Omelia di S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi – 30 Gennaio 2003

Chiesa dei SS. Francesco e Giustina, Rovigo

Siamo qui riuniti oggi per ricordare il 23° anniversario della morte di Maria Bolognesi, raccolti attorno all’altare per confermare, sull’esempio di Maria Bolognesi, la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità, e per ascoltare la Parola del Signore, Parola che ci incita, con il ritornello del salmo responsoriale, a cercare il Volto del Signore, a portare dentro di noi costantemente l’urgenza spirituale di cercare “il tuo Volto, Signore!”.

E che cosa ha fatto, se non cercare il Suo Volto, Maria Bolognesi?

Dovendo riassumere in poche parole la sua vita, in base a quanto mi è dato conoscerla, direi: Maria ha cercato il Volto del Signore e in mille modi il Signore le ha manifestato il Suo Volto: Volto di amore, Volto di misericordia, Volto di forza, Volto di pietà, Volto di speranza, Volto di speranza, Volto che è tutto!

Vedere Cristo, vedere il Signore e contemplare il suo Volto: quali altre parole potrebbero esprimere meglio il senso della vita?

Pensando alla verità essenziale che consiste nel vedere il Volto del Signore, vorrei lasciarvi, oggi, in questo anniversario della morte di Maria Bolognesi, una pista di riflessione che porti ciascuno a trovare fonti di alimentazione spirituale.

Vi propongo perciò una breve meditazione sulla santità e sulla gloria.

Essere santi è partecipare della gloria di nostro Signore Gesù Cristo, la santità è condividere la Sua gloria (via sanctitatis, via gloriae).

Il primo percorso che ci permette di correre agilmente lungo la via della santità è la preghiera: via orationis, via sanctitatis.

Che cos’è la preghiera, se non un colloquio intimo con Dio, che ti fa vedere il Suo Volto di Padre, Volto del Figlio, Volto di Spirito che vivifica la tua anima? Che cos’è la preghiera, se non affermare che l’unica cosa che conta nella vita è Lui, il Signore? Lui è “il Tutto”!

Vedete questa croce pettorale? Me l’ha regalata il mio Presidente, il Cardinale vietnamita Van Thuan che è morto l’anno scorso, il 16 di settembre; è stata la sua prima croce pettorale; gliela regalarono i suoi genitori quando fu ordinato vescovo.

Quando sono stato ordinato vescovo, due anni fa, lui mi ha chiamato in disparte e mi ha detto: “Questa è la mia prima croce pettorale, Eccellenza, e voglio che la porti lei”.

E io la porto come un grande dono.

Il Cardinale Van Thuan rimase tredici anni in carcere, di cui nove in isolamento, da solo, giorno e notte, costretto ad ascoltare i discorsi di Ho Chi Minh.

Di quella condizione terribile dal punto di vista umano, in cui, spogliato di tutto, aveva perso tutte le relazioni umane e tutti i rapporti ecclesiali, lui mi diceva: “in quella condizione drammatica il Signore mi ha salvato, perché il Signore mi è apparso come il Tutto, e se Lui è il Tutto, di che cos’altro avevo bisogno? Anche in carcere, umanamente senza nulla, ero l’uomo più ricco del mondo”.

Che cos’è la preghiera, se non questo sperimentare il Tutto? La via sanctitatis è percorribile grazie alla via orationis, tramite la preghiera.

Un secondo aspetto della santità è che la si può raggiungere anche attraverso la strada della croce: la via della croce.

Voi sapete quanto Maria Bolognesi ha sofferto nella sua vita.

Nella vicenda umana e cristiana, incrociare la croce è un fatto inevitabile, ma la croce è la salvezza, la croce è la gloria.

C’è qualcosa di paradossale in quello che sto dicendo, perché la verità stessa del cristianesimo è paradossale: noi crediamo in un Crocifisso.

Nessuno lo dimentichi!

Nella prospettiva cristiana, ciò che vale meno, vale di più; ciò che patisce di più, nel legame con il Signore, è proprio ciò che salva e realizza di più: la strada dell’umiltà è la strada dell’esaltazione.

Nella vicenda cristiana ci sono queste feconde contraddizioni.

La via della croce è dunque una via importante per arrivare alla santità: chi la percorre sa accettare la sofferenza e la sventura nella prospettiva della fede; riesce a non sfuggire la sofferenza; a fare della croce – e del paradosso della croce – il dinamismo profondo della propria vita interiore.

Non c’è gloria, non c’è santità senza il Crocifisso.

C’è una terza prospettiva che voglio illustrare.

La via della santità è raggiungibile anche e soprattutto attraverso la via caritatis, la via della carità e dell’amore.

In fin dei conti, che cos’è la santità se non accogliere l’amore di Dio e rispondere con amore a questo Amore? Che cos’è la grazia se non la vicenda straordinaria ed appassionante di amore che lega Dio a noi e noi a Dio? Che cos’è l’essenza della vita cristiana se non sentirci amati ed avere la possibilità di amare Dio?

La carità è proprio questo: lasciarci amare ed amare, accogliere l’amore e donare l’amore, come ha fatto Gesù, nostro Signore, il quale ci ha dato qualcosa di molto prezioso per manifestarci il Suo amore: ci ha dato Se stesso! Come Lui, anche noi dobbiamo dare qualcosa di importante, dobbiamo dare noi stessi.

Mi viene in mente una pagina straordinaria di una Santa che io amo molto.

Quando ho l’occasione di andare in Francia (mi capita spesso di andare a Parigi per impegni d’ufficio), mi riservo sempre una mezza giornata, prendo il treno che da Paris Nord va a Lisieux, e vado a trovare Santa Teresina di Lisieux.

Come ella stessa racconta in una pagina mirabile della sua “Storia di un’anima”, ad un certo punto questa ventiquattrenne, un po’ irrequieta spiritualmente, però così moderna, si chiede: “Ma che posto ho io nella Chiesa?”.

Dopo avere meditato una pagina stupenda del capitolo XEH della I Lettera ai Corinzi, Teresa ha una mirabile intuizione: “Io nella Chiesa sarò l’Amore… così sarò tutto…”.

Ogni cristiano, nella Chiesa, deve essere l’amore, affinché la Chiesa tutta, nel mondo, sia un evento di amore, evento che manifesta che Dio è Amore, evento che salva attraverso l’Amore: ognuno di noi, allora, può essere proprio una epifania dell’Amore.

Cari amici, il ricordo di Maria Bolognesi, ci porti a confermare oggi alcuni nostri impegni spirituali: perché la santità ci appassioni, collochiamoci con determinazione sulla via della preghiera, sulla via della croce e sulla via dell’amore.

S.E. Mons. Giampaolo Crepaldi