Omelia di padre Tito M. Sartori – 26 Dicembre 2005

Chiesa Parrocchiale di S. Sebastiano martire, Bosaro (RO)

In questa chiesa, 81 anni fa, Maria Bolognesi fu «battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo». Non ho detto questa formula per caso, ma perché oggi vorrei parlarvi dell’immenso dono del Battesimo.

Vi leggo, soltanto come introduzione, il pensiero di un gradissimo Papa, san Leone Magno. Egli così scrisse: “Per ogni uomo che nasce, l’atto del battesimo è come un grembo verginale; il medesimo Spirito che ha fecondato la Vergine, feconda anche il fonte battesimale”. Stupendo esempio, che bene raffigura la realtà di cui stiamo parlando.

Accennavo alla formula trinitaria: “Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Quello che mi colpì e mi lasciò attonito fu il constatare che tutto ciò che esiste, ha il sigillo della Trinità. Sia l’atomo, sia l’intero universo portano il timbro trinitario. L’atomo è costituito da un nucleo formato da uguale numero di protoni (carica positiva) e di neutroni (carica neutra), e da parimenti pari numero di elettroni (carica negativa), che girano vorticosamente attorno al nucleo. Esso riflette, per analogia, la realtà trinitaria: protoni “il Padre”, neutroni “il Figlio”, elettroni “lo Spirito Santo”. Questo timbro trinitario impresso nell’atomo è impresso nell’intero universo, perché ciò che avviene nell’atomo avviene nel mondo delle galassie, ossia nell’intero mondo che possiamo solo in parte vedere. Tutto è sigillato con il timbro della Trinità. Lo stesso nostro corpo è composto da miliardi di molecole e ogni molecola è composta da miliardi di atomi e ogni atomo porta quel sigillo.

Perché è importante la formula trinitaria nel battesimo? È importante perché essa nell’anima del battezzato ricostruisce l’ordine, là dove in precedenza non c’era ordine, ma disordine.

Quale disordine? Il disordine che il peccato dei progenitori Adamo ed Eva ha impresso nel DNA dell’uomo. Il nostro DNA, ricevuto dalla nascita, ci è stato trasmesso con il disordine; disordine che si chiama morte, malattia, concupiscenza, sofferenza, ma soprattutto disordine morale, che riflette la tentazione satanica alla quale i nostri progenitori acconsentirono: “Sarete come dei”.

Questo “sarete come dei” è il timbro satanico che accompagna la generazione umana, è la causa di tutti i disordini, perché tutti i disordini morali, tutti i peccati, altro non sono che l’adorazione di sé perseguita da ciascuno di noi al contrario dell’adorazione di Dio che dovremmo realizzare.

Questo disordine, trasmesso di generazione in generazione, ha trovato ordine nel Verbo incarnato, Gesù Cristo, che si spegne sulla Croce, schiacciato dai nostri peccati, come dice Isaia, reso peccato per noi, come afferma San Paolo. Egli si spegne sulla Croce a causa dello schiacciamento causato dal male perpetrato dall’Umanità!

La potenza di questo schiacciamento che riduce la salma del Cristo nell’oscurità del sepolcro, esplode poi nella risurrezione. Inizia così la creazione nuova. Ascendendo al cielo Egli trascina con sé i figli adottivi di Dio, li trascina nel seno del Padre in virtù della sua morte e della sua risurrezione, dando vita al Corpo Mistico del Signore, la Chiesa.

Nel Battesimo si verifica questo riordinamento, ma che cosa accade? Accade che l’azione del Cristo, per quanto attiene a lui, è completata; per quanto attiene a noi, no. Perché? Perché noi dobbiamo accettare di essere amati, accettare di essere redenti, accettare di essere riordinati, perché permane in noi il disordine immesso nel nostro DNA da Adamo ed Eva: la morte, la concupiscenza, la malattia, e tutto ciò che poi ne segue. Rimane in noi la spinta gravitazionale verso il basso, verso il male, verso la cattiveria.

Perché si innesti la spinta opposta, perché lo Spirito Santo ci riconduca nel seno del Padre, dobbiamo noi aderire alla sua azione, dobbiamo accettare la volontà del Padre come ha fatto Cristo, perché tutto dipende da tale accettazione. Dobbiamo cioè adorare in spirito e verità, adorare Dio e non noi stessi, rimettere ordine nelle cose.

E allora la domanda è questa: “Come mai nel mondo continua la spaventosa iniquità di cui siamo ogni giorno testi: l’uomo contro l’uomo, l’uomo che distrugge l’uomo? Come mai esistono malattie spaventose che gravitano sull’umanità? Perché non interviene Dio, perché non mette ordine in questo disordine?”.

Ebbene, Dio vuole mettere ordine, ma chiede la nostra collaborazione, perché se non facesse così, lui non sarebbe amore, sarebbe necessità e noi non saremmo liberi. Dio vuole un amore libero, vuole la nostra adesione alla sua volontà, da noi esige fedeltà, collaborazione alla sua azione salvifica, e perciò fede, una fede che accetta Dio e lo adora.

Ma per accettare Dio e adorarlo è necessario un atteggiamento di umiltà, se non c’è l’umiltà non ci può essere fede, non ci può essere amore: questo discorso ci riconduce a Maria Bolognesi.

Il Signore, posteriormente al battesimo, le disse: “Il giorno in cui tu fosti battezzata c’era su di te l’occhio malo (veramente c’è scritto nel diario di Maria Bolognesi la parola “mal’occhio”, ma siccome si può interpretarlo in modo sbagliato, preciso che Gesù intendeva dire l’occhio malo, l’occhio cattivo: essendo figlia illegittima veniva guardata con l’occhio di chi giudica la madre, giudica il peccato, condanna le persone), ma Io ho posato su di te il mio occhio, perché volevo che tu fossi tutta mia, totalmente mia”. Questa è la risposta che Egli dà a lei che nel 1933 – a nove anni, sprofondata nella miseria, con tre morti in casa nel giro di un anno, con la mamma malata in ospedale, con il fuoco che rimaneva spento anche per tre giorni (e restavano senza mangiare, soltanto bevendo acqua) – disse: “Gesù voglio essere tua, solo tua”. Questo atto si chiama consacrazione; d’altronde, nel Battesimo noi siamo tutti consacrati.

Cosa vuol dire consacrazione? Vuol dire destinare una cosa ad un fine. Nel battesimo siamo tutti consacrati a Dio, destinati a Dio.

Adesso vi dico una mia impressione: talvolta dentro di me sento tanta pena, perché, guadandomi attorno, vedo delle persone che non si rendono conto della verità della vita.

Per capire la vita bisogna capire la morte. Sul letto del morente tu percepisci esattamente lo spessore che hanno i valori veri, contro i valori fasulli dell’esistenza; colui che sta per morire, volgendo lo sguardo all’indietro, al percorso compiuto, vede sfasciarsi un mondo di cose sulle quali aveva posto la propria fiducia, la propria speranza, lo vede sfasciarsi totalmente, gli resta dinanzi un solo valore che è il volto del Cristo crocefisso, che ti ama, e capisce in quel momento quanto ha sbagliato nella vita, che cosa avrebbe dovuto fare e non ha fatto, che cosa avrebbe dovuto valorizzare e non ha valorizzato, e sente nell’anima la vergogna di non essere stato quell’uomo che Dio voleva che lui fosse.

Miei cari fratelli, la vita della Bolognesi da questo punto di vista è di una chiarezza solare. Malgrado il suo percorso esistenziale abbia conosciuto momenti difficilissimi di sofferenza fisica, di sofferenza morale, di disprezzo, di tristezza profonda, di povertà estrema, mai è venuto meno nel suo cuore l’amore a Gesù, il desiderio di Lui, la volontà di essere totalmente del Signore, così come il battesimo esige, nel momento stesso in cui viene effettuato.

È questa la parte più difficile, perché ci sono momenti nella vita nei quali viene da chiedersi: “Tu Signore perché fai questo? Tu Signore, dove stai? Ma non vedi quello che succede?”.

Un anno fa ci fu lo tsunami con migliaia e migliaia di morti. Ebbene, fratelli, per noi è difficilissimo rispondere, ma verrà un giorno in cui, chiudendosi il panorama terrestre, si spalancherà il panorama di Dio e capiremo cose che mai avremmo immaginato: il perché del continuo ripetersi del male nella storia dell’umanità, il continuo rincorrersi spietato del binomio “peccato-castigo”. Sia nell’Antico come nel Nuovo Testamento questo binomio “peccato-castigo” è tremendamente presente. Tuttavia c’è un secondo binomio: “innocenza- espiazione”.

Questo secondo binomio, “innocenza-espiazione”, fa da controbilancia al primo binomio. Compito della Bolognesi per tutta la vita fu quello di realizzare “innocenza- espiazione”: le stimmate da cui ella fu segnata, segnarono anche la sua vocazione di vittima in unione al Cristo crocifisso. L’immensità del male che Gesù le andava svelando di venerdì in venerdì, la costrinse a totale generosità, a dire sempre sì, malgrado le spaventose sofferenze che alle volte incombettero su di lei.

Sì, perché volle – innocente – espiare per i suoi peccati e per i peccati degli altri. Mai lei si è considerata staccata dal peccato altrui, si è vista sempre immersa nel peccato dell’umanità, peccatrice tra peccatori, ma nel contempo unita al suo Sposo divino, vittima innocente che paga per noi peccatori. In vita lei ha sofferto, ha pianto, ha espiato, ha perso e sudato sangue, perché dai fratelli fosse allontanato il castigo causato dal peccato. Ha supplicato il Signore, perché Egli convertisse le anime, le portasse al suo cuore divino, non desse peso al male incombente sull’umanità, allontanasse i castighi che andavano addensandosi sul percorso dell’umana esistenza. Quanto ha pregato per questo!

Miei cari fratelli, noi siamo invitati, nel considerare il Battesimo di Maria Bolognesi, a capire la nostra vocazione, perché la nostra vocazione cristiana non è diversa da quella di lei.

Siamo chiamati ad essere umili, non difformi da lei; ad essere generosi come fu generosa lei; a rispondere all’amore del Signore come ha risposto lei; a fare tutto questo nel nascondimento, senza cercare notorietà alcuna, nel silenzio della preghiera, per ritrovare nell’intimità dell’amore divino, il volto di noi stessi, e soprattutto il volto del Redentore, Amore dolce, affettuoso, con le braccia spalancate, pronto a perdonarci per avvinghiarci a sé.

padre Tito M. Sartori