a Gesù che sarebbe stata sempre sua, soltanto sua, che Lui sarebbe stato il suo unico amore, e dai 9 ai 12 anni respinse tre giovani che tentavano alla sua virtù, dicendo che lei non voleva nessuno, lei era già sposata, aveva già scelto il suo amore.

E nel ’42, quando lei aveva 18 anni, Gesù nella prima apparizione le dirà: “Ho posato gli occhi su di te, ho posato gli occhi su di te proprio perché sei nulla”.

Ha guardato l’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

La grande virtù che costituisce fondamento della santità della Bolognesi si chiama umiltà.

E dirò un’altra cosa che mi ha colpito nello studio della sua vita, che il giorno della prima comunione lei disse una cosa al Signore incredibile per chiunque, chiunque può capire questo perché una bimba di anni non può nel primo giorno in cui riceve Gesù nell’anima dire a Gesù: “Gesù dammi la grazia di perdonare ai nemici”, a questa età! Chi può arrivare a tanto? E lei tutta la vita ha perdonato tutti i nemici.

Il primo e il più grande nemico che ha avuto è don Sante Magro, il curato di San Cassiano.

Ci sono pagine che fanno rabbrividire, nel diario della Bolognesi, sugli interrogatori di don Sante Magro.

E Gesù le dice un giorno: “Maria, tu vuoi bene a don Sante?”, “Certo!”, “Ma gli vuoi proprio bene?”, “Gesù, quello che mi ha fatto, come fossero state carezze!”.

Come fossero state carezze? L’ha insultata, calunniata, accusata di cose ignominiose in chiesa, alla Messa festiva: come avesse fatto carezze!
E quando lui, nel luglio del ’55, verrà ricoverato all’ospedale di Rovigo e diranno alla Bolognesi: “Maria guarda che don Sante è ricoverato e non sta bene”, lei prima si informò se poteva accedere al suo capezzale, nel timore di essere respinta, viene a sapere che invece non era così ed allora lei và.

E don Sante, appena la vede, forse preso dal pentimento, le dice: “Maria, ho piacere che sei venuta a trovarmi; Maria, sono alla fine sai? Sono proprio alla fine!”, e lei l’ha consolato rammentandogli quando lui andava dai malati a San Cassiano a confortarli, lo conforta, e lui dice “Maria, vieni ancora a trovarmi”, e lei andrà sempre a trovarlo nel poco tempo che ha avuto ancora, perché il giorno che egli morirà lei dovette accompagnare la signora Wanda Guerrato a Bologna e incrocerà la salma di don Sante che andava per i funerali a San Cassiano, lo incrocia a Rovigo mentre lei sull’auto andava a Bologna per l’operazione della Guerrato, che poi si concluderà con la morte della signora Wanda.

Ma interessante è questo aspetto luminoso da tutte e due le parti, da don Sante il nemico acerrimo che diventa dolcissimo come un agnellino, e lei con il cuore immenso che lo ama come aveva promesso a Gesù, come avesse fatto carezze.

Poi c’è una seconda fase della via della Bolognesi, questa seconda fase che è lunghissima, dal ’42 al ’67, una fase complessa che ha dei momenti un po’ sconvolgenti, chiunque legga il diario rimane sconvolto, perché ci sono delle prove della divinità in quel diario che lasciano sbalorditi.

Voi sapete che Satana non può predire il futuro lontano; Satana, essendo di intelligenza acutissima (è puro spirito), può predire il futuro immediato attraverso il collegamento delle cause seconde (come diciamo noi con il linguaggio scolastico), e può predire ciò che capiterà fra pochi giorni o fra un mese, quando si va oltre e ci si spinge da dove il futuro è legato al gioco delle libertà umane, allora Satana lì non può arrivare.

Per esempio un fatto clamoroso che dimostra la divinità del personaggio che si presenta alla Bolognesi (ma non è l’unico, ce ne sono parecchi del diario, ne cito uno perché da voi è stato anche conosciuto e poi è anche un fatto impressionante e provato), quando Lui, il 12 febbraio 1944 detta le date di ciò che sarebbe accaduto il 22, il 23, il 25, il 26 aprile 1945 a Crespino, e glielo farà scrivere.

E c’è ancora quel biglietto scritto in inchiostro rosso, conservato al Centro Bolognesi, conservato intatto, sporcato di sangue perché poi avrà lo stigma al costato, sporco di sangue ma c’è ancora! Ed è leggibile! “Il primo maggio ’45 tu leggerai le date che ti ho dettato perché il 9 maggio finirà la guerra, però il Giappone ancora resisterà per un po’“, è avvenuto tutto, da cima a fondo, le date scritte il 12 febbraio 1944, sulla fine di aprile, primo maggio 1945, tutto quello che è stato scritto si verificherà, compresa la bomba sulla chiesa di Crespino.

Ed una delle cose che oggi pensavo mentre entravo chiesa è che il 25 aprile di 58 anni fa ci fu il passaggio del fronte a Crespino, bombardamenti spaventosi, la gente sfollata della campagna, suoi amici o conoscenti, gente che si mette attorno alla Bolognesi che recita il Rosario, e tra una decina e l’altra, queste persone, sentendo gli scoppi delle bombe, invocano Dio dicendo “la mia roba, i miei ori!” e Maria a dire “No! state attenti, dite il Rosario!”.

Tutto si è verificato, il primo maggio ’45 lei leggerà questo foglietto davanti ai Piva e al padre spirituale che è don Bassiano Paiato, leggerà questo biglietto scritto il 12 febbraio ’44.

E c’era un particolare: Il Giappone resisterà ancora un poco”, e resisterà esattamente fino alla scoppio della seconda bomba atomica, nell’agosto del ’45. Questa è la prova della divinità.

Questo nessuno poteva saperlo, soltanto Dio, perché questo gioco delle libertà lo conosce soltanto Dio, Satana non lo può conoscere.

Quindi abbiamo la prova del Dio presente nelle apparizioni della Bolognesi. Prova fisica, documentaria.

Cosa succede dal 2 aprile del ’42 al luglio ’67? Succede una cosa stranissima. Che Gesù l’accompagna, e il suo accompagnamento varia a seconda del tipo di direttore spirituale che lei ha.

Quando il tipo di direttore spirituale era don Bassiano Paiato, 74enne, per altro una buonissima persona, Gesù in un primo tempo lascia fare a don Bassiano finché questi si comporta bene, ma quando comincia in qualche modo a derogare dalle linee di fondo della segretezza, del riserbo, del nascondimento, allora interviene Lui e le dice cosa deve fare.

Poi subentra Monsignor Rodolfo Barbieri, che era un vero papà, che le ha voluto veramente bene, santamente bene; per lui lei avrà sempre una grande devozione e una grande ammirazione, lei lo seguirà passo passo, le starà sempre molto vicino, e Gesù è sempre presente ma è come in lontananza.

Poi subentra Monsignor Marega, dal ’56 fino al ’64, che la dirige, il quale vuole la prova che il personaggio che appare sia Gesù e le dice: “Maria, a quel personaggio che ti appare, tu devi dire che se ne vada, che ti lasci in pace e che non ti faccia soffrire”.

Ed allora la prima volta che Lui le appare dopo questa indicazione, Maria non saluta Gesù, non lo guarda, e Gesù le dice: “Maria, perché non mi saluti? Perché non mi guardi? Cosa c’è?”, “Il padre spirituale mi ha detto che devi andare via, che devo mandarti via, che devi andare da altre persone, di lasciarmi in pace e di non darmi sofferenze”.

E lui: “Tu, Maria, devi obbedire al tuo direttore di spirito, lui sa che io sono Dio e faccio quello che voglio, però tu devi obbedire al tuo direttore spirituale”.

E infatti continuerà a farla soffrire, e questa vicenda va da circa ottobre del ’57 fino al giugno del ’58.

Perché fino al giugno? Perché Monsignor Marega si convince, attraverso la prova dell’umiltà e dell’obbedienza della Bolognesi, che era Gesù.

Se non fosse stato Gesù ma Satana, questi l’avrebbe spinta a ribellassi all’ordine del direttore spirituale, e invece questo personaggio le diceva sempre “Tu devi obbedire al tuo direttore spirituale, sa che io sono Dio e faccio quello che voglio, ma tu devi obbedire”, e lei ha obbedito e per tanti mesi continuava a dirgli vattene, lasciami stare, non darmi queste sofferenze.

Poi, invece, alla fine di giugno, Monsignor Marega, richiesto, le dice: “No, Maria, fai quello che ti dice”. Si era convinto che era il Signore, ed allora lei lo farà.

E’ l’obbedienza assoluta! Notate, quando fra quello che diceva il Signore e quello che diceva Monsignor Marega non c’era identità di vedute, lei ha sempre detto a Gesù che lei stava con quello che diceva Monsignor Marega, vale a dire lei aveva capito che fra il Gesù invisibile che le appariva e il Gesù visibile nascosto nella persona di Monsignor Marega, doveva dare la prevalenza al Gesù nascosto in Monsignor Marega perché lui rappresentava la Chiesa, e quello che diceva lui era la Chiesa che lo diceva, e se lo diceva la Chiesa doveva andare bene anche a Gesù.

Questo è il criterio, pienamente ortodosso, la vita di Maria Bolognesi si è sempre sviluppata secondo questo parametro.

Poi Monsignor Marega muore e subentra Monsignor Balduin, che era una santa persona. Mio fratello, Monsignor Sartori, Vescovo di Rovigo, mi disse, dopo che era morto Monsignor Balduin, che questi era il prete più santo che lui aveva in Diocesi.

Perché vi dico questo cose? Perché il Signore è presente nella nostra vita in un modo reale anche se invisibile, così è stato presente nella vita della Bolognesi in modo reale e invisibile.

La vita della Bolognesi è come un romanzo nel quale il principale protagonista agisce, ma sono due i protagonisti, il protagonista visibile che nel caso si chiama Maria Bolognesi, ma c’è un protagonista invisibile che non appare mai però tira le fila del discorso e conduce le cose dove egli vuole, e si chiama Gesù.

Ecco la meraviglia della vita di Maria Bolognesi, una vita a doppia dimensione, una vita che si vede tutti i giorni che puntualizzata nelle cose che tutti noi facciamo, con le difficoltà che ci sono sul piano delle persone, sul piano dei problemi concreti, anche per esempio la costruzione di una casa, c’è sempre una questione concreta sulla quale la sua vita si va evolvendo e si va snocciolando ma c’è sempre un attore invisibile che conduce le cose con la sapienza eterna del Divino Amore.

Questo è il spettacolo della vita della Bolognesi. E su questo chiudo, perché il tempo passa e, se io dovessi guardare il mio cuore, parlerei un giorno.

padre Tito M. Sartori